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La “passione” degli universitari continua. Rinviata la discussione del decreto

Occupata la sede Adisu, cortei in città e assemblea fino all'esito della conferenza Stato-Regioni rimandata al 21 febbraio. Una vittoria per gli studenti. "Ma il ministro non può fare altri colpi di coda. Sarebbe anti-democratico"

La mobilitazione degli studenti universitari.

LECCE – E’ stata un’altra giornata di passione, quella di oggi, per gli universitari leccesi così come accaduto nel resto degli atenei d’Italia. E di mobilitazione contro il decreto del ministro Francesco Profumo che, “diversamente da quanto contenuto negli spot del governo”, nella lettura che offrono gli studenti, mira a ridurre sensibilmente la platea degli idonei ad ricevere le borse di studio.

I numeri del decreto che è approdato oggi in conferenza Stato – Regioni a Roma, mentre nelle sedi universitarie si consumava la rivolta, sembrano dar loro ragione. Al centro del mirino, infatti, vi è il criterio del reddito che opera una vistosa discriminazione tra le regioni del Nord e del Sud, a partire da un differente livello di reddito.

I più fortunati, neanche a dirlo, gli iscritti alle università del Settentrione per cui l’asticella del reddito Isee sufficiente ad ottenere le agevolazioni, sarebbe di 20 mila euro e quindi, in assoluto, la più alta. Se la caverebbero peggio a Roma e dintorni (17 mila e 150 euro) , mentre gli studenti di casa nostra non potrebbero superare la soglia di 14 mila e 300 euro  per ottenere il medesimo servizio.

“Un regalo alla Lega, fatto da questo governo in calcio d’angolo, a ridosso delle dimissioni”, hanno commentato i ragazzi di Link-Udu trovando sponda i numerosi rappresentanti politici. “Disastrose”, poi, le conseguenze. Secondo il bilancio tracciato dal sindacato, la metà degli iscritti all’Università del Salento perderebbe tutte le agevolazioni: niente borsa di studio né accesso agli alloggi. Con la certezza che un viaggio in un ateneo del Nord garantirebbe ciò che qui non si potrà più avere.

casa occupata 5-2Lo svuotamento delle università da Roma in giù sembra dietro l’angolo. Così come la “costruzione di un sistema di studio elitario ed accesso ridotto”. Mentre cresce il peso della contribuzione studentesca rispetto al sostegno garantito dal ministero e dalle Regioni che arriverebbe a copertura di ciò che manca. “Paghiamo di più per ottenere sempre di meno”, tuona una ragazza dalla sede Adisu che, da questa mattina, è ufficialmente occupata.

Prima la corsa pacifica, ma chiassosa, lungo i corridoi dell’agenzia per il diritto allo studio, poi gli striscioni calati da tutti i balconi in segno di protesta, infine un lungo corteo ha attraversato tutte le vie della città. Gli studenti hanno concesso il bis, tornando ad ingolfare il traffico all’altezza del bar “Commercio” e nei pressi della rotonda dell’Obelisco. “Il diritto allo studio non si tocca”, è lo slogan ripetuto in difesa di ciò che considerano un attacco frontale al sistema universitario italiano.

E la mobilitazione non terminerà qui. Sebbene dall’Adisu avvisano che i ragazzi, già nel pomeriggio, non ci sono più, Link Udu offre un’altra versione: “L’occupazione proseguirà eccome, fino al 21 febbraio”. L’appuntamento per la discussione del decreto è stata aggiornata, infatti, a quella data. Finché la conferenza Stato-Regioni non riaprirà la discussione, la mobilitazione continuerà più accesa di prima.

Per gli studenti di Link-Udu oggi si è messo a segno il primo punto: “La protesta ha avuto, come risultato, il fatto di impedire l’approvazione silenziosa della norma. – spiega Sara Ingrosso – Il ministro Profumo non può fare ulteriori colpi di coda: deve ritirare il decreto. Approvarlo a pochi giorni dalle elezioni sarebbe davvero un atto anti-democratico”.

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