Giovedì, 17 Giugno 2021
Politica

Masseria Tagliatelle e Ninfeo delle fate, anteprima di un'altra meraviglia

L'impresa Nicolì ha consegnato i lavori, ma nel Parco della Cave di Marco Vito resta ancora molto da fare. La sfida della gestione dei beni monumentali

All'interno del Ninfeo.

LECCE – Non una inaugurazione ma una consegna dei lavori, ha tenuto a sottolineare l’assessore all’Urbanistica, Severo Martini, in quello che per certi versi è ancora il cantiere di Masseria Tagliatelle e del sottostante Ninfeo delle fate.

L’immobile, risalente al XVIII secolo (il ninfeo è di circa due  secoli precedente) si trova all’interno del Parco delle Cave di Marco Vito dove sono in corso i lavori per la realizzazione del ponte progettato da Alvaro Siza e che sarà funzionale al ribaltamento della stazione ferroviaria.

Il vero e proprio taglio del nastro, intanto, potrebbe esserci a settembre e per farsi trovare pronto, Martini ha fatto approvare questa mattina – nel corso di una riunione di giunta comunale in extremis, a tre giorni dal voto – il bando per l’affidamento della gestione.

Dopo il via libera a Palazzo Carafa, l’assessore ha voluto mostrare a cronisti e fotografi l’esito dei lavori affidati alla ditta Nicolì, per un importo di circa 3 milioni di euro. Il recupero è stato complicato, ha spiegato Corrado Cazzato della direzione dei lavori, perché si sono rese necessari anche interventi di consolidamento del banco calcarenitico. Solo la bonifica dai rifiuti accumulati nei decenni da occupazioni abusive e sversamenti dal vicinato è costata 80mila euro. La traccia seguita nelle varie fasi è stata quella di lasciare per quanto possibile a vista tutti gli elementi caratterizzanti: pavimentazione, archi, portali, affreschi, cisterne di raccolta dell’acqua. Il risultato appare incoraggiante, ma di lavoro da fare non ne resta poco, a partire dal restauro dell’intero ninfeo che per ora è stato messo solo in sicurezza: un luogo suggestivo dove riverbera la eco del passato.

Quello che si è potuto visitare in anteprima oggi è solo un tassello del mosaico che nelle ultime settimane sta disvelando scorci di Lecce colpevolmente abbandonati al degrado e anzi, dimenticati: basti pensare alle Mura Urbiche e all’ex convento degli Agostiniani. Se la scadenza elettorale mette spesso le ali ai cantieri, serve poi una lucida e seria programmazione per mantenersi in quota, perché di cattedrali nel deserto Lecce non ha proprio bisogno.

E’ dunque la gestione dei beni monumentali la sfida della prossima amministrazione che dovrà scegliere se seguire una strategia complessiva, con affidamenti a soggetti con indiscusse capacità manageriali e competenze specifiche, oppure consegnare tali tesori a gruppi e gruppetti che magari per l’occasione mettono su forme societarie senza alcuna esperienza concreta.

I turisti non servono solo al profitto dei privati, ma potrebbero dare un bel sollievo alle casse comunali se solo ci fosse una gestione del patrimonio storico, artistico e architettonico in grado di cogliere le sfide che altrove sono state già affrontate. Insomma Lecce non ha ancora deciso se essere città, consapevole cioè delle sue potenzialità, o paese dove si tengono tutti più o meno buoni con la solita storia del panem et circenses.

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