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Vertenza Mps . Un’altra sentenza sconfessa la decisione del giudice di Siena

Il sindacato Fisac Cgil: "Il giudice di Roma ha emesso una sentenza diametralmente opposta, quindi la cessione di ramo d'azienda è legittima. Pesante eredità immorale che hanno lasciato i firmatari dell'accordo, bocciato dagli stessi lavoratori"

Foto di archivio

LECCE – Il sindacato Fisac Cgil torna sulla vertenza Mps – Fruendo che ha portato all’esternalizzazione di 108 persone nella sola sede leccese dell’istituto bancario. Il 13 aprile, infatti, il tribunale di Siena ha definito “illegittima la cessione della Daaca Monte Paschi a Fruendo, considerando inesistente il presunto ramo d’azienda”: la sentenza è sapientemente articolata, sviscerando tutti gli aspetti della questione, e conclude che nessun aspetto dell’articolo 2112 sarebbe stato praticamente rispettato.

Questa è una grande soddisfazione per il sindacato che “ha sempre rifiutato la logica di sacrificare i diritti di alcuni lavoratori aderendo ad un progetto aziendale scorretto”.

“Ci sta a cuore sottolineare come questa sentenza, che riguarda circa 250 lavoratori di 4 dei 7 poli di Fruendo, costituisca una pietra miliare per la vertenza legale di tutti e una base fondamentale per una eventuale soluzione politica nell’ambito dei cambiamenti che probabilmente il mercato porterà per il gruppo Mps; nessuno potrà dimenticare i lavoratori di Fruendo”, si legge in una nota stampa.

Il giorno dopo un altro giudice di Roma ha rigettato, invece, analogo ricorso “sostenendo che il ramo d’azienda esiste ed è conforme all’articolo  2112, quando si dice la certezza del diritto”.

“Ci colpisce profondamente la inconsistenza delle motivazioni del giudice di Roma – proseguono i referenti di Fisac -, come se avesse dovuto arrampicarsi sugli specchi nel sostenere che quello ceduto è un ramo d’azienda e in particolare la parte riportata in ultima pagina e seguita dalla decisione di respingere il ricorso dei lavoratori; la sentenza recita: l’autonomia organizzativa e funzionale del complesso dei servizi ceduti, per gli effetti dell’articolo 2112 codice civile è stata riconosciuta anche dalle organizzazioni sindacali nell’accordo del 21 dicembre 2103 inerenti alla cessione in oggetto”.

Questo il commento dei sindacalisti Cgil: “Tralasciando la singolarità di un giudice che utilizza, con apparente strumentalità, un argomento tanto inconsistente per avvalorare una decisione diametralmente opposta a quella del tribunale di Siena, al contrario argomentata con elementi solidi di diritto, non possiamo tacere lo squallore della eredità immorale che ci hanno lasciato i signori firmatari della ignobile premessa dell’accordo, clamorosamente bocciato dalla maggioranza dei lavoratori interessati, e che ora si ritorce, presumiamo come nelle intenzioni di chi lo ha sottoscritto, contro di essi anche sul piano legale”.

Fisasc avvisa che valuterà come chiamare tutti coloro che hanno operato in questo modo a rispondere delle conseguenze, in ogni sede possibile. “Ci auguriamo che i lavoratori sappiano fare le scelte migliori, anche in vista dell’approssimarsi di nuove possibili tensioni per il gruppo Mps”, conclude la nota.

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