"No al decreto sicurezza, sì alla protezione umanitaria": la protesta in Prefettura

I gestori dei Siproimi (ex Sprar): "Rischiamo di non poter più aiutare centinaia di persone vulnerabili e non abbiamo più potuto partecipare ai bandi della Prefettura"

In foto: la protesta davanti alla Prefettura di Lecce

LECCE – Chiedono di tornare al vecchio sistema di gestione dell'accoglienza dei titolari di misure umanitaria e dei richiedenti asilo. Cioè alla rete Sprar, sostituita dalla nuova Siproimi. Ma non solo: al governo è richiesta una misura ancora più forte, ovvero l'abrogazione del decreto sicurezza con la contestuale chiusura di Cas e Cpr.

I gestori degli enti Siproimi di Lecce, insieme ad Arci e all'associazione Philos di Martano, si sono dati appuntamento questa mattina davanti alla Prefettura del capoluogo per un sit-in di protesta.

“Il governo, in queste ore, si affanna a cercare soluzioni tampone per cercare di sfuggire alla responsabilità che si è assunto mettendo per strada migliaia di persone vulnerabili. In questi mesi, infatti, sono state messe fuori dai centri di accoglienza, senza alcun supporto, donne, bambini, persone fuggite dalle stanze di tortura libiche. Non ci accontenteremo delle circolari tranquillizzanti”, spiegano gli interessati, radunati in via XXV luglio.

“Due circolari, arrivate proprio a Natale – spiega Anna Caputo di Arci Lecce -  ci impongono di mettere alla porta i richiedenti asilo e i rifugiati. Le persone in protezione umanitaria dovrebbero essere messe nei Cas, nonostante abbiano già fatto percorsi per l'integrazione e l'inserimento lavorativo. Altri ancora dovrebbero restare all'interno dei Siproimi, godendo di vitto e alloggio e avvalendosi, però, di servizi esterni che utilizzano altre forme di finanziamento. In questo modo rischieremmo di far spendere ancora più soldi allo Stato. Ricordiamo, peraltro, che nei progetti di cui si occupano i Sipromi sono ricompresi i servizi per affrontare il disagio sanitario e il disagio psichico e ci sono persone con gravi deficit che hanno bisogno di cure continue, malati terminali, persone paralizzate e senza arti. Nella sola provincia di Lecce si contano centinaia di casi”.siproimi-2-2

Quali sono stati gli effetti di questi provvedimenti sui livelli occupazionali? “Facciamo i conti con una riduzione notevole del lavoro nei Cas perché, non essendo più previsti i servizi di integrazione, abbiamo deciso di non partecipare più a bandi della Prefettura relativi al terzo settore. In tutta Italia abbiamo perso circa 15 mila posti di lavoro. Arci Lecce ha rinunciato a circa 60 persone”, puntualizza Anna Caputo.

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La posizione di Arci è analoga a quella dell'associazione Philos. “A Martano – racconta la presidente Ilaria Zacheo - gestiamo due progetti, uno volto all'assistenza dei richiedenti asilo e delle persone in protezione umanitaria e molti di queste soffrono di disturbi gravi. Anche noi abbiamo rinunciato a partecipare ai bandi della Prefettura lasciando a casa 10 persone”.

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