Ritorno alle origini: Adriana Poli Bortone in aula per Fiamma Tricolore

Nel 1967 l'esordio a Palazzo Carafa per il Movimento Sociale Italiano. L'annuncio è stato dato all'inizio del consiglio comunale sulla ratifica delle commissioni consiliari

Adriana Poli Bortone durante il suo annuncio.

LECCE – All’inizio di un consiglio comunale durato pochi minuti – il tempo di approvare la delibera per la composizione delle undici commissioni consiliari – Adriana Poli Bortone ha dichiarato di voler rappresentare il partito Fiamma Tricolore. Lo ha fatto con un intervento breve nel quale ha richiamato il suo esordio, nel 1967, a Palazzo Carafa proprio nella stessa postazione occupata oggi, quando fu eletta per il Movimento Sociale Italiano.

Nel mezzo secolo intanto trascorso, Adriana Poli Bortone ha vissuto le alterne vicende della destra italiana, quelle entusiasmanti e quelle laceranti. Ci sono state separazioni turbolente, nuove ripartenze e scissioni: alle ultime amministrative Fiamma Tricolore ha sostenuto la candidatura a sindaco della ex senatrice, mentre il Movimento Sociale - Destra Nazionale ha appoggiato Saverio Congedo. Al termine dell’assise cittadina, Adriana Poli Bortone, che non ha mai rinnegato le sue origini politiche, ha risposto a tre nostre domande.

È parsa emozionarsi durante l’annuncio. Dopo l’autosospensione da Forza Italia durante la campagna elettorale, è dunque una presa di distanza definitiva?

“È chiusa la stagione all’interno di Forza Italia, non è chiuso il dialogo. Io, del resto, sono stata ministro del governo Berlusconi da missina, non c’è nessuna rottura con lui, anzi, se Forza Italia vuole aprire un dialogo con una destra chiara, senza iniezioni di democrazia cristiana dentro, lo può fare benissimo perché noi siamo una destra sociale, aperta a chiunque voglia parlare con noi di contenuti di carattere sociale e sul meridionalismo perché non basta mettere ministri nati nel Mezzogiorno ma ci vogliono ministri che si interessino di Mezzogiorno”.

Tra la destra sovranista a trazione salviniana e quella liberale sempre evocata da Berlusconi, la destra sociale dove si colloca?

“Certamente è più vicina a quella liberale per alcune concezioni di carattere culturale che sono affini, ma soprattutto per la conciliazione che può e deve esserci con il tema della socialità perché la destra non può essere liberale se non interessa anche della questione sociale”.

Come giudica la linea seguita da Salvini nelle ultime settimane: il suo è stato un errore di presunzione?

“Secondo me è stato un déjà-vu. Avevamo avuto un episodio del genere con il presidente Scalfaro: disse a me personalmente che aveva un accordo con D’Alema perché si facessero le elezioni a ottobre e che quindi Berlusconi – parafrasando Renzi di tempi più recenti – sarebbe dovuto rimanere tranquillo. Altrettanto credo sia accaduto a Salvini che qualche giorno prima era andato a parlare con Mattarella il quale gli avrà fatto capire di essere orientato per il voto: diciamo che è stato un peccato di ingenuità e poi credo che Salvini abbia vissuto un po’ troppo l’ebbrezza della vittoria. Bisogna invece essere sempre molto cauti per poter mantenere con saggezza il potere”.

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