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Loredana Capone teme il taglio anche dei fondi Cipe

Intervento della vice presidente regionale denuncia l'assenza di misure per il Sud e per lo sviluppo. Il rischio è che i cantieri annunciati solo poche settima addietro, restino a lungo sulla carta

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BARI - Sulla manovra varata dal Governo per arginare la crisi finanziaria che sta lambendo il nostro paese rischiando di trascinarlo in un vortice dalle conseguenze imprevedibili, arriva il commento della vice presidente della Regione Puglia, Loredana Capone. Alle regioni e ai comuni italiani, del resto, i provvedimenti di Tremonti e Berlusconi impongono ulteriori sacrifici oltre a quelli, notevoli, degli ultimi anni.

"La seconda manovra di aggiustamento dei conti pubblici varata dal Governo a poche settimane di distanza dalla precedente - approvata rapidamente dal Parlamento per tentare, anche se poi invano, di rassicurare i mercati internazionali - ha già sollevato fortissime obiezioni di carattere politico e di merito tecnico. Molte di tali critiche risultano ben motivate e peraltro comuni a diversi partiti di maggioranza e di opposizione e a larghi settori del partenariato sociale, per cui è vivamente auspicabile che il Parlamento, attraverso l'approfondito confronto sollecitato anche dal Presidente Napolitano, modifichi ampiamente la manovra, pur nei tempi rapidi sollecitati dall'Unione Europea e dalla Bce, per renderla realmente efficace per i fini che essa intende raggiungere".

"Senza ora entrare nel merito dei singoli punti contenuti nel provvedimento sui quali tutta la stampa italiana negli ultimi giorni ha scritto tantissimo, ritengo opportuno richiamare l'attenzione su due punti in particolare - misure per lo sviluppo e per il Mezzogiorno - la cui assenza rischiano di incidere negativamente sul vero nodo che il nostro Paese è chiamato, più di altri, a sciogliere, e cioè quello del rilancio della crescita. Infatti, senza una ripresa della crescita economica - forte per intensità, prolungata nel tempo e territorialmente diffusa - non v'è alcuna garanzia, è bene saperlo, che gli investitori esteri tornino a riacquistare fiducia nei nostri titoli di Stato".

"Perché, infatti, dovrebbero finanziarne il debito se un Paese come l'Italia dimostra di non avere più, mancando la crescita, le capacità di creare le risorse necessarie per ripagarlo? Si può, insomma, procedere ancora con ripetute manovre che puntino in larghissima misura solo su aumenti di tasse e tagli di spesa? L´Italia, in tal modo, rischia solo di stramazzare, quando invece all'estero le si chiede soprattutto di mostrarsi capace di crescere a tassi ben più elevati di quelli degli ultimi anni".

"In proposito è opportuno ricordare che la correzione dei conti, solo per il prossimo anno, ammonta a 20 miliardi. Di questi, 6 sono di tagli di spesa, e 14 di maggiori tasse. Infatti i 6 miliardi di minori trasferimenti a Comuni e Regioni diventeranno in breve ulteriori tasse locali. Come se non bastasse, questa manovra si somma a quella di luglio, e porta l'aumento complessivo delle tasse per il prossimo anno a 20,5 miliardi, a fronte di una riduzione delle spese per 7".

"Sulla crescita, invece, nel provvedimento governativo c'è poco o nulla. Solo qualche timida liberalizzazione e incentivi ai Comuni che venderanno le loro aziende municipalizzate, ma nessuna risorsa è prevista per la ricerca scientifica, nessuna per grandi investimenti in infrastrutture e nessuna per il Mezzogiorno nel quale inoltre, al momento, non si prevede alcun allentamento del Patto di stabilità che consenta alle Regioni di cofinanziare la spesa per investimenti dei fondi europei, come richiesto dal presidente Vendola - con la lettera inviata anche ai governatori del Sud - ed anche in Puglia da autorevoli rappresentanti del Pdl".

"E c'è il timore che fra i tagli e i rinvii previsti dall'ultima manovra del Governo finiscano anche le poche risorse previste qualche giorno fa dalla delibera programmatica del Cipe che approvava i finanziamenti di alcune importanti infrastrutture a valere sui fondi Fas. Il ministro Fitto ha voluto fornire assicurazioni su questo specifico punto, affermando che la manovra non cancella gli stanziamenti per le infrastrutture del Mezzogiorno e che il suo potenziale di sviluppo nel breve e nel lungo periodo sarà garantito. Vorremmo condividere l'opinione del ministro - al quale nei giorni scorsi abbiamo riconosciuto l'impegno per lo sblocco dei Fas - ma nutriamo qualche dubbio al riguardo".

"Purtroppo la delibera del Cipe è ancora una delibera programmatica e questo significa che, prima che arrivino le risorse e possano aprirsi realmente i cantieri, bisognerà passare per diverse fasi di approvazione dei progetti e di assegnazione definitiva dei mezzi finanziari con un decreto interministeriale Finanze-Infrastrutture. Tali fasi potrebbero essere anche molto lunghe e i progetti approvati per primi potrebbero esaurire poi le poche risorse disponibili, fino a nuovi stanziamenti da prevedersi in nuove misure di politica economica tutte peraltro da definire".

"Pertanto se la delibera Cipe sui Fas deve essere salutata come la ripresa di interventi nel Sud - ottenuta grazie all'impegno di tutte le forze politiche, del ministro Fitto e delle Regioni - bisognerà allora vigilare tutti insieme perché quegli investimenti siano realmente attivati, soprattutto per i progetti che abbiano livelli avanzati di progettazione".

"E torniamo al nodo ormai ineludibile della crescita dell'Italia e delle aree come quelle meridionali che conservano in essa il maggior potenziale di sviluppo. Una crescita senza la quale non v'è salvezza per il nostro Paese nel quale - è bene ricordalo - il reddito pro capite nell'iultimo decennio è sceso del 10 per cento, a fronte di una crescita del 6 per cento in Francia e Germania. E il Sud - anche grazie alla maggiore disponibilità dei fondi comunitari - potrebbe dare un apporto più elevato di altre aree alla crescita nazionale".

"Per questo, come sollecitato anche dal commissario europeo ai Fondi comunitari bisogna consentire la nettizzazione dal calcolo del Patto di stabilità delle risorse che le singole Regioni destinano al cofinanziamento delle stesse risorse dell'Unione Europea destinate agli investimenti. E questo non solo nell'interesse delle regioni meridionali, ma dell'intero Paese in cui si propagherebbero gli effetti moltiplicativi di una spesa massiccia e concentrata nel tempo che investisse tutte le aree del Sud, dall'Abruzzo alla Sardegna. Oggi più che mai, insomma, il Mezzogiorno è una grande risorsa la cui crescita si pone al servizio dell´intero Paese".

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