Minerva sfida Morciano sulle primarie aperte. Ma rilancia sull'unità del Pd

Il sindaco di Gallipoli ha presentato la sua candidatura: "Basta con i capibastone". Contestato il numero dei delegati deciso dalla commissione

Lucia Viola, Stefano Minerva, Donato Metallo e Andrea Ciardo.

LECCE - La proposta è sul tavolo: primarie aperte così come si fa per scegliere il leader nazionale. Stefano Minerva, sindaco di Gallipoli e già responsabile dei Giovani Democratici, ha annunciato la sua candidatura come segretario provinciale. Svanita l'ipotesi di una soluzione unitaria, si va ognuno per la sua strada.

La corsa sarà dunque a due: l'avversario è Ippazio Morciano, sindaco di Tiggiano, al quale Minerva ha rivolto non solo l'invito ad accettare le primarie aperte ma anche l'accusa di essersi speso a favore del candidato del centrodestra che poi è divenuto il sindaco di Tricase, Carlo Chiuri. Minerva ha di fatto lanciato una proposta di rinnovamento: "Siamo stati soldati di questo partito, pronti a candidature di servizio, ad attaccare i manifesti. Questa generazione è sempre stata dalla stessa parte", ha detto in conferenza stampa questa mattina a Lecce rassicurando però sul fatto che qualunque sia l'esito del congresso, il Pd salentino resterà unito ponendo fine all'ennesima fase travagliata che si è aperta dopo l'uscita di scena del precedente segretario, Salvatore Piconese, passato in Mdp.

Accanto a Minerva era seduto Donato Metallo, sindaco di Racale, amministratore molto apprezzato dentro e fuori il partito: "La mia presenza qui ha più un valore simbolico. Non abbiamo mai parlato di ticket con Stefano. Io sono stato un renziano della prima ora". E del resto, provando a spiegare che l'appartenenza a questo o quello schieramento interno, non possa essere un dogma, lo stesso Minerva ha ricordato di aver sostenutà le ragioni del sì al referendum costituzionale, poi perso dall'allora premier Renzi. 

Il sindaco di Gallipoli ha criticato duramente la decisione della commissione per il congresso, per la quale è stato presentato ricorso agli organi di garanzia, di stabilire in 167 il numero dei delegati: si è trattato, ha detto, di un calcolo chirurgico per cercare di massimizzare il risultato del suo avversario, sostenuto sia dall'area di Renzi che da quella che a livello nazionale fa riferimento al ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Il ragionamento di Minerva è semplice: sono stati penalizzati i circoli più grossi, che saranno sottorappresentati, a favore di 27 piccoli circoli che hanno pochissimi tesserati. Minerva ha quindi riservato parole non di circostanza al commissario provinciale del Pd leccese, il senatore Salvatore Margiotta, accusato di essere un uomo di parte, secondo i desiderata dei renziani. 

"Dalla nostra parte ci sono i giovani, ci sono i militanti. Basta con i capibastone, la mia sarà una segreteria di forze fresche e magari ci saranno anche esponenti che non mi sosterranno: l'unità non si annuncia sui giornali, ma si fa", ha aggiunto il candidato con riferimento alla proposta che gli era stata fatta di fare un passo indietro. Ma, intanto, ha precisato, mentre lui si rendeva disponibile a far spazio, altri lavoravano già alla raccolta dei delegati. 

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Hanno partecipato all'incontro, tra gli altri, anche Andrea Ciardo, attuale segretario dei Giovani Democratici, Sonia Petrachi del circolo di Melendugno, Pierluigi Nestola del circolo di Copertino, Lucia Viola di Lecce.

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