Marine leccesi in declino perenne. Sarcasmo e proposte per la rinascita

L'assessore Guido dichiara guerra agli sporcaccioni in spiaggia e manda le guardie ambientali, ma Foresio ricorda che i problemi di San Cataldo sono la darsena e altre strutture abbandonate. Melica propone una delega ad hoc e Marra e Rotundo menzionano l'abbandono anche di Spiaggiabella e altri lidi

San Cataldo: un randagio cerca ombra nei pressi del rudere del Lido Salapia.

LECCE – Marine leccesi, che disastro. E se è vero che la polemica si trascina ormai da anni, con problemi che sembrano essersi quasi fossilizzati, mai forse come nel 2015 si sta toccando il punto più basso. Anche perché, in tutto ciò, assume un peso specifico la decadenza della darsena di San Cataldo, che si unisce alla presenza di altre strutture il cui stato d’abbandono diventa simbolo di un immobilismo stagnante. Una su tutte: quel Lido Salapia il cui destino è tramontato miseramente davanti a Porto Adriano. Ruderi moderni di fronte a quelli antichi.

E così, sono comparsi di recente anche manifesti funebri e graffiti sui muri intrisi di feroce sarcasmo, che hanno resistito fino a qualche settimana addietro, prima di essere rimossi. Tutti contro sindaco e amministrazione. E come non pensare ai pescatori disillusi che sono andati a protestare fin sotto alla Prefettura, trascinandosi dietro anche una barchetta?  Proprio negli ultimi giorni, altri manifesti hanno fatto la loro comparsa all’ingresso di quella che è ritenuta la marina per antonomasia dei leccesi: “Benvenuti al cimitero”.

L’assessore all’Ambiente, Andrea Guido, in tutto questo, prova almeno a dare una ripulita generale.  E non finisce di sbraitare contro gli sporcaccioni, oriundi o turisti che siano. Interventi a cura degli operatori della nuova ditta appaltatrice, spiagge attrezzate con cestini e contenitori per la differenziata, e appelli al buon senso non sempre recepiti.

E allora, polso fermo e via alle multe. “Ho deciso di organizzare con l’aiuto delle guardie ambientali una serie di controlli per prevenire tutti i comportamenti incivili”, spiega. E poi tuona: “Ogni cestino danneggiato o rubato non solo compromette il lavoro degli operatori coinvolti ma danneggia l’immagine dei nostri lidi agli occhi dei visitatori e produce un aumento dei costi del servizio che, a lungo andare, si ripercuoterà sempre sulle nostre tasche, le tasche di noi leccesi”.

“Lo stesso dicasi dei massi utilizzati come zavorre per gli ombrelloni: se non si provvede a rimuoverli dall’arenile dopo l’utilizzo, oltre a rappresentare un pericolo rischiano, come già è successo, di danneggiare gravemente i mezzi utilizzati per gli interventi meccanizzati”. E allora, da ieri le guardie per l’ambiente, gli ispettori dell’assessorato, all’occorrenza, la polizia locale, sono in guerra contro chi sporca. E rientra nel novero anche chi getta mozziconi di sigarette. “Dobbiamo comprendere che ogni piccolo comportamento incivile, se moltiplicato per gli innumerevoli cittadini e turisti ‘distratti’, porta a considerevoli danni di carattere ecologico ambientale e di sviluppo del territorio in termini turistici”. 

Ma se fosse “solo” questo, il problema. Il fatto è che da giorni le opposizioni lanciano strali. Fanno il lavoro lavoro di contrasto, è pacifico. Ma polemizzare sulle marine è come sparare contro la Croce Rossa. Tanto che Luigi Melica dell’Udc, ad esempio, oggi consiglia al sindaco Paolo Perrone (“tenuto conto dei ritardi della politica sulle marine”, come puntualizza) di attribuire una delega ad hoc. Una carica che sia “comprensiva di funzioni e risorse”. E per lavorare meglio, si dovrebbe “allestire un ufficio a San Cataldo, aperto tutto l’anno dove vi operino un dirigente e i relativi funzionari”. “L’optimum – aggiunge - sarebbe che fosse direttamente il sindaco a svolgere la delega. Solo dedicandosi quotidianamente e operando in loco, il sindaco potrà effettivamente dare risposte ai residenti e soprattutto potrà verificare di persona i risultati di volta in volta raggiunti”.  

