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Paolo Perrone furioso: "Non siamo una banda di drogati"

Il sindaco di Lecce, con tutta la sua maggioranza, attacca in conferenza la senatrice Poli Bortone e la campagna di stampa sul presunto coinvolgimento di politici locali nell'operazione "Augusta"

LECCE - Il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, a poche ore dal comunicato del Procuratore capo, Cataldo Motta (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=30420), e relativo al presunto coinvolgimento di politici locali nell'operazione "Augusta" attacca la stampa e la senatrice Adriana Poli Bortone in maniera frontale. Senza mai specificare i destinatari delle sue parole, lasciando almeno sul versante giornalistico tutti nel calderone, il primo cittadino ha espresso senza mezzi termini il suo risentimento per il discredito che sarebbe stato gettato sulla comunità leccese dalla campagna di stampa seguita alla retata dei Ros.

L'amministrazione sta valutando, insieme ai suoi legali, la possibilità di adire le vie legali e al contempo ribadisce per bocca del suo massimo rappresentante: "A Palazzo Carafa la droga non c'è". Ed è, grosso modo, la risposta che Perrone ha dato a sua figlia di 12 anni per tranquillizzarla. Il sindaco ha parlato ai cronisti nel tardo pomeriggio, a Palazzo Carafa, circondato da quasi tutta la sua giunta e da una ventina di consiglieri di maggioranza.

"La città è stata accusata ingiustamente di essere amministrata da una banda di cocainomani".
"Nessuno può accusare che si è attentato alla reputazione della comunità, all'onorabilità di tutti noi, alla serenità di una città". Alla perentoria premessa il sindaco aggiunge una riflessione: "L'idea che ci fosse una banda di cocainomani sicuramente ha portato tensione nelle persone che ci hanno votato convinti che fossimo persone per bene". E il discredito che si è generato è nato - assicura - dalla "strumentalizzazione diffamatoria e calunniosa della senatrice Poli" che nel suo primo comunicato ufficiale faceva riferimento al coinvolgimento, in qualità di assuntori di cocaina, di un parlamentare e di un amministratore (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=30336).

Il ragionamento del sindaco arriva poi al "carosello mediatico di una classe di operatori dell'informazione che imprudentemente ha dato credito, partendo dal presupposto che Poli Bortone fosse informata, al chiacchiericcio da salotto e da bar. Un parossistico attacco all'amministrazione comunale in un clima di caccia alla streghe da bruciare sulla pubblica piazza".

"In questa vicenda Adriana Poli Bortone perde la sua coerenza". E fa riferimento alla vicenda di Cosimo Mele, dell'Udc.
Alla senatrice di cui è stato vicesindaco, Perrone ripete di aver sempre riconosciuto una certa coerenza, anche per la sua "ostinata ricerca di obiettivi assurdi". Ma è un merito che, oramai, appartiene al passato: "Adriana Poli Bortone fa questa battaglia ma è quella che ha candidato un parlamentare cacciato dall'Udc per questioni legate anche alla droga nella sua lista per il collegio di Brindisi alle regionali".

Il primo cittadino annuncia poi - e questa volta con riferimento a situazioni del recente passato amministrativo della città - che presto si dovrà parlare dei problemi reali, "ma perché presto inizieranno i processi su questioni molto gravi che vedono ancora una volta la città di Lecce vittima di un attentato. Di quelle cose parleremo e faremo delle domande che chiunque dovrebbe porre in ordine alle notizie, quelle sì accertate, sono state significate dalla magistratura".

Perrone ha infine voluto sottolineare la correttezza di una buona parte della classe politica "che ha compreso che si trattava di un attentato all'onorabilità di tutti". A parte Io Sud, sono due, nel ragionamento del primo cittadino, i soliti personaggi che hanno portato avanti "l'azione di sciacallaggio" e il riferimento con ogni probabilità è ad Antonio Rotundo e a Wojtek Pankiewcz. Il Pd, intanto, ha convocato per domani mattina una conferenza sulle dichiarazioni di Cataldo Motta. Mentre Pankiewicz ha replicato immediatamente dopo la conferenza, definendo il sindaco "un mistificatore". E aggiungendo che "quanto ha detto in conferenza stampa è falso, perchè né io, né i giornalisti abbiamo mai gettato fango, anzi abbiamo chiesto a lui con tutta la forza possibile di fare chiarezza nell'interesse della città e dell'amministrazione. Chieda, perciò, scusa lui alla città", ha concluso.


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