Mercoledì, 16 Giugno 2021
Politica

In marcia contro Tap. I 5 stelle: "L'avvocatura regionale deve intervenire"

Gli esponenti del Movimento hanno manifestato insieme ai cittadini."Oggi abbiamo nuovamente sollecitato l'annullamento in autotutela dell'autorizzazione all'espianto"

Il presidio permanente "No Tap"

MELENDUGNO – Nel cantiere della Tap, nell’agro di Melendugno, anche oggi non si è mossa una foglia. A bloccare l’espianto degli ulivi – la multinazionale deve arrivare al numero di 211 arbusti – ci hanno pensato i rappresentanti del Movimento 5 stelle per mezzo di un’autorizzazione ad una manifestazione pubblica che ha interdetto la circolazione dalle 7 di questa mattina.

La marcia simbolica, carica di intenzioni pacifiche, è partita dalla marina di San Foca per approdare nel punto del cantiere, in località San Basilio, dove da giorni sono accampati decine di attivisti intenzionati a non lasciare alle società promotrici del Trans Adriatic Pipeline mani libere nell’eradicazione degli arbusti; operazione propedeutica alla costruzione del pozzo di spinta del microtunnel destinato al trasporto del gas naturale dall’Azerbaijan fino a San Foca. Il tratto sottomarino, nelle intenzioni delle società, dovrebbe partire dalla città Albanese di Fier e attraversere l’Adriatico per connettersi alla rete italiana di trasporto in Salento, creando un corridoio che per la prima volta porterebbe 10 miliardi di metri cubi di gas dal mar Caspio in Europa.

Le fila dell’opposizione locale al gasdotto si sono ingrossate, però, di giorno in giorno, fino a raccogliere l’adesione dei sindaci di numerosi comuni salentini, che hanno manifestato la loro solidarietà all’agguerrito primo cittadino di Melendugno, Marco Potì, l’uomo chiave della protesta.

Intorno al progetto si è costruito, come noto, un fronte d’opposizione civica che si riunisce intorno al Comitato No Tap e l’ultimo problema, in ordine di tempo, è quello relativo alle autorizzazioni che, a detta degli stessi uffici regionali, la multinazionale non avrebbe completamente incassato per ottenere il definitivo via libera. Di parere opposto è il ministero competente, così in questo groviglio di burocrazia e prese di posizione politiche, il pallino è tornato nelle mani dell’avvocatura di via Capruzzi, come spiega il deputato Diego De Lorenzis: “La giunta regionale può impugnare davanti al Tar del Lazio il documento del ministero del 17 marzo secondo cui la società ha incassato tutte le necessarie autorizzazioni. Vero è che il presidente Emiliano poteva presentare subito questo ricorso già il giorno dopo, senza aspettare che venisse approvato l’ordine del giorno presentato in Consiglio da M5S. Peraltro, anche se gli alberi venissero tutti espiantati, non è detto che la costruzione del gasdotto andrà in porto perché è in ballo la Via sul progetto esecutivo”.

Indipendentemente dalle questioni giuridiche, però, la posizione politica è chiara da anni: “Siamo contrari all’intero progetto perché non avrà ricadute economiche di rilevo per la popolazione locale: il gas trasportato non è per uso interno – aggiunge il senatore Maurizio Buccarella - . I salentini si troveranno a prestare una servitù di passaggio per un’opera che ha un forte impatto ambientale su un territorio già provato”. E ancora: “Nessuna infrastruttura può essere calata dall’alto e imposta contro il volere dei cittadini e dei loro amministratori, ed è questo il punto centrale della questione”, conclude il portavoce.

Le istituzioni locali si sono mosse, nei giorni precedenti, chiedendo al prefetto di bloccare l’espianto in forma di autotutela, nell’attesa che i giudici facciano chiarezza sulla vicenda e che il dicastero dello Sviluppo Economico si esprima su autorizzazioni e competenze. Controversa è, in particolare, l’ottemperanza della prescrizione A44 relativa proprio all’espianto degli ulivi e la verifica di assoggettabilità a Via (Valutazione di impatto ambientale) di una variante al progetto.

Il consiglio regionale, per parte sua, al culmine di una giornata convulsa, il 21 marzo ha impegnato la giunta guidata da Michele Emiliano a procedere su due strade, con un ordine del giorno presentato dai consiglieri 5 stelle: mediante un esposto alla Procura della Repubblica e presentando ricorso al Tar. Lo stesso presidente – lo ricordiamo – aveva parlato di “espianti illegali” da parte della società, all’interno di una dichiarazione riportata sul social network facebook.

Da una settimana, però, in Regione è tutto fermo: “Questa mattina abbiamo fatto una scoperta molto grave - denunciano i consiglieri pentastellati Antonella Laricchia e Antonio Trevisi - abbiamo infatti appreso che l’avvocatura regionale non aveva neanche ricevuto il testo della mozione approvata dal Consiglio. Abbiamo provveduto noi dunque a girare prontamente il testo”.

“Abbiamo dunque formalmente richiesto via Pec alla Regione di valutare l’adozione di un provvedimento di revoca o di annullamento in autotutela dell'autorizzazione all'espianto rilasciata con provvedimento del dipartimento Agricoltura il 6 marzo 2017, e conseguentemente, dell’atto dirigenziale del servizio provinciale dell’Agricoltura del 9 marzo 2017, vista la pendenza del procedimento di assoggettabilità a Via relativo al progetto di variante del micro-tunnel. Un’azione che potrebbe essere molto decisiva per il prosieguo dei lavori sempre che Emiliano si svegli e si ricordi della Puglia. Noi del Movimento 5 Stelle - concludono - siamo qui, ogni giorno, insieme ai cittadini. Lui dov'è? Perché a parole è dalla parte di questo territorio ma poi non sollecita nemmeno i suoi uffici a portare a termine l'azione politica?".

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