Giovedì, 17 Giugno 2021
Politica

Milioni di euro per gli Ambiti di zona. Sindacati all’attacco delle istituzioni

I sindacati confederali e categorie dei pensionati scrivono alla Regione Puglia ed alle autorità sanitarie per sollecitarle a utilizzare le risorse (decine di milioni tra fondi Fesr e Pac) per migliorare le politiche sociali ed i servizi socio-sanitari, dando impulso al welfare

LECCE - I sindacati confederali Cgil Cisl Uil e i sindacati dei pensionati Spi, Fnp e Uilp della provincia di Lecce hanno inviato all'attenzione del presidente della Regione Puglia, all’assessore alle Politiche Sociali, al direttore generale della Asl Lecce, ai presidenti di Ambito e ai direttori dei distretti sanitari della provincia di Lecce una lettera con cui espongono la situazione in cui si trova il percorso della contrattazione sociale nei Comuni e negli Ambiti sociali di zona della provincia di Lecce. La questione appare delicata perché, tra fondi Fesr e risorse dei Pac, ci sono decine di milioni di euro a disposizione dei dieci Ambiti della provincia di Lecce.

Risorse da spendere in politiche sociali e in integrazione dei servizi socio-sanitari che, secondo le organizzazioni sindacali, possono realmente migliorare la qualità dei servizi alle persone e creare sviluppo e buona occupazione nella provincia di Lecce nel settore del welfare. In un momento di crisi economica e occupazionale, le organizzazioni sindacali ritengono che il territorio non possa perdere questa opportunità ed è per questo che i sindacati confederali e dei pensionati chiedono grande attenzione sul tema alle istituzioni e alla Asl e segnalano una serie di criticità in alcuni Ambiti e nel territorio.

L’esperienza della contrattazione sociale, oramai consolidata nella provincia di Lecce, e le tante sistematiche azioni messe in campo, evidenziano un diffuso  stato di avanzamento di metodo e di merito nell’interlocuzione con i referenti di ambito ed i responsabili di distretto – si legge nella missiva -. Unica eccezione in provincia, duole doverlo ancora una volta denunciare, l’Ambito sociale di Gallipoli dove si continua a registrare una reiterata indisponibilità al confronto ed il disconoscimento di una corretta interlocuzione, così come si può evincere da un significativo della relazione sociale 2014”.

E ancora: “Il periodico, puntuale e dettagliato confronto di natura quali-quantitativa operato all’interno delle cabine di regia, non sempre supportato da dati di dettaglio,  ha  comunque permesso di operare una valutazione sullo stato di attuazione del complesso dei servizi fondamentali previsti dal 3 Piano sociale regionale, passaggio questo propedeutico alla successiva  fase di riprogrammazione riservata al tavolo interistituzionale”.

A fronte di molte azioni positive, tuttavia, le segreterie sindacali elencano anche una serie di criticità cui è necessario far fronte: “In alcuni Ambiti si registrano forti ritardi nella costituzione della Pua, una stentata integrazione socio-sanitaria ed una certa ritrosia ad un confronto di merito che vada  oltre il mero dato numerico che, in taluni casi, risulta ancora confuso e tale da non permettere  di rilevare la reale platea dei beneficiari dei servizi integrati”.

“Nel merito, non si può non sottolineare il significativo scarto tra il numero degli utenti in Adi  esclusivamente sanitaria e gli utenti dei servizi integrati – prosegue la lettera -. Si è consapevoli che tale discrasia fonda le sue radici anche nella non più eludibile compartecipazione  degli utenti alla spesa come, altresì, nel parallelo mercato dell’assistenza. Ma proprio per questo il processo deve connotarsi sempre più di quei principi e di quelle pratiche di qualità e di personalizzazione dei servizi, tali da renderli appetibili e non sostituibili  nel comune sentire”.

La focalizzazione degli uffici di Piano su servizi fondamentali quali l’Adi e l’eccessivo carico  burocratico che ha connotato il processo programmatorio per l’ottenimento dei fondi Pac ha, in taluni ambiti, oscurato e  rallentato la programmazione dei restanti servizi, alcuni dei quali di  particolare rilevanza in tempo di crisi – si legge ancora -. Solo in sparuti casi il monitoraggio ha fatto emergere delle pratiche gestionali improprie  che vanno comunque attenzionate e riportate nell’alveo della normalità e dell’uso corretto delle risorse”.

Forti criticità si registrano, inoltre, sul versante del lavoro minimo di cittadinanza e dei cantieri di cittadinanza e, in alcuni ambiti, aggiungono i sindacati, il percorso di valutazione e validazione è ancora in fase di avvio; in altri, dove il processo è oramai compiuto, l’accesso degli aventi titolo al tirocinio di inclusione risulta ancora negato dai tanti  problemi di ordine burocratico e procedurale.

Per queste ragioni i sindacati chiedono alla Regione Puglia il rilancio delle politiche sociali e un maggiore impegno; l’implementazione di procedure e processi funzionali ad una concreta  integrazione dei servizi socio-sanitari; una implementazione della rete di assistenza tecnico-procedurale a supporto degli ambiti; l’avvio di un processo di sburocratizzazione delle procedure di progettazione, e, al tempo stesso,  vincoli più cogenti in fase di rendicontazione; un tempestivo ed accorto monitoraggio della misura Cantieri di Cittadinanza utile all’efficientamento della piattaforma e una verifica del target di utenti coinvolti in fase di sperimentazione.

I sindacati chiedono al direttore generale della Asl di Lecce, invece, di avviare una attenta attività di monitoraggio e supervisione circa lo stato di attuazione dei nuovi accordi di programma  sottoscritti tra Ambiti e Asl.

“Auspichiamo inoltre l’esercizio di una governance di sistema, possibilmente condivisa con gli  attori istituzionali e sociali del territorio, finalizzata alla realizzazione di  una piena integrazione  socio-sanitaria e alla rimozione dei tanti ostacoli che impediscono una omogenea erogazione e fruizione dei servizi”, concludono le parti sociali.

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