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Mozioni senza tempo e il consiglio comunale annaspa

Torna a riunirsi l'assise cittadina. In agenda ci sono venti richieste che risalgono al 2008 e al 2009. Pisanò: "E' anche colpa del protagonismo di alcuni". Rotundo: "Abolire il numero legale"

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LECCE - Il consiglio comunale di Lecce, dopo la lunga pausa estiva, torna a riunirsi oggi. All'ordine del giorno ci sono, oltre a sette ordini del giorno, dieci interpellanze e trentadue mozioni. Urgenti le prime, piuttosto datate le seconde. Ben venti risalgono al 2008 e al 2009. Dieci riferite ad un anno e dieci all'altro. Non è una novità, il pacchetto di arretrati è come lo stock del debito pubblico italiano, aumenta ogni giorno.

Ammesso che si raggiunga il numero legale, cosa non scontata, il presidente dell'assise, Eugenio Pisanò, darà il via ai lavori. Nelle interpellanze si parlerà di reflui nel mare di San Cataldo e della darsena, dell'erosione costiera e dei pannelli solari nella Valle della Cupa e di molti altri temi. Sei sono a firma di Wojtek Panckiewicz, del Centro moderato - Partito della nazione, tre di Angelamaria Spagnolo, del Pd. Unica voce della maggioranza, il consigliere Antonio Lanzilao (gestione della darsena di San Cataldo alla Lega Navale).

Un capitolo a parte meritano le mozioni: andando in ordine cronologico, la prima è stata depositata l'11 marzo del 2008 dalla Spagnolo e riguarda l'allargamento della Ztl. Nell'elenco ricorre anche quella sulla denominazione dello stadio di Via del Mare (Pankiewicz). La consigliera del Pd e l'esponente centrista si confermano i più attivi, a fronte di consiglieri di cui non si ha quasi traccia durante l'intera consiliatura, che si avvia ormai verso la scadenza naturale. Ma ha ancora senso portare in aula le mozioni dopo tanto tempo? E, soprattutto, perché si accumulano questi ritardi?"In parte è colpa del protagonismo di alcuni consiglieri - spiega Pisanò -, in parte della pessima abitudine, già stigmatizzata in passato, per cui all'ora del Carosello, le sedute vengono sciolte per mancanza del numero legale".

Secondo il presidente, molti degli argomenti sollecitati, non hanno nemmeno attinenza con le competenze dell'istituzione: "Un conto è parlare di trasporti, di verde pubblico, un altro di questioni astratte che non hanno né capo né coda". Per cercare di evitare che l'attività del consiglio venga sommersa dal peso delle mozioni, l'ufficio di presidenza ha stabilito - in accordo col regolamento già esistente - che una seduta al mese verrà destinata alla discussione delle stesse. Nelle settimane scorse, tra l'altro, Pisanò ha chiesto ai consiglieri, con una lettera ufficiale, di ritirare le mozioni datate, ma il suo invito è stato accolto, sottolinea, "solo da qualcuno".

"Come gruppo del Pd abbiamo ritirato decine di mozioni perché discuterle a tempo scaduto non ha senso. La causa di questi ritardi sta nel cattivo funzionamento del consiglio", precisa Antonio Rotundo, leader dell'opposizione a Palazzo Carafa. "E' già previsto che una seduta al mese debba essere riservata a questo tipo di discussioni ma per quattro anni la regola è stata ignorata. Ci vuole anzi una modifica - aggiunge il portavoce del centrosinistra - grazie alla quale, sul modello parlamentare del question time, non venga richiesto il numero legale. In questo modo nessun gruppo può pregiudicare e boicottare la discussione".

Intanto, per affrontare alcune vicende, i consiglieri sono costretti a ricorrere ad espedienti, come la domanda di attualità che però, contingentata dal rigore dei tempi, non permette se non un accenno del tema. "Oggi lo farò per quanto riguarda la situazione di difficoltà dei Cantieri teatrali Koreja - anticipa Rotundo - ma cosa mai si potrà dire in meno di cinque minuti? Se presentassimo una mozione, che sarebbe lo strumento più adeguato, se ne parlerebbe fra un paio di anni per come vanno le cose con questa maggioranza".

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