Martedì, 3 Agosto 2021
Politica

Lupiae Servizi, sul piano industriale anche la voce dei sindacati

Riunione a Palazzo Carafa: il sindaco acconsente alla richiesta di posticipare la presentazione in consiglio. Tra la scure della spending review e il taglio delle risorse, mantenere i livelli occupazionali sarà impresa ardua

LECCE – Quella per salvare la Lupiae Servizi, e più precisamente il posto delle 296 unità che ci lavorano, è una corsa contro il tempo che obbliga l’amministrazione comunale a scelte dolorose. Il decreto sulla spending review lascia solo poche chance alla sopravvivenza delle società partecipate anche se il sindaco proverà a chiedere una proroga.

Paolo Perrone lo ha ripetuto ai sindacati durante una riunione che si è tenuta nell’aula consiliare di Palazzo Carafa, aggiungendo che è ancora una volta sua intenzione procedere alla ripartizione dei sacrifici piuttosto che al licenziamento di una parte dei lavoratori: detto altrimenti, alla scadenza della cassa integrazione in deroga il 31 dicembre, si può andare avanti solo con il regime orario attuale. Meno soldi, dunque, ma per tutti. Del resto, lo si è detto mille volte, il Comune non è più in grado di trasferire risorse economiche come fatto in passato, provvidenziali per ripianare gli utili e mantenere inalterati i livelli occupazionali e le convenzioni stipulate. Né, ha precisato il sindaco, è pensabile chiedere ai cittadini un ulteriore sacrificio in termini di aumento delle tasse (Imu).

La Lupiae infatti opera sulla base delle commesse che riceve dall’amministrazione comunale: verde, manutenzione, servizi cimiteriali ed altro. Ma in tempi di austerity, lo ha ribadito anche il direttore generale, Pietro Scrimieri – che relazionato sul quadro attuale e sulle ipotesi per l’immediato futuro-, anche il numero delle convenzioni rappresenta un problema perché l’ente non è in grado di mantenerle ai saldi attuali. Non a caso il sindaco ha definito alcune di queste “strategiche”, cioè essenziali, facendo intendere che altre potrebbero essere sacrificate. Meno convenzioni o meno ore di lavoro: l’alternativa, in fondo è questa. L’altra opzione, il licenziamento, resta sullo sfondo ma per ciascuno degli attori presenti al tavolo è una responsabilità molto rischiosa da assumere.

Secondo alcuni rappresentanti sindacali c’è però un’altra variabile che può rivelarsi fondamentale: l’aumento della produttività in alcuni settori – e in alcune mansioni -dove si “sgobba” molto più che in altri.  Dirimere questa matassa – già di per sé aggrovigliata - potrebbe comunque risultare un gioco vano se il Governo non accettasse di concedere la proroga, eventualità del resto probabile.

In quel caso non resterebbe che procedere alla liquidazione oppure al tentativo di mettere la società sul mercato: per farlo, però, i conti dovrebbero essere a posto mentre il deficit dell’ultimo bilancio è di circa due milioni di euro. Scorporare i servizi e vendere quelli più appetibili ad imprenditori interessati potrebbe allora costituire una via d’uscita. Il rinnovo delle convenzioni resta però un passaggio obbligato perché l’appeal dell’azienda, dovesse essere collocata sul mercato, aumenterebbe con contratti già in cassaforte. Cosa che il sindaco si è impegnato a garantire.

Intanto c’è da approvare il piano industriale in consiglio comunale: su questo versante è stata accolta la proposta della segretaria generale della Filcams Cgil, Valentina Fragassi, di coinvolgere direttamente il sindacato prima del passaggio nell’assise comunale che, a questo punto, non sarà quello del 29 ma uno successivo, comunque entro il 14 novembre.

Proprio il 29, in concomitanza con uno sciopero di tutti i lavoratori delle partecipate del territorio – oltre 700 unità -, i sindacati hanno invitato tutti i parlamentari e i rappresentanti istituzionali degli enti interessati a partecipare ad un vertice in prefettura sulle ricadute occupazionali della spending review.

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