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Orchestrali, è ancora protesta. “Vogliamo le dimissioni di Gabellone e del Cda”

I dipendenti della Fondazione Ico si sono nuovamente riuniti in assemblea presso Palazzo Adorno. Sono senza stipendio da gennaio e vanno incontro al licenziamento. Ugl: “Gli amministratori non hanno rinunciato ai loro soldi, ora la gestione deve passare alla Regione”

LECCE – Seconda giornata di protesta per i dipendenti dell’orchestra Tito Schipa di Lecce che, anche questa mattina, si sono riuniti in assemblea all’interno della sala giunta di Palazzo Adorno. Praticamente un “bis” di quanto già accaduto ieri quando, esasperati dalla mancanza di stipendio e da un futuro che si profila a tinte fosche, gli orchestrali ed il personale della Fondazione hanno optato per la mobilitazione.

Dal mese di gennaio, è bene ricordarlo, nessuno di loro percepisce un euro di compenso. La stagione concertistica, calendarizzata per metà giugno, è stata annullata per mancanza di copertura economica. E sulla testa di tutti pende la spada di Damocle del licenziamento: il 6 luglio saranno accompagnati alla porta 37 lavoratori con contratto a tempo indeterminato, 17 a tempo determinato, due amministrativi e due ausiliari.

Un disastro occupazionale vero e proprio. Aggravato dal rischio di far chiudere i battenti ad un’istituzione che ha reso prestigio alla cultura dell’intero territorio salentino e di perdere persino i 500 mila euro del fondo Fus, stanziati per il cartellone estivo.

L’ente pubblico, peraltro, gestito dalla provincia di Lecce (Antonio Gabellone è presidente della relativa Fondazione) è stato messo in ginocchio innanzitutto dal taglio dei fondi destinati al comparto cultura e dagli effetti della legge di riordino “Delrio”, ma anche dai ritardi accumulati dalla Regione Puglia in sede di promulgazione della legge per l’attribuzione delle relative deleghe.

C’è un altro aspetto però, certamente non secondario, che ha fatto gridare allo scandalo i dipendenti: se gli stipendi di 60 persone non sono stati erogati, d’altra parte l’intero Consiglio d’amministrazione della Ico non ha voluto rinunciare ai propri compensi. I conti in tasca ai dirigenti li fa Realino Mazzotta, 1° violoncello dell’orchestra e rappresentante Rsa di Ugl: “Leggendo il bilancio di previsione abbiamo scoperto che l’intero Cda, compreso quello il suo presidente, si è riservato una retribuzione pari a 52 mila euro: cifra che non è stata ridotta di un solo centesimo in questo periodo. Allo stesso modo, anche la dottoressa Manni, direttore amministrativo esterno, riceverà un compenso di 42 mila euro pur non avendo prodotto, nell’arco di 6 mesi, alcun risultato apprezzabile”.

In poche parole gli amministratori hanno mantenuto i propri compensi “pur avendo realizzato alcuna strategia manageriale né individuato opportunità artistiche nel territorio”. Per queste ragioni molti lavoratori si sono spinti a chiedere le dimissioni dell’intero Cda, comprese quelle di Gabellone, perché ritenuti “non all’altezza del ruolo”.

Le dimissioni devono essere date a favore del prefetto di Lecce, Giuliana Perrotta, che si è resa disponibile a presiedere la Fondazione, garantendone gratuitamente il suo traghettamento verso una guida della Regione Puglia, unico ente allo stato attuale che può assicurarne la sopravvivenza e il rilancio”, hanno precisato i sindacalisti Ugl che avevano già presentato un esposto alla Corte dei Conti in cui denunciavano presunti sprechi gestionali.

Parimenti, i colleghi di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, hanno chiesto a tutti i componenti della Fondazione di fare un passo indietro, per lasciar spazio a nuovi soggetti, “autorevoli e competenti”, capaci di traghettare la prestigiosa orchestra verso un futuro sostenibile.

Per quanto riguarda le sorti dei lavoratori, nessuno, questa mattina, si è ancora affacciato in assemblea. Nessun rappresentante istituzionale ha ancora teso la sua mano. E la protesta odierna è stata persino ostacolata: il portone di Palazzo Adorno, all’arrivo degli orchestrali, risultava serrato. E’ stato aperto solo in un secondo momento, per permettere ai lavoratori di entrare. A questo proposito il rappresentante Ugl, Mazzotta, ha voluto denunciare la “mancanza di disponibilità” del presidente Gabellone che ieri è intervenuto in assemblea “chiedendo di interloquire con i soli segretari sindacali e rifiutandosi di parlare direttamente con i lavoratori”.

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