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Sabato, 13 Aprile 2024
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Lodo Leadri, i pignoramenti una spada di Damocle sulla testa del Comune

La tangenziale con bivio verso il collasso. Il mancato ritiro da parte di Ati Leadri-Cocemer del pignoramento fa scattare un’ipoteca giudiziale per 90 milioni di euro. Torricelli: "Inascoltate richieste di chiarire ambiguità e di istituire un'indagine interna". Foresio: "Come filobus e via Brenta"

LECCE – E’ il giorno della polemica per il caso che verte sul lodo Leadri, vicenda interminabile, un progetto esecutivo approvato dall’amministrazione comunale di Lecce, con risorse Agensud, fin dal 1989 e al quale ha fatto seguito una vicenda giudiziaria destinata a proseguire. La tangenziale con bivio verso il collasso, si potrebbe ribattezzare oggi. Una spada di Damocle eternamente pendente sulle casse del Comune di Lecce che in salute non sono peraltro mai state.

Il mancato ritiro da parte del consorzio Ati Leadri-Cocemer del pignoramento ha fatto scattare un’ipoteca giudiziale per 90 milioni di euro che si abbatte, fra le altre cose, anche su 2 milioni di euro già erogati dalla Regione per servizi sociali e trasporti e ora bloccati. Si era cantata vittoria troppo presto, allora, quando il 28 novembre scorso l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Loredana Capone, aveva annunciato che, con l’approvazione della delibera proposta dall’assessore alle Infrastrutture, Giovanni Giannini, erano stati approntati oltre 14 milioni di euro per il completamento dell’opera.

A Palazzo Carafa gli umori non sono certo dei migliori. Fra i più attenti nel seguire tutta l’evoluzione della vicenda c’è Antonio Torricelli, del Pd, che è anche vicepresidente dell’assise cittadina, il quale non risparmia critiche a destra e a manca. Ricorda, infatti, di aver avvertito già il il 20 dicembre scorso l'amministrazione “delle anomalie e incomprensibili pressioni esercitate dalle diverse procedure attivate dalla Leadri”.

Aveva menzionato che l’udienza per il pignoramento presso la Tesoreria del Comune fissata per il 18 fosse stata rinviata a gennaio, ed aveva preannunciato: “Questo significa che la Leadri non ha rinunciato alla pretesa di 5 milioni 779 mila euro di oneri aggiuntivi per uno solo dei lodi restanti, prescrizione inderogabile per l’erogazione del finanziamento regionale”.

Torricelli aveva anche illustrato che “il Comune, nei confronti della Regione, non può garantire il persistere della dichiarazione di rinuncia di ogni pretesa, peraltro già prodotta ma evidentemente annullata dal successivo procedimento di pignoramento, condizione escludente prescritta dalla Legge regionale di assestamento 2013 con cui si recupera un finanziamento eccezionale”.

Aveva quindi chiesto che fosse chiarita “l’ambigua posizione della Leadri”. Oggi torna dunque sull’argomento, ritenendo che a monte vi sia stata “una strategia tendente a sfruttare al meglio le possibilità offerte dai ritardi e dalla prolungata inerzia della stessa amministrazione, ma anche della Regione. D'altra parte – aggiunge Torricelli - la Leadri aveva fatto capire i propri intendimenti già due mesi prima con l’azione diffida rimasta, ovviamente e colpevolmente priva di riscontro”.

“Solo adesso ci si accorge del disastroso procedimento attivato con il riconoscimento degli arbitrati che hanno portato, come risultato, a condanne incredibili come incredibili sono le motivazioni dei giudici dei tre lodi che non ho esitato a definire, assumendone tutte le responsabilità, incongrue e irragionevoli”. Secondo Torricelli, “il più imponente danno economico costruito mai perpetrato a carico della collettività, del bene comune e del diritto. Oltre 33 milioni di euro per un’opera appaltata chiavi in mano e a forfait per un costo complessivo di 38 milioni con perizie di variante e aggiornamento prezzi compresi”.

Per il vicepresidente del Consiglio la scarsa solerzia dell’amministrazione poco attenta e la sottovalutazione dei rapporti con la Leadri sarebbe dimostrata anche dalla circostanza “che pur avendo il Consiglio, su mia proposta, approvato l'avvio di un’indagine amministrativa sulle responsabilità politiche, tecniche e amministrative sia per le procedure di avvio degli arbitrati, sia per le motivazioni degli stessi, ad oggi, dopo 18 mesi nulla è stato fatto”.

Dal canto suo, il capogruppo del Pd al Comune, Paolo Foresio, si dice oggi “sconcertato dalle proporzioni drammatiche che sta assumendo la vicenda del lodo Leadri, che andrebbe presa come simbolo del fallimento politico di quest’amministrazione e dell’eredità pesante, sotto il profilo dei conti dell’ente, lasciata dalle precedenti amministrazioni, quelle che governano a Lecce da circa vent’anni senza soluzione di continuità, che sono tutte dello stesso colore e che sono responsabili anche di altre incresciose situazioni come quelle legate ai palazzi di via Brenta e al filobus”.

“Ora – aggiunge – quest’ennesima mazzata che si abbatte sul già traballante equilibrio del bilancio di Palazzo Carafa, che si stava cercando di raddrizzare con il piano delle alienazioni (per ora bloccati su questo fronte 4 milioni di euro incassati, Ndr): ossia, svendendo il patrimonio di famiglia per ripianare debiti causati dalla mala gestione di Perrone e soci”.

“È da cose come queste che derivano gli aumenti delle tasse sui leccesi – conclude Foresio, accusando il sindaco Paolo Perrone -, quindi chiedo che l’amministrazione comunale venga a riferire quanto prima in Consiglio comunale sul lodo Leadri, provando per una volta anche a fare ammenda per i disastri finanziari degli ultimi vent’anni che peseranno sulle generazioni future, candidate a scontare le leggerezze di amministratori poco lungimiranti”.

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