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Il commento: “Spetta al nuovo Pug ripensare il centro storico”

Rita Miglietta, architetto e referente per Lecce Bene Comune delle questioni urbanistiche, esprime il suo punto di vista sulla vicenda del palazzo delle poste alla luce delle previsioni del Piano regolatore: "L'edificio ha un funzione pubblica"

Il cartello che indica l'imminenza dei lavori di restauro e di risanamento conservativo.

LECCE - Il nuovo destino che si sta definendo per il palazzo delle poste può essere agganciato alla recente e frettolosa scelta dell’amministrazione di fare un unico piano particolareggiato per il centro storico; sono, a scale diverse, due facce della stessa medaglia: entrambe rappresentano un’idea frammentata di Lecce che, pezzo-pezzo, sta erodendo la città.

Secondo il Prg il palazzo delle poste doveva essere “ripensato” come parte di un unicum all’interno di un ambito, il “G”, da assoggettare a piano particolareggiato e che comprende, ricordiamocelo:il Castello, il Teatro Apollo e un sistema, fondamentale, di spazi pubblici: Piazza Libertini, la villa comunale e la scuola cesare Battisti; non è un caso.

Il Prg infatti ha valutato che edifici e spazi aperti di questo ambito dovessero funzionare insieme; è questa la ragione, ovvia, per la quale hanno tutti, una destinazione pubblica di rilevanza urbana, cioè per tutta la città. E’ scritto poi nelle norme tecniche di attuazione, che per il settore G, il piano particolareggiato doveva stabilire, insieme ad un ragionamento organico di sistemazione degli spazi pubblici, “la precisazione delle funzioni pubbliche assegnate agli edifici ivi ricadenti e la sua funzione, (cioè dell’intero settore), tra il ruolo del borgo antico e le funzioni assegnate al centro moderno”.

Oggi invece, l’unicità pubblica di questo ambito, che deve funzionare come sistema di spazi fisici e funzioni tra loro coerenti, viene infranta, perché il palazzo delle poste, che oggi assolve ad un servizio pubblico, potrebbe modificare la sua destinazione senza che ci sia stata la precisazione politica, cioè di chi governa, di una nuova funzione pubblica, e senza che ci sia stato un ragionamento sull’insieme, sul dove è collocato.

Spettava al nuovo Pug che la città attende da anni, infatti, ripensare le funzioni del centro storico, motivare e ricalibrare i comparti da assoggettare a piani particolareggiati, per l’ovvia ragione che il ruolo del centro storico deve essere ripensato rispetto a tutta la città. Per di più, arriva come in soccorso, quasi come una deroga ai diversi comparti del centro storico, un unico grande piano particolareggiato che dovrà rivedere in toto previsioni ed equilibri garantiti, almeno sulla carta, dal Prg.

Tralasciando le procedure formali che saranno verificate, per una eventuale mancata variante, propedeutica all’evidente e rilevante cambio di destinazione d’uso dell’immobile, è anche importante fare una valutazione politica. Quell’immobile secondo il Prg è tipizzato come F22 e F24; le F sono funzioni destinate ad attrezzature di interesse generale e concorrono al raggiungimento di adeguate condizioni perché una città che sia tale, non sia la sommatoria di interessi privati, ma sia garantita da un insieme di funzioni pubbliche, gli standard, ai quali spetta garantire un giusto equilibrio tra interessi e funzioni private.

Si è appreso che la nuova destinazione d’uso dell’immobile sarà mista, residenze ai livelli superiori, un centro commerciale ed una banca al piano terreno. Non solo queste previsioni sono incompatibili con la filosofia del Prg, ma ciò che è ancor più clamoroso, è che si sia persa totalmente la funzione pubblica dell’edificio, e ciò in un ambito così strategico per la città. 

Un sistema urbano del quale sarebbe opportuno rafforzare la permeabilità di fruizione e di funzioni, connettendo il Castello a Piazza Libertini, e questa al piano terra del palazzo delle poste che, accessibile su tutto il suo perimetro, ben si presterebbe ad essere uno spazio di passaggio per mettere in connessione tra loro, in un sistema di funzioni pubbliche, via XXV Luglio a via  Cavallotti. La città antica e quella moderna, come appunto dice il Prg.

Certo non si può pensare che l’iniziativa privata sia congelata dentro uno strumento urbanistico datato e che ha urgente bisogno di essere aggiornato, né si può pensare che tutto il Prg sia ancora attuabile, tuttavia ma non si può continuare a pensare che il centro storico debba avere, come unica valenza “pubblica”, solo quella commerciale.  

Perché ad esempio la funzione pubblica potrebbe essere salvaguardata dai servizi culturali previsti dal Prg, una biblioteca comunale, permeabile con il suo intorno e con il castello, oppure uno spazio di promozione culturale per il design, l’arte e l’artigianato. Ci si chiede se l’amministrazione comunale abbia voluto avere un ruolo nella trattativa di vendita dell’immobile, se abbia voluto interloquire  con gli acquirenti per garantire al progetto una visione pubblica che a quell’edificio e a tutto quell’ambito è assegnata.

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