Imu e Tasi, Palazzo Carafa vs Uil. Smaltimento dell’organico aumenta del 300 per cento

Attilio Monosi e Paolo Perrone contestano il rapporto stilato dal sindacato. “Lecce un successo”, ma per abbassare la Tari chiedono la discarica di Corigliano

L'assessore Attilio Monosi e il sindaco

LECCE  - “Lecce città di successo e tra le più interessanti d’Italia dal mercato immobiliare”. Rispondono così Attilio Monosi e Paolo Perrone, rispettivamente assessore e sindaco di Lecce, al report pubblicato da Uil giorni addietro che ha annoverato il capoluogo salentino tra le dieci città italiane più pressate dal punto di vista fiscale.  L’esponente con delega al Bilancio e il primo cittadino hanno convocato, in mattinata, una conferenza stampa dopo aver atteso, a loro dire, il termine delle elezioni di domenica scorsa. Un paio di giorni dopo la pubblicazione dello studio sui tributi locali da parte del sindacato, erano giunte le parole di Monosi e del sindaco, adirati per l’operazione di ”screditamento” nei confronti dell’operato della giunta salentina.

“Lo studio non ha senso perché sono sballati i criteri di valutazione. Neppure il segretario Uil di Lecce (Salvatore Giannetto, ndr) è stato in grado di leggere quei dati”, ha dichiarato Perrone. Secondo il principale inquilino di Palazzo Carafa, l’analisi sarebbe stata effettuata sulla scorta degli acconti delle tasse versate dai contribuenti i primi giorni di giugno, per poi essere divisi per il numero di abitanti. Ma Imu e Tasi ha insistito il sindaco, vengono versate solo ed esclusivamente per le seconde case. Un elemento, stando a quanto affermato durante la conferenza, che si traduce in un “successo immobiliare” del capoluogo salentino: decimo d’Italia dopo grandi capoluoghi tra i quali  Roma, Milano, Genova, Bologna, Bari e Siena.

Città in cui, evidenziano i due esponenti comunali, vi sono diversi investimenti in immobili non soltanto dal punto di vista turistico, commerciale e artigianale, ma anche semplicemente da parte delle famiglie che acquistano appartamenti per i figli universitari.  Per dimostrare come lo studio da parte dell’organizzazione sindacale sia dal suo punto di vista poco verosimile, l’assessore ha messo a raffronto Lecce con un altro comune affine per vocazione turistica.  In entrambi i casi, sono stati considerate 400 case di prima proprietà, 450 di seconda, 110 locali commerciali e 40 laboratori artigianali, per un totale di mille immobili. Lo scopo, con la dimostrazione fatta di numeri, è quella di evidenziare come, al contrario di quanto affermato nello studio di Uil, Lecce non sia la città tra le città più care. Tutt'altro.IMG_1115-3

Se l’aliquota Imu è del 10,6 per cento in ogni capoluogo di provincia, fanno sapere da Palazzo Carafa, non soltanto Lecce la rispetta come previsto dalla Legge di Stabilità, ma  sarebbe tra i comuni più virtuosi. Il motivo? Le sue numerose agevolazioni concesse ai contribuenti per consentire lo sviluppo economico. Attilio Monosi ha snocciolato i destinatari degli "sconti": gli sgravi vengono applicati a chi utilizza l’appartamento di famigliari in comodato d’uso, passando a chi gestisce edifici per la cultura come i teatri (dal 10,6 al 7,per cento). Ancora più vantaggiose le riduzioni per le onlus, fino al 50 per cento, e così anche per i proprietari di locali che applicano canoni ragionevoli a commercianti e artigiani. “Stesso discorso per quanto riguarda le marine leccesi – afferma l’assessore al Bilancio e a Tributi- dove sgraviamo di sei punti percentuali le imposte per quei titolari di abitazioni che locano a 8 euro al metro quadrato. Sconto anche alle strutture ricettive situate a due chilometri dalla linea di battigia”.

Le agevolazioni, inoltre, sarebbero rivolte anche ai possessori di immobili del cosiddetto “Distretto urbano del commercio”, nella fascia che include Piazza Mazzini e il quartiere Stadio: cittadini che facilitano imprenditori e negozianti ad aprire nuove attività, godranno di uno sconto di tre punti. Fin qui, secondo quanto illustrato, sembrerebbe tutto rassicurante. Ma a far tremare i cittadini, e le loro tasche, ci penserà la batosta della Tari, la tassa sui rifiuti: aumenta per i leccesi di otto punti. Incremento che, secondo le parole degli amministratori, non ha nulla a che vedere con il nuovo metodo di raccolta dei rifiuti porta a porta. A far lievitare le tariffe, invece, sarebbe lo smaltimento dei rifiuti.  Se prima il costo era di 54,60 euro più Iva, per tonnellata quando i rifiuti venivano piazzati nel centro di raccolta di Cavallino. Ora, che invece finiscono a Statte, il costo è di 87,50 euro. L’incremento è del 40 per cento. Ma non è finita qui.  Un aumento del 300 per cento è previsto per l’organico: trasportarlo nell’impianto di compostaggio ha un costo di ben 160 euro per tonnellata. Una cifra da capogiro. “Il problema non riguarda Lecce, ma l’intera Puglia. Confidiamo nel governatore Michele Emiliano (commissario regionale degli Oga pugliesi, l’ente che disciplina la raccolta e smaltimento dei rifiuti, ndr), affinché affronti la situazione. Vi sono discariche pronte e attrezzate, come quella di Corigliano d’Otranto, ancora inutilizzate”, conclude.

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