Martedì, 27 Luglio 2021
Politica

Marco Pannella visita il carcere per tre ore: “Stato in flagranza di reato”

Lo storico leader radicale, che della dignità nella reclusione ha fatto una questione centrale della sua attività, è entrato a Borgo San Nicola con Adriana Poli Bortone, Paolo Pagliaro e Sergio D'Elia, di "Nessuno tocchi Caino"

Marco Pannella

LECCE – Sorprende il volto rasserenato che Marco Pannella sfodera alla fine di una lunga visita nel carcere di Borgo San Nicola, a Lecce. Oltre tre ore tra sezione maschile e quella femminile, colloqui serrati, strette di mano, applausi: eh sì, perché lo storico leader dei radicali,  nelle carceri italiane è un’istituzione: i detenuti lo osannano, i secondini rispettano l’incrollabile coerenza con la quale si è battuto, spesso solo, sempre come un leone.

E’ strano, a volte, il destino: condannati a condividere tempo e spazio, guardie carcerarie e reclusi soffrono la stessa pena, l’invivibilità dei penitenziari italiani, quelli stessi in cui per quattro giorni è andata in scena la protesta non violenta della battitura, che per un quarto d’ora ha preceduto 45 minuti di “assordante silenzio”, nell’ambito della manifestazione che i radicali hanno promosso per amnistia e diritto di voto, mentre in migliaia hanno fatto lo sciopero della fame.

Avvicinatosi ai cronisti, Pannella svela il suo stato d’animo: “Persone che sono sull’orlo giustificatissimo della disperazione e della rabbia, sono capaci invece di corrispondere un attimo di visita con un’emozione profonda. Questa è gente che comincia non tanto a sperare, ma a essere speranza per quelli che stanno fuori”. Il protagonista di tante battaglie per i diritti civili non indugia oltre sul sentimentalismo e affonda il coltello nella piaga “La flagranza di reato di Stato rispetto ai diritti umani è maggiore di quanto non fosse la distanza dei regimi con il diritto internazionale dell’epoca, che era quello della Società delle Nazioni”.

penitenz-2E’ grazie all’impegno ostinato, e talvolta deriso, di familiari, comitati e associazioni, che dall’isola delle sbarre promana la eco di quel che succede dentro. Con Pannella c’è anche Sergio D’Elia, il segretario di Nessuno tocchi Caino: “Il carcere è strutturalmente non un luogo di riabilitazione, le condizioni sono contrarie al senso di umanità, ai trattati internazionale e allo stesso regolamento penitenziario. Luoghi di tortura senza torturatori, anzi se devo dire c’è un ruolo di supplenza rispetto a responsabilità, carenze e reati, a parer mio, compiuti dalla Repubblica italiana, con la buona volontà della comunità penitenziaria: da un lato i detenuti che hanno scelto la via della non violenza per affermare i loro diritti umani, dall’altro gli operatori penitenziari, a partire dal direttore fino all’agente di polizia penitenziaria, lo psicologo e l’educatore che sono anche loro vittime di questa condizione strutturale di tortura”.

D'Elia sposta la riflessione dalle celle alle aule di giustizia: “Il vero problema del nostro Paese – e per questo siamo stati condannati centinaia di volte dalla giustizia europea -, non riguarda solo come ci comportiamo nelle carceri ma anche i cinque milioni di processi pendenti, il che significa che il 40 per cento delle persone che sono recluse sono in attesa di giudizio e metà di loro  – lo dicono le statistiche – stanno scontando una pena per una condanna che poi alla fine non verrà inflitta. Il carcere è questo, oramai, è completamente alla deriva".

“La proposta immediata per farlo rientrare nella legalità, e farvi rientrare la giustizia italiana – conclude il segretario -, è quello di un’ampia amnistia per interrompere la flagranza di un reato. Un paese che non fa i processi, una giustizia che non amministra è fuori legge e quindi l’amnistia serve più allo Stato italiano. Poi ci vuole certamente l’indulto perché sia riportato il numero dei detenuti nella compatibilità delle strutture”. Al sopralluogo hanno partecipato la senatrice Adriana Poli Bortone e il presidente della Regione Salento, Paolo Pagliaro. Entrambi erano stati nel penitenziario, insieme a D’Elia, già nel maggio scorso. 

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