Uno degli obiettivi? “Spostare, già nelle prossime feste natalizie e pasquali, una parte del flusso turistico proprio nelle marine così da creare un volano di sviluppo eccezionale”. E Melica assicura: se Perrone raccoglierà questa sfida, lo sosterrà. “Darebbe un senso alla rimanente parte del suo mandato”.

Paolo Foresio, capogruppo del Pd a Palazzo Carafa, sulla questa sembra quasi abbracciare teorie del complotto. In senso ironico, è chiaro. Tanto che dopo la visita di ieri della commissione controllo, asserisce: “Abbiamo verificato sul campo che c’è stato un vero e proprio disegno per desertificare il litorale leccese”.

E tocca nodi dolenti di cui s’è già parlato. “A San Cataldo l’amministrazione comunale ha lasciato nel più assoluto degrado la darsena, che pure prima era un luogo funzionale a molte attività e frequentato sia da chi vi ormeggiava le barche sia dai pescatori. Discorso ancora peggiore va fatto per Lido Salapia, per il quale, a questo punto, chiediamo con forza che chi ha sbagliato paghi di tasca sua. Non è più tollerabile, infatti, che siano i leccesi con i loro soldi a scontare le scelte sbagliate fatte da politici o da dirigenti. Sono state spese consistenti risorse pubbliche per attrezzare un lido fruibile ai portatori di handicap, vederlo in quello stato vergognoso equivale davvero a uno schiaffo in faccia”.

“La cosa più triste in questo panorama desolante – aggiunge - che anche a San Cataldo sta montando la volontà di avviare delle petizioni con le quali chiedere di poter passare, in maniera provocatoria, ovviamente, ad altro comune sull’esempio di Casalabate che, da quando dipende da Squinzano e Trepuzzi, sta subendo un trattamento diverso e migliore di quello che le riservava Lecce”. Insomma: “L’amministrazione Perrone da quasi dieci anni se ne sta fregando delle marine”.

DSCN4172-3Il segretario cittadino del Pd, Fabrizio Marra, sposta poi l’attenzione su altri lidi. Perché il rapporto controverso fra Lecce e il mare non coincide solo con San Cataldo. Per esempio, c’è Spiaggiabella. Ed anche lui esordisce con una battuta (nel Pd va di moda): “Affermare che sia un’anticamera dell’Albania, sarebbe offensivo nei confronti del popolo albanese e dato il livello di sviluppo di quel territorio avuto in questi ultimi anni, non corrisponderebbe neanche al vero”.

Nei giorni scorsi ha incontrato la Pro loco ed ha potuto constatare “il reale stato di degrado di una delle marine leccesi con maggiori potenzialità, ospitante, tra l’altro, il parco naturale di Rauccio”.

“A mancare a Spiaggiabella sono innanzitutto i servizi e le opere di urbanizzazione primaria. Strade che si allagano con una minima precipitazione piovosa, erbacce dovunque, scarsa o inesistente illuminazione pubblica – prosegue Marra -, per non parlare delle condizioni igieniche dovute alla mancanza di disinfestazione e derattizazione”. Insomma: “Un quadro a dir poco desolante”. E anticipa che il Pd di Lecce proporrà, la questione in calendario nella commissione controllo e la convocazione nelle prossime settimane di un consiglio comunale monotematico.

Anche per il consigliere comunale del Pd, Antonio Rotundo, si è toccato il fondo. “Spiagge e pinete sporche, strade e marciapiedi dissestati, assenza dei servizi minimi ed essenziali”.

Da Torre Chianca A San Cataldo – dice - il litorale invece di essere una risorsa e un’occasione di sviluppo economico e turistico per Palazzo Carafa è una sorta di palla al piede. La verità è che l'attuale giunta non ha mai considerato i 20 chilometri di fascia costiera una priorità su cui investire, a differenza di tutte le altre località marine della nostra provincia, ma solo uno speciale bancomat da cui prelevare risorse attraverso le imposte, applicate al massimo,  sull'enorme patrimonio immobiliare delle seconde case al mare e destinate ad altri obiettivi”.

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Insomma, problemi vecchi e nuovi che fanno del litorale leccese un’eterna incompiuta. Mare eternamente mosso a due passi dalle splendenti facciate barocche di chiese e palazzi.

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