Sabato, 19 Giugno 2021
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"Parco Corvaglia, ora il sindaco ricomponga lo strappo con la città"

Il presidente del comitato, Giovanni Castoro, dopo la sentenza di condanna per Raffaele Attisani, chiede all'amministrazione di chiudere una ferita ancora molto viva nel quartiere Rudiae

LECCE - Quella notte non si può dimenticare. Il rumore delle ruspe, i vigili urbani a protezione del cantiere, la sollevazione popolare in difesa di Parco Corvaglia. Recinzioni divelte, persone trascinate con la forza, sirene ad illuminare a giorno una delle zone più problematiche della città. Il 12 aprile del 2006, nel quartiere Rudiae fu scritta una delle pagine di resistenza civile più significative nella storia di Lecce. Contro la tracotanza del potere, che ha preferito lo scontro frontale alla concertazione, l'imposizione al confronto. Ma la sentenza di primo grado emessa ieri nei confronti dell'allora funzionario del Comune di Lecce, Raffaele Attisani, rappresenta un punto di svolta che, seppur interlocutorio in attesa degli altri gradi di giudizio, illumina con maggiore efficacia una delle zone più oscure del rapporto tra amministrazione e cittadini. 

La storia di Parco Corvaglia presenta un intreccio di motivazioni politiche, giudiziarie e sociali tra la quali non è facile districarsi. Anche perchè intorno a quello che è stato liquidato da qualcuno come un "pezzetto di terra", si è dipanato un filo di grande umanità - come ha ricordato il presidente del comitato, Giovanni Castoro, per nove anni alla guida della circoscrizione - che rappresenta l'eredità migliore di questa turbolenta vicenda che iniziia nel 1983, dopo l'abbattimento delle case minime: prima uno spiazzo per giocare a calcetto, poi gli alberi piantati uno dopo l'altro per fare di quell'area qualcosa che nessuno prima di allora si era sognato di fare.

Fu l'amministrazione di Stefano Salvemini ad impegnarsi per inserire la zona come area a verde pubblico all'interno del Piano regolatore generale, e l'accordo fu celebrato con una messa alla quale partecipò tutta le giunta di allora, tra gli alberi e le panchine. La "sfiducia" da parte di alcuni consiglieri di maggioranza pose però, poco dopo, fine a quella esperienza di gioverno e con la successiva vittoria elettorale di Adriana Poli Bortone si arriva al momento cruciale, quello in cui - all'interno del Piano di riqualificazione urbana, il Pru - viene deciso di fare piazza pulita del parco per lasciare posto a più commerciali intendimenti. 

Propositi non graditi da buona parte del quartiere che inizia rumoreggiare, a fare domande, a chiedere l'intervento degli avvocati per vederci meglio tra i tecnicismi e la burocrazia delle carte. Il clima è teso, e qualcuno cerca di legare le sorti del parco a quelle della case popolari in costruzione, in modo da dividere l'opinione pubblica in base ad una semplice scelta: o il tetto o il verde. Un ricatto bello e buono che nel ricordo della gente del posto è vivo. Si arriva all'estate del 2005 con un'occupazione permanente del parco, da sempre luogo di ritrovo delle famiglie del circondario.

parco_corvaglia 004-5In questo frangente si consuma - ha spiegato l'avvocato di parte civile, Giuseppe Milli -  il primo dei due falsi che il giudice ha attribuito a Raffaele Attisani: quello di aver avallato con un documento tecnico la deliberazione numero 75 del Consiglio comunale nel quale, praticamente, si diceva che la quantità di aree attrezzate a verde presenti nel quartiere erano più che sufficienti - anche senza il parco - per garantire il minimo inderogabile stabilito dalla legislazione nazionale. 

L'idea di Castoro e dei residenti era di inserire una variante nel Pru che qualificasse una volta per tutti il parco come area a verde. Un espediente legittimo e rispetto al quale anche l'assessore regionale all'Urbanistica, Angela Barbanente - sentita poi come testimone - aveva dato parere favorevole. Tanto che, quando il suo ufficio chiese al Comune di Lecce chiarimenti sulla situazione - il 9 settembre -, Attisani redasse una seconda relazione che confermava le asserzioni della prima. Ed è questo il secondo falso. L'amministrazione aveva deciso di andare avanti ed anzi di accelerare fino ad arrivare all'aprile dell'anno successivo, con il blitz delle ruspe fermato dal passaparola dei residenti che si radunarono sul posto nel giro di pochi minuti. 

Alle 9 di qualle stessa mattina, Castoro e il senatore Alberto Maritati presentarono un esposto in Procura dopo aver interessato telefonicamente prefetto e questore che si dissero all'oscuro di quanto stesse succedendo. A quel punto nessuno se la sentì di forzare la mano e da allora il Parco è rimasto in una condizione di semi abbandono alla quale i residenti, ogni tanto, cercano di porre rimedio con giornate volontarie di pulizia di quello che, nel frattempo, sembra più una zona per cani piuttosto che un parco per bambini. Adesso, dopo il primo grado di giudizio, ha detto Castoro, ci si aspetta da parte dell'attuale sindaco - che di quell'amministrazione era parte integrante - la ricomposizione di una dolorosa frattura che sta avendo un'appendice in sede penale quando invece - ha precisato Milli - sarebbe bastata una reale volontà di concertazione e di salvaguardia dell'interesse pubblico.

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