Guerra di cifre: "Con Salvini almeno 800 persone". Ma quanto è triste la politica dei numeri

I partecipanti alla manifestazione elettorale con il leader leghista erano, secondo gli organizzatori, molti di più di quelli citati dagli organi di informazione. Una precisazione di cui si prende atto, ma che impone anche alcune considerazioni più generali

Luca Capoccia photo.

LECCE – Al coordinamento regionale di “Noi con Salvini”, evidentemente, credono che le stime sulle partecipazioni alla manifestazioni elettorali un cronista se le inventi, magari sulla base del proprio orientamento politico.

E’ per questa convinzione che, nell’odierna mattinata, hanno inviato alle redazioni un comunicato “al fine di ripristinare la verità, ancora una volta distorta e vilipesa da alcuni organi di stampa che, dimenticando il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e della buona fede - Codice deontologico del giornalista -, hanno divulgato fatti errati e non rispondenti al vero circa il numero di partecipanti alla manifestazione di ieri”.

Per gli esponenti del movimento di Salvini, per farla breve, “la sala nella quale Matteo Salvini ha incontrato i suoi numerosi sostenitori era organizzata con 500 posti a sedere tutti regolarmente occupati e, ai lati della stessa ed in prossimità vi erano all’incirca altri 300, 350 persone”. Insomma almeno 800 simpatizzanti avrebbero partecipato alla manifestazione. Di questa precisazione, al netto delle lezioni sulla deontologia professionale, prendiamo atto e diamo diffusione.

Ma anche noi, una volta tanto, sentiamo il bisogno di mettere qualche puntino sulle i, nella consapevolezza che - solo per rimanere negli ultimi mesi - abbiamo subito insulti e intimidazioni, provenienti dalle più diverse frange: a testimoniare che non si tratta affatto di un pregiudizio viziato dall’ideologia, ma di un preconcetto che ha nel mirino la figura del giornalista in quanto tale, genericamente considerato asservito al “potere”. E’ curioso, certo, che queste contestazioni vengano mosse, quasi sempre ma non solo, sia dall’estrema destra che dall’estrema sinistra, perché è abbastanza improbabile scontentare tutti allo stesso tempo. Ma pazienza.

Sono però da puntualizzare due aspetti, il primo sulla quantità, il secondo sulla qualità del dibattito politico. Partiamo dai numeri: per un occhio abituato, non è difficile fornire una proporzione realistica. Se uno è solito andare allo stadio, ad esempio, riesce ad approssimare il numero degli spettatori ben prima di leggere il dato ufficiale. Ma chi ha il dovere di raccontare un fatto e presentarlo ai lettori chiede in genere il conforto delle autorità di pubblica sicurezza, così come è accaduto ieri. E’ vero anche che le cifre istituzionali e quelle degli organizzatori non collimano quasi mai e che la verità sta quasi sempre nel mezzo. Ma sono poi così importanti "le dimensioni"?

_LUC6969-3E qui veniamo al lato sostanziale: siamo portati a pensare, per esperienza, che la ricerca di visibilità in campagna elettorale porti all’esasperazione di alcune polemiche fini a se stesse, ma prendiamo anche atto come, e sempre più velocemente, gli esponenti politici – salvo rarissime eccezioni – cerchino rifugio in teatri e alberghi, nel tentativo di salvare le apparenze a beneficio delle telecamere. Ed è una considerazione che esula da qualsiasi riferimento alla vicenda di ieri, perché Salvini è oggetto di contestazioni in tutte le città, almeno dalla Linea Gotica in giù (fattasi la domanda - perché -, si dia anche una risposta).

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L'abbandono delle piazze è una delle conseguenze più immediate del distacco dei cittadini dalla politica: questo gap cresce parallelamente alla trasformazione dei partiti tradizionalmente intesi in movimenti liquidi che si affidano al carisma di questo o quell’esponente e all’adozione di un linguaggio diretto sempre più alla pancia delle persone che alla testa.  E' molto più faticoso, del resto, far ragionare un elettore che farlo arrabbiare ricorrendo a slogan semplicistici e paure recondite. Non sono pochi coloro che stanno facendo fortuna abbassando il livello del confronto democratico.

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