Maschere e striscione alla mano, flash mob contro il contributo volontario

La singolare iniziativa davanti all'istituto "Grazia Deledda" questa mattina dei ragazzi di Blocco studentesco

LECCE – Qualcuno a un certo punto ha anche chiamato la polizia. Il flash-mob è un evento tanto inatteso quanto rapido. Può darsi che le maschere abbiano intimorito qualcuno, ma quando la volante è arrivata, non erano più lì. In ogni caso, era giunsto un’iniziativa degli studenti facenti capo a Blocco studentesco, che davanti all’istituto tecnico “Grazia Deledda” hanno inscenato una protesta con tanto di striscione alla mano.

“Non farti truffare, il contributo volontario non pagare”, era il testo  esposto. Il loro sit-in informativo, hanno voluto a precisare, è stato ideato per informare studenti e famiglie sul contributo volontario. Iniziativa simile, anche se non con maschere, si è svolta nei giorni scorsi anche a Copertino.

“Troviamo indispensabile diffondere ad ampio raggio quelle che sono informazioni fondamentali per evitare che presidi furbi si avvalgano della disinformazione per gravare ulteriormente sulle finanze delle famiglie”, hanno dichiarato gli esponenti del movimento in una nota inviata alle redazioni, dopo aver sciolto le righe.

“Il diritto allo studio – dicono - è da ormai troppo tempo svilito ed osteggiato proprio da quelle istituzioni il cui compito è quello di garantirlo e non di renderlo un servizio a pagamento. Siamo consapevoli del fatto che in molte scuole manchino le risorse economiche necessarie per far fronte alle spese legate allo svolgimento delle attività didattiche, ma è inaccettabile pretendere che siano le famiglie a dover sborsare denaro”.

La scelta di sfilare davanti al “Deledda” è stata a loro dire logistica, dato circondata da più istituti “Non è infatti tra le scuole leccesi che pretendono il pagamento del contributo volontario – dicono loro stessi -, ma è nostro dovere estendere a tutti gli studenti questa campagna informativa, comprendente anche informazioni circa le ragioni della precarietà in cui versano sempre più istituti”.

“Un susseguirsi di governi non eletti – prosegue la nota - ha portato altrettante riforme che hanno esautorato l’autonomia economica delle scuole pubbliche, costrette a dividere i pochi fondi disponibili con gli istituti paritari, già ampiamente finanziati dalle famiglie di chi li frequenta. “Riprendersi il diritto allo studio per noi è un imperativo categorico – concludono –, lo dobbiamo a noi stessi e alle generazioni che verranno”. Questo anche il motivo per cui indossavano  maschere, chiariscono: “Simbolo di studenti che non intendono arrendersi”.

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