Politica Viale dell'Università

Concorsi in base all’ateneo di provenienza. Studenti rispondono all’emendamento con ironia

I portavoce dell'associazione studentesca "Icaro" hanno affisso dei manifesti sui muri delle strutture universitarie per protestare contro Marco Meloni del Pd. L'esponente democratico ha proposto di selezionare l'accesso ai concorsi nella pubblica amministrazione sulla base dell'ateneo di provenienza. Ma il rischio è di aumentare il divario tra nord e sud

I cartelli affissi nella notte

LECCE - “BBB. #NoEmendamentoMeloni”: è questo il testo provocatorio dei cartelli affissi sulle strutture universitarie di Lecce dai ragazzi di “Icaro, associazione studentesca”. Una modifica nella quale è previsto che, oltre al voto di laurea, a fare la differenza per l’accesso ai concorsi pubblici sarà “il peso” dell’Ateneo presso il quale si è conseguito il proprio titolo di studi.

Da diversi giorni si discute circa l’inammissibilità dell’emendamento proposto dall'esponente del Partito Democratico Marco Meloni, nella legge delega sulla pubblica amministrazione, al quale l'associazione Icaro risponde ironicamente assegnando la classe “BBB”. Nella classifica delle società di rating finanziario, la sigla sta ad indicare tra i più elevati gradi di inaffidabilità. Non sono ancora chiare le modalità con le quali verranno stilate queste classifiche ma il rischio è che si accentui un divario ulteriore tra nord e sud.

Questo emendamento, infatti, comporterebbe “un colpo di scure alle immatricolazioni per gli atenei del Mezzogiorno,  determinando  un drammatico effetto domino sui fondi ministeriali ad esso connessi e, con i fondi, anche la qualità della formazione subirebbe un taglio netto”, hanno dichiarato i componenti dell’associazione studentesca.

“Stabilire una classifica degli Atenei e attribuire “un peso” al luogo in cui si consegue la laurea è inaccettabile – dichiara l'associazione Icaro in una sua nota – Il talento e il merito di uno studente non possono dipendere da classifiche stilate meccanicamente; il sapere non è un titolo azionario, né un operatore economico, tanto quanto il governo non può arrogarsi il diritto di valutarlo con una formula matematica. Il sapere è vita e non permetteremo che la miopia di questa classe politica lo svilisca, rendendolo una qualunque merce da scambiare sul  mercato. Non staremo a guardare mentre il governo si prepara a sferzare il colpo di grazia alla meritocrazia ed al diritto allo studio, già provato da altre riforme. Non abbiamo alcuna intenzione di lasciare che ci portino via il futuro: siamo pronti a far sentire la nostra voce e difendere il prestigio del nostro ateneo”.

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