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“Ospedale di Campi chiude e il Fazzi rischia di scoppiare”

Lettera aperta al presidente Vendola e all'assessore Attolini a firma dei due consiglieri regionali del Pd, Antonio Maniglio, e Pino Romano: "Sperimentare l'ospedale di comunità per decongestionare il nosocomio leccese"

CAMPI SALENTINA – “Il Fazzi rischia di scoppiare”. Non usano mezze parole i consiglieri regionali del Pd, Antonio Maniglio e Pino Romano, per sottolineare i disagi del nosocomio leccese, sottolineando che sia sufficiente fare un giro nei reparti e negli ambulatori, ascoltare medici,  infermieri e pazienti, per capire che gran parte della domanda di salute, compresa quella che dovrebbe essere gestita dalla medicina territoriale, si concentri nell’ospedale cittadino.

“Sono gli effetti del riordino ospedaliero – chiariscono - e, nel caso del Fazzi, della chiusura dello stabilimento di Campi Salentina che ha privato un distretto di 100mila abitanti di un ospedale di riferimento. Il numero di prestazioni del pronto soccorso, la mancanza di posti letto in reparti decisivi e la riduzione del personale testimoniano una situazione di continua emergenza che può avere ricadute tragiche sui pazienti”.

Per questo, i due scrivono una lettera aperta al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e all’assessore alla sanità, Ettore Attolini, ribadendo le ragioni per le quali, in passato, avevano proposto di attivare a Campi “un ospedale di comunità che consentisse anche di decongestionare l’ospedale cittadino”: “Pensiamo – precisano - a quanto sta accadendo per il reparto di medicina: i 40 posti del Fazzi sono insufficienti rispetto alla domanda dei pazienti. Tanto è vero che molti malati vengono ricoverati in reparti dove il numero dei degenti è oggettivamente più basso (dermatologia, otorino, chirurgia plastica, ecc…). C’è una logica in tutto ciò che non sia quella della precarietà?”.

“Ecco perché – insistono - non si può stare fermi e proponiamo che a Campi si sperimenti  l’ospedale di comunità, una struttura in grado di trattare le patologie meno gravi e, nello stesso tempo, decongestionare il Fazzi. Esso dovrebbe essere gestito, come già avviene in alcune realtà pugliesi, dai medici di base e dai medici ospedalieri in collegamento con il nosocomio leccese. Oltre alla degenza medica, inoltre, dovrebbero essere ripristinati il punto di primo intervento, i servizi di  day surgery e day service”.

Per Maniglio e Romano, si sarebbe all’assurdo, in quanto “più si parla di favorire la deospedalizzazione più si procede in direzione opposta”: “A Campi – aggiungono - sono stati chiusi gli ambulatori di chirurgia, ortopedia, urologia, ostetricia e oculistica. E a Lecce non ne è stato attivato nessuno. Ecco perché il cittadino corre in ospedale. Quando è stato approvato il piano di rientro, e si è deciso di chiudere molti ospedali, ci fu l’impegno a dare servizi alternativi in sostituzione dei reparti che venivano soppressi. Ad oggi non si è visto nulla, siamo ancora alla fase dei tagli e il cittadino è costretto a rivolgersi all’ospedale”.


“Nei prossimi giorni l’ospedale di Campi – concludono - cesserà ogni attività residua. E sarà un peccato, oltre che uno spreco, vedere quella struttura desertificata. Per questo sollecitiamo una vostra iniziativa: l’ospedale di comunità e’ un’alternativa alla struttura ospedaliera classica, vi chiediamo che con coraggio e spirito innovativo si scelga Campi per sperimentare questo nuovo modello”.

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