Lupiae Servizi, alla vigilia del voto scoppia la grana delle retribuzioni dei vertici

In commissione Bilancio toni accesi: l'aumento della retribuzione per il presidente, Tatiana Turi, previsto nel piano industriale in discussione domani in consiglio scatena la polemica nella maggioranza. Incontro anche con i sindacati

LECCE – Il nuovo piano industriale della Lupiae Servizi scotta prima ancora della discussione in consiglio comunale, programmata per domani. E nella maggioranza, in commissione Bilancio, sono volati gli stracci tanto che è dovuto intervenire l’assessore al Bilancio, Attilio Monosi, con un chiarimento a porte chiuse, per arginare la polemica. Una lunga riunione nel tardo pomeriggio ha poi definito la linea da tenere nel corso di un dibattito in cui la minoranza non si farà pregare nel mettere in evidenza quanto emerso oggi.

Alcuni consiglieri del centrodestra, infatti, non hanno condiviso la previsione nel nuovo piano industriale di un aumento della retribuzione da 14 a 50mila euro circa per la presidentessa Tatiana Turi. E’ anche vero, come ha rimarcato Bernardo Monticelli Cuggiò di Puglia Protagonista – Ncd, che sono state assunte dal numero uno della società molte delle competenze esercitate prima dal direttore generale (che percepiva uno stipendio annuale molto più elevato). Il problema vero non sta nel presidente, ha aggiunto il consigliere di maggioranza, ma nel costo complessivo del management (due dirigenti, ma potrebbe esserci presto una promozione) e degli organi sociali che ben potrebbero essere sostituiti dall’amministratore delegato.

E questa mattina c’è stato anche un incontro con i sindacati, nel corso del quale è stato illustrato il piano industriale: posto che il bilancio della Lupiae è gravato per l’85 per cento dal costo del lavoro e che ai dipendenti sono stati già chiesti numerosi sacrifici fino al part-time, la società punta a tagliare ulteriormente i costi indiretti, come le consulenze, e a riqualificare parte del personale per poter prendere alcuni tipi di appalti che fino a questo momento sono stati ceduti all’esterno.

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Tornando ai lavori della commissione, Carlo Salvemini, di Lecce, Bene Comune, ha sollevato dei dubbi sulla legittimità della ricapitalizzazione stabilita dalla delibera che andrà in votazione domani: invece della ricostituzione del capitale minimo (100mila euro, a garanzia dei creditori), obbligatoria dopo tre esercizi in perdita, sarà varata una vera e propria ricapitalizzazione da 664mila euro. E’ stata richiamata la giurisprudenza in materia, ma l’amministrazione è convinta che ci sia lo spazio per una deroga. 

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