Giovedì, 17 Giugno 2021
Politica

Mense e pulizie, contratti scaduti e lavoratori in sciopero in prefettura

I sindacati di categoria hanno manifestato contro la cancellazione dei permessi, degli scatti d'anzianità e per salvare la clausola sociale

LECCE - Ci sono lavoratori che attendono il rinnovo del contratto collettivo nazionale, ed il contestuale adeguamento salariale, da ben 4 anni. E non sono nemmeno pochi. Parliamo degli impiegati nei settori multiservizi, mense e ristorazione collettiva al soldo di imprese collegate alla pubblica amministrazione. Il problema tocca una platea di oltre un milione e mezzo di persone su scala nazionale, e qualche migliaia nella sola provincia di Lecce. Oggi una parte di loro è tornata a protestare sotto i portoni della prefettura di Lecce, in occasione della nuova giornata di sciopero indetta dai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Uiltrasporti Uil.

La trattativa dei sindacati con la parte datoriale si è arenata, infatti, dopo mesi di discussione sui tavoli ed il rinnovo dei contratti è seriamente a rischio. Quella di oggi rappresenta, quindi, una nuova pagina nella lotta per i diritti che continuerà ad oltranza. I sindacalisti hanno consegnato anche al prefetto di Lecce, Claudio Palomba, un documento che riassume i nodi principali della vertenza, tra cui la garanzia del mantenimento dei livelli occupazionali in occasione dei cambi d’appalto. Garanzia finora assicurata dalla cosiddetta clausola sociale che viene invece contestata dalle imprese.

“Le associazioni datoriali interessate (Angem, Aci, Fipe e Fiavet Confcommercio) si sono distinte negli ultimi mesi per un atteggiamento particolarmente spregiudicato nel tentativo di ridurre diritti e tutele”, spiegano segretari dei sindacati a margine della manifestazione. “Per quanto riguarda il comparto multiservizi – puntualizza Domenica Amadeo di Filcams -, e quindi il settore delle pulizie delle scuole, la trattativa si è arenata sul muro alzato dalle aziende che si rifiutano di retribuire i primi due giorni di malattia con la scusa di voler combattere gli alti indici di assenteismo. Ci preoccupa molto, poi, la volontà di rimettere in discussione l’articolo 4 del contratto che assicura il passaggio dei dipendenti da una ditta all’altra nel caso di cambio d’appalto”.

Un capitolo a parte, per quanto molto simile, è quello che riguarda i settori della ristorazione collettiva e delle agenzie di viaggio che rappresentano l’anello debole dell’intero comparto turistico: “Le richiese delle associazioni datoriali anche in questo caso sono irricevibili – denuncia Antonella Perrone di Uiltucs – ed in particolare nei punti relativi ai giorni di malattia non garantiti, alla cancellazione dei permessi, agli scatti d’anzianità contestati per liberarsi le mani nei cambi d’appalto, senza l’impegno ad assicurare i livelli occupazionali. Così rischiamo di andare incontro ad un turn over insostenibile di lavoratori e di creare sacche di disoccupazione ad alternanza che avranno ricadute negative anche sulla qualità del servizio reso all’utenza”.

“Bisogna quanto prima riaprire la trattativa ed è necessario ricondurre la parte datoriale a più miti consigli, fermo restando che su alcuni punti non siamo disposti a cedere – aggiunge Mirko Moscaggiuri di Filcams -. La platea degli interessati è particolarmente vasta, peraltro, per cui il problema non è da sottovalutare. Anche la parte economica è di fondamentale importanza perché molti lavoratori non godono di una tariffa oraria eccezionale: spesso sono impiegati per poche ore al giorno e soggetti ad uno stop per molti mesi”.

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