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Revisione delle zone censuarie. Melica incalza il Comune: “Quali sono i risultati?”

Il consigliere dell'Udc aveva invitato l'amministrazione a procedere alla ridefinizione delle microzone già nel gennaio scorso. L'iniquità della suddivisione esistente è stata alla base dell'accoglimento dei ricorsi amministrativi e tributari

LECCE – A che punto è il Comune di Lecce con la rivisitazione delle microzone censuarie? La domanda è del consigliere Luigi Melica, dell’Udc, che dieci mesi addietro tenne una conferenza stampa sull’argomento, peraltro piuttosto centrale nella vicenda degli estimi catastali.

Come noto, il Tar di Lecce ha annullato il cosiddetto riclassamento - che riguardava due aree su diciassette ma comprensive di quasi tutto il patrimonio immobiliare del perimetro urbano - anche basandosi sull’iniquità della ripartizione esistente, accogliendo così le argomentazioni dei ricorrenti: “Lo scorso gennaio – ricorda l’esponente centrista - avevo evidenziato che nel lontano 1999 il Comune era venuto meno ai propri doveri di suddivisione del territorio comunale in microzone censuarie sforando i termini previsti dalla legge e così generando la configurazione di aree profondamente inique. Se, infatti, le microzone devono per definizione essere omogenee, le aree 1 e 2, avevo evidenziato, non lo sono affatto in quanto inidonee a ricomprendere immobili produttivi di rendite affini. Tale visione è stata confermata sia dalle Commissioni tributarie che dal Tar”.

La vicenda torna ora d’attualità dopo l’annunciato ricorso al Consiglio di Stato promosso dall’Agenzia dell’Entrate e dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Melica chiede dunque alla giunta se la revisione è stata avviata e che risultati ha portato: “Tutto questo, ovviamente, a nome dei cittadini leccesi i quali hanno diritto a non essere tassati iniquamente”.

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