Domenica, 25 Luglio 2021
Politica

Palazzo Carafa, dopo la tragedia: "Procedure attivate già a marzo"

Tangibile l'apprensione per l'esplosione del carico dei fuochi d'artificio nella quale sono rimaste ferite tre persone. Rocco Ciardo, consigliere delegato dal sindaco alle celebrazioni per i santi patroni, rivendica la tempestività delle richieste di autorizzazione

Il luogo dell'esplosione, contrada Masseria Grande.

LECCE – Nel giorno in cui sono ripartite le ordinarie attività istituzionali, a Palazzo Carafa l’aria non è delle migliori. E’ tangibile l’apprensione per i tre feriti nell’esplosione di un carico di fuochi d’artificio della che sarebbe servito a chiudere la festa dei santi patroni, Oronzo, Giusto e Fortunato. Un episodio tragico che resterà nelle memoria della città, molto legata alla tradizione dello spettacolo pirotecnico.

In tarda mattinata Vittorio Castelluzzo, 75 anni, è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico: poche le possibilità di salvargli l’occhio lesionato. Il figlio Fabrizio, 43 anni, è nel reparto di Rianimazione in condizioni critiche, con il 70 per cento del corpo ricoperto da ustioni di secondo e terzo grado. Conseguenze meno compromettenti quelle subite al braccio da Raffaele Gigante, 80 anni, che ha avuto una prognosi di un mese.

Il comitato feste patronali – il presidente è Gianni Renna – ha affidato quest’anno l’esecuzione dello spettacolo pirotecnico, dopo una procedura di comparazione tramite preventivo, alle ditte Castelluzzo di Lecce e Pietro Coluccia di Galatina, per circa 4mila euro ciascuna. Esclusa, invece, un’azienda di Ruffano.

La richiesta del committente – ha spiegato il consigliere comunale delegato ai festeggiamenti, Rocco Ciardo – è stata quella di un fuoco ogni tre secondi per quindici minuti. Ciascuna ditta ha dovuto consegnare il documento unico sulla regolarità contributiva, la visura camerale e il piano operativo di sicurezza in cui si indica il responsabile delle operazioni che può anche essere il titolare. L’abilitazione avviene dopo un corso di breve durata. Entrambe le ditte risultate vincitrici vantano una lunga esperienza: per i Castelluzzo si sarebbe trattato del decimo incarico consecutivo nella festa di Sant'Oronzo – ha ricordato Ciardo -, per Coluccia del terzo, ma l'azienda galatinese è attiva sin dal 1942.

“Se dovessi occuparmi ancora io della festa – ha detto Ciardo –, farò in modo che vengano fatti controlli minuziosi in ogni fase. Due tecnici esperti di esplosivi presidieranno le attività dalla partenza dei mezzi dal deposito fino al termine dello spettacolo. Comunque già a marzo mi sono attivato per le autorizzazioni del caso e poi ho provveduto a tutti gli adempimenti con i vigili del fuoco”. Sono molti gli interrogativi cui gli inquirenti – coordinati dal sostituto procuratore Emilio Arnesano - dovranno dare risposta per stabilire se l’incidente si sarebbe potuto evitare: dal rispetto delle procedure all’osservanza delle prescrizioni di sicurezza.

Antonio Torricelli, vice presidente del consiglio comunale vive in via Firenze, a poche centinaia di metri dal luogo dell’incidente: “Ho sentito un botto impressionante, ha tremato tutto. In commissione avevo contestato la localizzazione del sito, troppo a ridosso delle abitazioni civili”.

Antonio Lamosa, capogruppo di Lecce Città del Mondo, ricorda la dedizione della famiglia Castelluzzo: “Spero di rivederli presto in buona salute. Da una bancarella di articoli vari per i bimbi, ai presepi, al mercatino dell’usato: una tipica storia leccese di attaccamento al lavoro. Il mio auspicio è che il prossimo anno si riprenda, con la massima attenzione, la tradizione dei fuochi d’artificio”. Più di qualcuno, a fronte di una simile tragedia, inizia a porsi l’interrogativo se gli spettacoli pirotecnici abbiano ancora un senso, ma per Luigi Melica, capogruppo dell’Udc, “si è trattato di una disgrazia che forse poteva essere evitata. Ogni giorno, soprattutto in estate, si sparano fuochi d’artificio in provincia di Lecce eppure non si segnalano incidenti gravi. Bisogna discutere di sicurezza, non dell’opportunità di interrompere una tradizione”.

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