Lupiae Servizi, Monosi indica tre strade per ripianare perdita di 850mila euro

A marzo l'assemblea approverà il bilancio 2013. Ancora una volta il segno è negativo. I lavoratori, dopo un sofferto accordo, sono tutti a part-time ma non basta. Non ci sarà più un direttore generale. Pierpaolo Signore chiede rescissione con la Dogre

Da sinistra, Monosi, Taurino, Turi.

LECCE – Per  ripianare la perdita di esercizio di 850mila euro registrata da Lupiae Servizi nel 2013 l’assessore al Bilancio, Attilio Monosi, ha indicato tre strade. La prima è la revisione delle tariffe vari servizi in base ai parametri di Consip, in modo da determinare un aumento di fatturato di circa mezzo milione. Altri 200mila euro dovrebbero essere reperiti nelle economie della gestione del personale, mentre circa 100mila saranno risparmiati con l’eliminazione della figura del direttore generale e l’assorbimento delle sue funzioni nel consiglio di amministrazione, a partire dalla presidente Tatiana Turi che di fatto già esercita diverse deleghe. Rispetto alla prima direttrice di azione, l’esponente del governo non ha indicato la relativa copertura finanziaria, da dove cioè prenderà i quattrini per metterli nella Lupiae.

Al termine della seduta odierna della commissione Bilancio, l’impressione è che il lessico della maggioranza si sia avvicinato a quello della minoranza: al di là della contrapposizione politica di partenza, l’oggettiva situazione economica e finanziaria della società interamente partecipata dal Comune di Lecce non concede troppo spazio alle divagazione. Per il terzo anno consecutivo è stata registrata una perdita e questo, in teoria, significa liquidazione alla luce della normativa sulle ex municipalizzate. Intanto, dopo un estenuante tira e molla, il management, il socio unico e i sindacati hanno raggiunto un’intesa triennale che prevede il part-time per tutti i 285 lavoratori. Uno sforzo, ha sottolineato Carlo Salvemini, di Lecce Bene Comune, che da solo non basta a salvare l’azienda.

Un altro fatto certo è il venir meno del piano industriale presentato in consiglio comunale nel dicembre del 2012 e approvato a colpi di maggioranza dopo un’aspra discussione: un documento ambizioso, per molti versi necessariamente, che poneva obiettivi annuali e di medio termine che sono già fuori portata. Monosi, ripercorrendo rapidamente la storia della partecipata, ha riconosciuto leggerezze e peccati originali, come l’assunzione iniziale, quando era sindaco Adriana Poli Bortone, di 371 unità grazie a due leggi speciali: quella che consentiva all’azienda esenzione contributiva per tre anni – salvo poi ritrovarsi dal quarto una voce di costo enorme – e un’altra sui crediti di imposta.

E’ anche chiaro che pezzi di maggioranza non sembrano più disposti a sostenere tout court la Lupiae se non al prezzo di una chiara correzione di rotta: Bernardo Monticelli Cuggiò ha chiesto un impegno definitivo per la soppressione della figura di direttore generale, Pierpaolo Signore ha invece sollecitato l’amministrazione, e non è la prima volta, a valutare, eventualmente anche con l’ausilio dei propri legali, la rescissione del contratto con la Dogre – società che gestisce l’accertamento e la riscossione dei tributi – al fine di incorporare le attività nella Lupiae Servizi.

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Per quanto riguarda il bilancio consuntivo del 2013 approvato dal cda, l’assemblea ne discuterà a marzo. L’anno in corso è quello della verità, termine invocato in commissione dallo stesso assessore: naturalmente la minoranza è molto scettica sulle possibilità di risanamento della società. Antonio Torricelli ha ricordato che nel corso degli anni è costata al Comune oltre 10milioni di euro. Salvemini, in conclusione di dibattito, ha precisato che forse l’unica operazione di trasparenza possibile è quella di dire alla città che per mantenere una struttura sovradimensionata – perché per una scelta politica la maggioranza non può far molto – se ne deve trasferire il peso sulla fiscalità generale, cioè sulle tasche dei leccesi. 

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