Mercoledì, 22 Settembre 2021
Politica

Mille posti di lavoro grazie allo Sprar: gli enti temono gli effetti del decreto sicurezza

Con l'approvazione del decreto legge rischia anche la rete dell'accoglienza dei progetti Spar. Il coordinamento degli enti gestori rivendica efficacia e professionalità

Foto di repertorio di immigrati

LECCE - Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, vuole rivoluzionare il sistema dell’accoglienza in Italia: il cavallo di battaglia dell’esecutivo troverà concretezza nel decreto “immigrazione sicurezza” che prevede restrizioni per gli stranieri affrontando la materia con carattere di urgenza.

Il decreto legge, come noto, mira a trasformare l’attuale sistema di rilascio dei permessi di soggiorno e si teme per la tenuta dei progetti Sprar dedicati ai rifugiati che hanno preso piede ovunque, ottenendo risultati interessanti sul territorio. La rete Sprar, attiva in 40 Comuni italiani, è considerata un modello europeo in virtù della sua efficienza.

Contro il decreto “Sicurezza”, per quanto ancora in discussione al Consiglio dei ministri, sono già insorti gli enti che gestiscono tali progetti: “Sottolineiamo il grande apporto che, i rifugiati ben integrati e formati dalle procedure Sprar, hanno portato nel nostro territorio, alle classi che sono rimaste aperte grazie ai bambini rifugiati, al lavoro in cui sono impegnati, ai servizi che sono in essere per la loro presenza”, spiegano in un comunicato stampa.

Il coordinamento degli enti sottolinea in particolare il vantaggio economico portato dai migranti e dai progetti a loro dedicati: “Tutto il finanziamento rimane nel luogo dove si fa accoglienza per i servizi in atto, senza dimenticare il numero dei posti di lavoro creati”.

In provincia di Lecce si contano, infatti, più di mille persone, per lo più laureate, che hanno investito nel loro futuro, mettendo al mondo dei figli, accendendo mutui per la prima casa: “Tra queste si contano anche persone che avevano perso il lavoro e che, grazie al grande impegno che in questo settore, hanno riversato sono riusciti a creare un grande lavoro di squadra che non può essere in alcun modo messo da parte”.

Il decreto “sicurezza” è passato sotto la lente di ingrandimento degli enti gestori dello Sprar della Provincia di Lecce, anche dal punto di vista tecnico. E che hanno individuato una serie di punti controversi. Il primo riguarda l’abrogazione della protezione umanitaria: “Ciò priverebbe, di fatto, di un permesso di soggiorno tutte le vittime di tratta, tortura, migranti con disabilità, neo maggiorenni senza famiglia”, denunciano loro.

E ancora: “L’abrogazione del permesso umanitario non riconoscerebbe più a queste persone i diritti inderogabili e le libertà fondamentali che la nostra Costituzione sancisce indipendentemente dal sesso, dalla lingua, dalla religione, dal credo politico, diritti che nel Paese da cui sono fuggiti non sono garantiti. L’Italia ha introdotto e disciplinato negli anni questa forma di protezione rendendo possibile costruire attorno a loro percorsi di legalità ed inclusione che diventano una vera garanzia di sicurezza per la nostra comunità, perché migranti sostenuti nei progetti di integrazione diventano poi cittadini in grado di dare un forte contributo al nostro Paese”.

Il secondo punto riguarda le modifiche  alla rete di accoglienza dei Comuni sinora gestita attraverso il Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati. “Il decreto favorisce l’accoglienza privata, gestita nei grandi centri nei quali non si darebbero servizi ma solo vitto e alloggio, abbassando drasticamente la qualità dell’intervento di accoglienza – si legge in un comunicato stampa-. Bloccare in questi mega centri le persone che hanno fatto richiesta di asilo significa “bloccare” il loro capitale umano e sociale per mesi, anche per anni, senza seguire corsi di lingua, senza seguire corsi di educazione civica, senza comprendere realmente la loro situazione, provocando grave disagio perché è proprio quella la fase più difficile per un richiedente”.

Il coordinamento denuncia anche un potenziale spreco di risorse economiche dovuto al fatto che l’intervento degli operatori della seconda accoglienza diviene difficile “su persone che sono state assoggettate, per mesi, ad un sistema perdente e negativo”. Gli enti gestori dei progetti Sprar rivendicano con orgoglio la propria professionalità e ammoniscono: “L’accoglienza non si improvvisa”.

Gli operatori, nel frattempo, si sono già messi a lavoro su tavoli tematici e, il 25 ottobre a Lecce, terranno un incontro pubblico, aperto alla deputazione salentina ed ai rappresentanti della maggioranza di governo, dell’università, del sindacato, del terzo settore e della Chiesa.

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