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Lupiae Servizi e bilancio, la linea del sindaco verso il via libera dell'aula

Salvemini ha illustrato la strada che intende percorrere per salvare la società partecipata e migliorare la tenuta dei conti pubblici. Di fatto appare scongiurata l'ipotesi di un crisi e del commissariamento

Delli Noci e Salvemini in conferenza.

LECCE – L’ipotesi del commissariamento del Comune di Lecce per la mancata approvazione degli equilibri di bilancio è disinnescata: venerdì prossimo il sindaco Carlo Salvemini incasserà il via libera dell’aula consiliare con i voti della maggioranza e, probabilmente, anche con qualche benevola apertura tra i banchi della minoranza che deve far fronte adesso a una crisi di identità e a una frammentazione, fenomeni in parte già evidenti alle ultime elezioni amministrative.

Il centrodestra, infatti, è da 24 ore tramortito dai primi e parziali esiti dell’inchiesta giudiziaria che ha acceso un faro sulla gestione e l’assegnazione degli alloggi popolari e delle cosiddette case parcheggio. Anche il centrosinistra – non va dimenticato - ha accusato un colpo secco, con l’ordinanza di custodia in regime di domiciliari per Antonio Torricelli, consigliere del Pd e decano di Palazzo Carafa, ma è evidente che quella che si va sgretolando è la vicenda amministrativa del periodo interessato dalle indagini, il decennio fino al 2015: investiti dalle misure firmate dal gip Giovanni Gallo due ex assessori, Attilio Monosi e Luca Pasqualini, un ex dirigente, Lillino Gorgoni, e poi funzionari e dipendenti del Comune. Un avviso di garanzia per il senatore Riberto Marti, l’unico vincitore delle ultime elezioni politiche e per questo pronto a esercitare una golden share sulla coalizione, e una lista di indagati che disegna un possibile organigramma dai connotati politici ben precisi.

Una crisi al buio spaventa tutti

Il primo cittadino, che da tempo stava lavorando ad una soluzione per lo spinoso caso della società partecipata Lupiae Servizi, questione inevitabilmente legata alla precarietà delle casse comunali, si trova ora in una posizione più rassicurante perché chi dirà no al salvataggio dei posti di lavoro (circa 270) e alla manovra pluriennale di riequilibrio dei conti di Palazzo Carafa, si dovrà assumere anche le conseguenze di un futuro senza alcuna certezza e con buona probabilità di scenari ancora peggiori dal punto di vista economico e finanziario e dunque dei servizi e dell’efficienza della città.

Non è questo un lusso che i tre esponenti di Prima Lecce, che hanno restituito la maggioranza al sindaco dopo la sentenza sulla cosiddetta “anatra zoppa”, si possono oggi permettere: il capogruppo Antonio Finamore e Laura Calò hanno partecipato alla conferenza convocata da Salvemini per presentare ai leccesi le misure di intervento che aveva già esposto a forze politiche e sindacati. Un modo per dire che la minacciata crisi è rientrata - la condizione da loro posto era stata la tutela dei lavoratori - e che sono in maggioranza nel solco di quel patto sancito a marzo scorso con il primo cittadino "nell'interesse della città".

Le misure per salvare Lupiae Servizi

Il primo capitolo che Salvemini ha affrontato è quello della Lupiae, partendo da una premessa: la partecipata, dal 2004 a oggi, ha collezionato perdite per oltre 17 milioni di euro e utili per soli 130 mila euro. L’ultimo esercizio vede il segno meno per quasi un milione e 400mila euro. La misura cui ha lavorato il sindaco prevede un ripianamento con l’accantonamento di 750mila euro del fondo rischi del bilancio e con risorse ricavate da tagli: 50mila euro per le spese di rappresentanza e di gabinetto del sindaco; 45 mila euro da vari capitoli di spesa; 74mila 800 euro pari a due mensilità di stipendio da parte di tutti i membri della giunta; 89mila 640 pari a due mensilità di stipendio dei consiglieri comunali; 150mila 560 euro dalle indennità di risultato dei dirigenti. Si tratta di un intervento, ha spiegato, non ripetibile perché dal prossimo anno la società interamente partecipata dal Comune di Lecce dovrà camminare sulle proprie gambe. Per legge un ente in forti difficoltà finanziarie non può più destinare ricapitalizzare le sue partecipate. Il sindaco ha aggiunto che metterà a disposizione una delle migliori società di consulenza che possa collaborare con il management di Lupiae (comunque in scadenza di mandato nel dicembre prossimo) alla redazione di un piano di risanamento adeguato. Quello presentato nei giorni scorsi, infatti, non è considerato sufficiente.

I conti del Comune

Anche il secondo capitolo, quello più generale ha una premessa che risiede nell’inadeguatezza del piano di rientro deliberato nel 2014, fondato su tagli alla spesa corrente pari a un milione e 600 mila euro ogni anno per 30 anni a fronte di un disavanzo accertato di 48 milioni di euro. Nell’ultimo triennio quel deficit si è incrementato di circa 30 milioni di euro perché le previsioni del piano studiato da Monosi e Perrone non si sono verificate: innanzitutto sono venute a mancare le maggiori entrate ipotizzate con il riclassamento degli immobili, un pasticcio nel quale l’amministrazione precedente si volle cacciare salvo sconfessarlo successivamente. In secondo luogo, ha spiegato Salvemini, sono aumentate anziché diminuire le spese per il personale.

L’urgenza di un piano di riassestamento è dunque nei numeri: ci sono due soluzioni possibili al momento, la terza è legata all’approvazione di un emendamento al decreto Milleproroghe attualmente in fase di conversione in legge. La prima strada, quella ordinaria, è quella dell’aumento della tassazione e del taglio dei servizi in uno o tre anni. Nessuno ovviamente vuole percorrerla. L’altra è quella della manovra pluriennale che consentirebbe, se approvato dal consiglio comunale, di ricevere dal fondo nazionale di rotazione circa 29 milioni di euro (300 per ogni residente). Il termine per rientrare dal disavanzo è stabilito dalla legge in 15 anni e permette alle amministrazioni di continuare a camminare autonomamente seppur nel rispetto di alcuni parametri. Dalla discussione attualmente in corso in relazione al Milleproroghe potrebbe venire un aiuto molto importante: se l’emendamento venisse approvato, l’incremento del disavanzo maturato dal 2014 a oggi (30 milioni di euro) potrebbe essere assorbito in 26 anni (per coincidere con la scadenza del 2044 prevista per primo piano di riequilibrio cui il Comune di Lecce ha aderito).

“Siamo certi di aver fatto fino in fondo il nostro dovere e tutto il possibile - ha chiosato Salvemini -. Ora sta al consiglio comunale esprimersi su cosa ritiene più giusto e più utile per la città di Lecce. Se la prosecuzione di questa esperienza politico-amministrativa o, come molti auspicano e sollecitano un commissario e nuove elezioni. Noi siamo fedeli a quel principio che dice: fai ciò che devi, accada quel che può”.

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