"No a Ceta e ogm": associazioni agricole contro la ministra Bellanova

Una rete di associazioni locali invita a rivedere le aperture sui temi: "Necessario tutelare la biodiversità e promuovere pratiche naturali, senza l'uso di pesticidi"

Foto di repertorio: una campagna salentina

LECCE – Un forte e chiaro “no” al trattato di liberalizzazione commerciale tra Europa e Canada (Ceta) e agli ogm. I firmatari dell'appello, rivolto alla ministra all'Agricoltura, Teresa Bellanova, a non aprire il dialogo su questi punti viene da alcune organizzazioni di agricoltori, contandini, imprese e cittadini che si dicono interessate a tutelare la biodiversità naturale.
 
“Siamo uomini e donne che quotidianamente lottano affinché siano tutelati quei beni preziosi che sono la terra e i suoi prodotti, ed operiamo per la costruzione di filiere economiche innovative e sostenibili, per aumentare le opportunità di chi sceglie di rimanere al Sud”, scrivono in una nota stampa per giustificare le ragioni della loro opposizione.
 
E sembrano avere le idee chiare sul Ceta che, a loro dire, “non favorisce il made in Italy né tutela le produzioni di qualità italiane ed è considerato un cavallo di Troia per aggirare in realtà quei limiti che l’Unione europea impone alla circolazione di prodotti alimentari con residui di pesticidi nel cibo, all’uso di ormoni ed antibiotici nell’allevamento”.

I loro obiettivi sono quelli di praticare infatti un'agricoltura naturale, che faccia a meno dei prodotti chimici di sintesi e degli ogm; promuovere le pratiche eco-compatibili; creare una comunità che si autodetermina; garantire la la qualità del prodotto e la sua tracciabilità; custodire il paesaggio, le risorse locali, le identità e le culture.

“La sua visione, ministro Bellanova, non ci appartiene – scrivono loro -. Lei ha detto di voler confrontarsi con le associazioni di categoria: noi la invitiamo a confrontarsi anche con le piccole realtà come la nostra, che rappresentano davvero un’eccellenza nel nostro Paese ma che dalle istituzioni raramente vengono considerate”

Queste le associazioni firmatarie dell'appello che costituiscono la rete salentina dei coltivatori di cambiamento:  associazione Salento Km0, Laboratorio Beth, associazione Diritti a Sud / Sfruttazero, Terre Paduli azienda agricola, Aps Verdesalis, Agricola Karadrà, Lagorosso, Melusina, Staiterraterra, associazione Officine Cittadine, apicoltura Saverio Alemanno, società agricola Merico Maria Rosa, associazione Casa Delle Agriculture Tullia e Gino, Castiglione, società agricola cooperativa Casa delle agriculture, Agricola Nerò, Madreverde, Terrarossa, agriturismo Lu Schiau, Orti di Vita.

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