Lupiae Servizi, i debiti arretrati col fisco assorbono l'avanzo di esercizio

Presentato il primo bilancio del nuovo management, fiducioso il sindaco sulla procedura concordataria: attesa per l'obbligatorio via libera dei creditori

Carlo Salvemini con Dino Pagliaro.

LECCE – La Lupiae Servizi, società interamente partecipata dal Comune, ha chiuso il bilancio 2019 con un risultato negativo pari a 145.870 euro, dovuto a un adeguamento del debito fiscale sopraggiunto in chiusura di esercizio che ha assorbito tutto l’utile che la municipalizzata aveva intanto maturato, di circa un milione di euro. Il rendiconto è stato presentato in conferenza dal sindaco, Carlo Salvemini e dall'amministratore unico. Dino Pagliaro, davanti al collegio sindacale (presidente Mirko Simone, componenti Paola Martina e Dario De Vitis) e al revisore dei conti (Giovanni Fiorentino).

In pratica è accaduto che l’Agenzia delle Entrate ha rivisto al rialzo il debito verso il fisco che la società aveva accumulato in anni di gestione non proprio ortodossa. Senza questa rimodulazione l’avanzo di esercizio sarebbe stato di 860mila euro. Un risultato che ha consentito al sindaco, Carlo Salvemini, di affermare in conferenza stampa che la Lupiae ha dimostrato nel primo anno di nuova governance “di poter camminare sulle proprie gambe” e di “essere al servizio della città e non della politica”.

Nominato amministratore unico ai primi di agosto del 2019, Alfredo Pagliaro ha retto le redini della società in questo primo anno, nel bel mezzo di una procedura concordataria che la prima amministrazione Salvemini ha voluto, prima delle dimissioni del sindaco nel gennaio di quell'anno, per evitare il fallimento di una società gravata da una situazione finanziaria insostenibile, tanto da portare ritualmente l’ente a continue ricapitalizzazioni con l’utilizzo dei denari dei cittadini. E non sembra un caso se a giugno di quello stesso anno Salvemini abbia ottenuto un pieno mandato dagli elettori, questa volta senza i rischi dell’anatra zoppa, ribadendo la doverosità di un’azione di risanamento della società.

Il passaggio dal contratto collettivo commercio e terziario a quello multiservizi è stato uno dei passaggi più difficili durante i mesi di trattativa: da una parte indispensabile per ottenere il parere di congruità obbligatorio il rinnovo delle convenzioni con il Comune (unico committente), dall’altro vissuto come un affronto da alcune realtà sindacali che proprio in questi giorni hanno rilanciato l’iniziativa con una diffida – sottoscritta da un terzo dei dipendenti che in tutto ora sono 237 – a tornare al vecchio contratto da subito, con la corresponsione, per giunta, della differenza intanto maturata tra il vecchio e il nuovo contratto.

Sul punto Salvemini è stato chiaro nel corso della conferenza odierna, facendo capire che si tratta di una pretesa che non avrebbe altro esito che la liquidazione della società, dunque del tutto contraria agli interessi dei lavoratori. Il sindaco ha anche ricordato come, nell'ultima competizione elettorale, alcuni dipendenti della società si siano candidati in una lista della coalizione di centrodestra, trasformando per la prima volta la Lupiae in un movimento politico. Insomma, ombre che si allungano sul presente da un passato recente dove il rapporto tra classe dirigente e personale era molto serrato. “Sono fuori tempo massimo” ha dichiarato il primo cittadino, come a dire che la musica è cambiata e che indietro non si torna.

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Per Pagliaro il rendiconto, pur col segno meno, rappresenta “un’inversione di tendenza rispetto agli esercizi precedenti, certamente contraddistinta dalla riduzione di tutti i componenti negativi di reddito e dal recupero di adeguati livelli di produttività aziendale”. Quanto questo cambio di spartito possa essere incisivo e duraturo lo si capirà nei prossimi mesi: il Tribunale fallimentare è chiamato entro l’anno a concedere l’omologa del piano concordatario, ma prima serve il via libera dei creditori. La Lupiae chiederà l’anticipazione dell’udienza, rinviata a causa dell’emergenza sanitaria a novembre prossimo. In caso di via libera l’operazione di salvataggio della società potrà dirsi compiuta.

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