Sabato, 31 Luglio 2021
Politica

Lupiae Servizi, serve un’altra ricapitalizzazione: “Garantire la continuità aziendale”

Nelle pieghe della relazione semestrale la richiesta di un intervento, non meglio precisato, del socio unico che ripiani le perdite e consenta di ristabilire l'equilibrio finanziario. Salvemini rilancia: "Chi è responsabile di questo nuovo default"?

LECCE – Dal 14 dicembre 2012 sono trascorsi circa undici mesi. Un lasso di tempo nel quale le previsioni sul quadro economico e finanziario della Lupiae Servizi sono passate dal segno positivo a quello negativo. E questa mutazione di contesto, secondo il consigliere comunale Carlo Salvemini motiva un immediato ritorno del dibattito nell’aula consiliare di Palazzo di Città, la stessa sede nella quale il direttore generale della società dette ampie garanzie. Prosegue dunque il serrato dibattito che solo ieri aveva contrapposto l’esponente di Lecce Bene Comune alla presidente di Lupiae Servizi, Tatiana Turi.

“In questo Consiglio comunale –  queste le parole utilizzate da Pietro Scrimieri (nella foto, sotto) e che Salvemini riporta sul suo blog -  siamo chiamati a sottolinearne l’interesse generale e ad approvare il piano industriale che sarà la garanzia per i prossimi anni che la società non produrrà assolutamente perdite ma sarà una società in equilibrio economico e finanziario”.

“Ora in Lupiae non si potrà più sbagliare – proseguì il direttore generale -, nel senso che il sacrificio chiesto ai lavoratori, il sacrificio chiesto alle organizzazioni sindacali è stato condiviso. Per cui a questo punto mi sento di dire che non si potrà sbagliare nella spesa, nello sprecare anche un euro in azienda perché siamo stati responsabilizzati da un comportamento maturo e debbo dire, sottolineare e ripetere, unico nelle fasi delle trattative sindacali”.

scrimieri-4Per l’esponente della minoranza, le enunciazioni di dicembre 2012 sono state smentite dalla stessa relazione semestrale sulla gestione al 30 giugno del 2013 nella quale si riconosce, oltre ad una perdita di 222mila euro, come “appare evidente che la ricapitalizzazione della società necessaria per garantire la continuità aziendale debba avvenire, dopo aver ripianato le perdite, nella misura che possa consentire alla società di ristabilire l’equilibrio finanziario”. In altri termini, spiega Salvemini, in queste righe si prende atto dell’azzeramento del patrimonio netto aziendale.

“Ora – rilancia il consigliere dopo le considerazioni già espresse ieri - non c’è solo obbligo di legge degli amministratori di riferire all’assemblea dei soci per prendere gli eventuali possibili provvedimenti di ricostruzione del capitale sociale. Ma soprattutto quello politico di parlare alla città: di portare nuovamente in consiglio comunale un piano d’impresa di fatto inesistente; di illustrare, con la normativa vigente  cosa s’intende fare della società; di spiegare di chi è la responsabilità di questo nuovo default aziendale; di verificare se il bilancio comunale è nelle condizioni di poter affrontare un nuovo salvataggio finanziario. Un passaggio ineludibile e a questo punto definitivo”.

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