Mobilitazione no-triv. a Porto Cesareo continua la raccolta firme

A Porto Cesareo continua la raccolta firme pro Referendum per dire NO alle trivellazioni nel mar Ionio.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccePrima

Continua a Porto Cesareo la Campagna Pro-Referendum per dire no alle trivellazioni nel mare salentino.

Diverse sono le modalità attraverso cui l'Amministrazione Comunale targata Progetto Futuro si è attivata per la raccolta firme. Un "tour de force" per contribuire al raggiungimento delle 500.000 firme in ambito nazionale.

L'attività di raccolta durante la settimana appena conclusa è avvenuta presso il Municipio di Porto Cesareo in via Petraroli, e lì continuerà ancora per pochi giorni tutte le mattine dalle ore 9.00 alle ore 12.00.

Durante la settimana sono stati organizzati diversi punti di raccolta a Porto Cesareo, sia grazie ad alcuni amministratori locali che si sono resi disponibili per l'autentica delle firme e sia grazie al prezioso aiuto e contributo di alcuni cittadini e associazioni locali.

Intorno alle 550 le firme raccolte i 6 giorni. Le ultime 196 ieri sera nel banchetto organizzato grazie al sostegno del circolo Legambiente locale.

Questo pomeriggio dalle 17.00 alle 21.00 si terrà un'altra postazione in Piazza Nazario Sauro, nello spazio antistante la Chiesetta, e lì continuerà nella mattinata di domani dalle ore 9.00 alle ore 12.00. Nei prossimi due giorni si punta a raccogliere il maggior numero di firme.

L'iniziativa prende vita dal movimento "Possibile" guidato dall'ex esponente della minoranza del Pd Pippo Civati ed è stata poi sostenuta da diversi politici tra cui Rocco Palese del Movimento "Oltre con Fitto", e sposata dall'Amministrazione Comunale di Porto Cesareo, guidata dal Sindaco Salvatore Albano, che la sta portando avanti insieme al movimento politico di appartenenza Progetto Futuro e a tutte le associazioni locali e ai cittadini che stanno proponendo il loro contributo attivo.

Il Referendum proporrà l'abrogazione di quelle norme che hanno reso semplice alle multinazionali petrolifere investire nei nostri mari per l'estrazione di petrolio.

La battaglia perseguita, su cui ormai converge tutto il Salento, si fonda su un importante principio di derivazione comunitaria, ovvero che "il soddisfacimento dei bisogni delle popolazioni presenti non deve mettere a repentaglio la qualità della vita e le possibilità per le generazioni future".

Proprio questo principio comporta, nel caso di specie, il divieto di intraprendere attività di ricerca idrocarburi che anche solo potenzialmente possano provocare dei danni all'ambiente e all'ecosistema delle aree oggetto delle attività di ricerca.

Sindaco di Porto Cesareo Salvatore Albano esprime soddisfazione per l'iniziativa in itinere. "In questi giorni di raccolta firme siamo stati in contatto diretto, su questa tematica, sia con i cittadini residenti che con i turisti. Abbiamo trovato moltissime adesioni da parte dei turisti che con voglia e convinzione hanno voluto aderire alla protesta senza distinzione di collocazione geografica. Hanno aderito veneti, romagnoli, liguri, napoletani, baresi, a conferma che la cultura dello sviluppo sostenibile appartiene non solo al Salento, ma a tutt'Italia. Purtroppo l'iniziativa del Referendum, avviata in agosto, è stata conosciuta dalle nostre realtà salentine solo a inizio settembre, grazie alla stampa locale, e ci siamo attivati immediatamente. Pare però che il tempo ci remi contro stante il fatto che fino a un paio di giorni fa si era a quota di sole 200.000 firme a livello nazionale. Noi non ci arrendiamo e continueremo a dare il nostro contributo per i prossimi pochi giorni utili rimasti. Chi non ha ancora firmato si affretti!

Abbiamo accolto positivamente dai giornali la notizia di oggi inerente l'iniziativa delle 5 regioni, tra cui la Puglia, che si stanno attivando per chiedere il referendum. Mi auguro che anche quest'iniziativa regionale vada a buon fine. Se così fosse, nel caso non si dovessero raggiungere le 500.000 firme non perderemo comunque l'opportunità del referendum "

Secondo l'art. 75 della costituzione, infatti, "è indetto referendum popolare per deliberare la abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali".

Nello specifico, due sono i quesiti a cui si chiede l'adesione per l'indizione del referendum:

QUESITO : ELIMINAZIONE DELLE TRIVELLAZIONI IN MARE

L'obiettivo del quesito è abrogare quelle parti dell'articolo 35 del cosiddetto "Decreto-sviluppo" (governo Monti, 2012) che derogano al divieto generale di trivellazioni entro le 12 miglia dal perimetro delle aree protette marine e terrestri, per quanto riguarda gli iter autorizzativi già in corso.

QUESITO: ELIMINAZIONE DEL CARATTERE STRATEGICO DELLE TRIVELLAZIONI

Si tratta di un quesito strettamente legato al quesito precedente. Attraverso lo "Sblocca Italia", il Governo ha incluso le attività di ricerca e coltivazione (estrazione) di idrocarburi tra le attività strategiche indifferibili e urgenti che, pertanto, possono usufruire di iter autorizzativi facilitati e in deroga (cancellando importanti elementi di garanzia e di controllo quali il vincolo preordinato all'esproprio e depotenziando la partecipazione delle Regioni e degli enti locali ai relativi procedimenti amministrativi), oltre a prevedere tempi più lunghi per le concessioni di esplorazione (fino a 12 anni) e di sfruttamento del giacimento.

Il quesito mira a eliminare il carattere strategico della ricerca e trivellazione di idrocarburi, riportando l'iter autorizzativo alla procedura ordinaria e, al contempo, riducendo la durata delle autorizzazioni di esplorazione e sfruttamento (rispettivamente 6 e 30 anni).

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