Sciopero globale per una nuova coscienza politica: l'8 marzo oltre la liturgia

Anche a Lecce la mobilitazione che ha interessato 50 paesi nel mondo. Accanto ai nodi irrisolti, come la violenza di genere, il dramma della precarietà

Il corteo al passaggio davanti Piazza Duomo.

LECCE - Si è concluso con una catena umana attorno all'ovale di Piazza Sant'Oronzo il corteo organizzato a Lecce per animare l'8 marzo, nell'ambito dello sciopero globale delle donne promosso in 50 paesi del mondo con la partecipazione di milioni di persone. 

Non una ricorrenza, tantomeno una festa, ma il rilancio di un processo "rivoluzionario": "Lotto marzo" recita lo striscione posizionato alla testa di un serpentone di circa trecento persone (con discreta rappresentanza maschile, va detto). A differenza del passato, anche molto recente, quella odierna è stata una giornata molto connotata politicamente, quasi a segnare la distanza tra la celebrazione liturgica dei diritti conquistati e formalmente riconosciuti e una nuova offensiva, collettiva e fortemente transanazionale, per dare effettività ai diritti stessi, per colmare quei vuoti tra la norma scritta e la vita quotidiana e per riempire nuovi spazi, in una prospettiva di avanzamento radicale. 

Tema chiave di questa mobilitazione è infatti la resistenza al ricatto della precarietà, aggravato dallo smantellamento del welfare. Un nodo che negli ultimi due decenni ha riguardato molto anche gli uomini, ma che sulla donna si ripercuote in maniera ancora più drammatica se è vero, come è vero, al di là delle affermazioni di principio o di parziali progressi, che esiste ancora un razzismo istituzionale che favorisce la divisione sessuale del lavoro. E allora scatta la rivendicazione di un salario minimo europeo e di un welfare "organizzato a partire dai bisogni delle donne", come si legge sul volantino distribuito ai passanti durante il percorso.

La manifestazione ha naturalmente toccato le questioni che, del resto, non sono mai venute meno, a partire dal diritto all'aborto e l'abolizione dell'obiezione di coscienza: "Scioperiamo contro la violenza ostetrica - si legge ancora nel testo - per il pieno accesso alla Ru 486 (la pillola abortiva, ndr), con ricorso a 63 giorni e in day hospital. Scioperiamo contro lo stigma dell'aborto e rifiutiamo le sanzioni per le donne che abortiscono fuori dalle procedure di legge a causa dell'alto tasso di obiezione, perché ognuna possa esercitare la sua capacità di autodeterminarsi". Il corteo, partito da Porta Napoli, entra nel centro storico da Porta Rudiae e, all'altezza di piazza Duomo, non è casuale la sosta per scandire il coro "l'aborto non si tocca, se no sono dolori, fuori la Chiesa dai consultori".

Si declina in modo più ampio anche la risposta alla violenza di genere: non solo quella fisica che ancora oggi rappresenta una piaga anche per il nostro paese - come ha ricordato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ma anche quella psicologica, quella che prolifera sul web e quella, spesso strisciante ed estenuante, sui luoghi di lavoro.

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Al corteo hanno aderito associazioni, movimenti studenteschi e politici, centri antiviolenza, sindacati ma anche alcuni Comuni della provincia (Melpignano, Martano e Presicce).

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