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Patronati e Caf, servizi a rischio pagamento. La protesta di cittadini e sindacati

Sit-in davanti alla prefettura di Lecce organizzato da Cgil, Cisl, Uil, Acli, insieme ai Patronati Acli, Inas, Inca e Ital, e i Caf per chiedere la soppressione dell’emendamento al Ddl stabilità che prevede un taglio di 28 milioni di euro. “Disagi per le fasce più deboli”

LECCE – La sforbiciata di 28 milioni di euro, prevista dal governo a danno di Patronati e Caf, potrebbe costare cara a tutti. Agli operatori professionali che all’interno delle sedi prestano il loro lavoro e che, per effetto del taglio previsto all’interno del Ddl di stabilità, rischiano di subire una riduzione oraria, un trasferimento oppure un alleggerimento in busta paga, ancora non si sa. Ma anche, e soprattutto, ai lavoratori ed ai pensionati che rappresentano la fetta più larga dell’utenza finale cui sono destinati i servizi di consulenza, finora totalmente gratuiti.

Per protestare contro l’iniziativa dell’esecutivo guidato da Matteo Renzi, questa mattina i sindacati hanno organizzato un sit-in di protesta davanti alla sede della prefettura di Lecce: alla manifestazione hanno partecipato Cgil, Cisl, Uil, Acli, insieme ai Patronati Acli, Inas, Inca e Ital, e i Caf.

La richiesta, pervenuta anche al prefetto Claudio Palomba che ha accolto i vari segretari confederali e i direttori, è quella di sopprimere l’emendamento presente nel testo della legge di Stabilità 2016 che interviene in modo pesante, per il secondo anno consecutivo, sul Fondo Patronati e sul Fondo Caf. Quei 28 milioni di euro andrebbero, infatti, a sommarsi ai 35 milioni già sottratti nel 2014. Nel dettaglio il governo vorrebbe impostare un’ulteriore riduzione sull’aliquota di alimentazione del Fondo, portando la sforbiciata a ben 284 milioni di euro per il periodo 2015–2018.

Il danno potenziale per i cittadini, e specialmente per le classi meno abbienti, non è da sottovalutare. Finora gli utenti hanno potuto accedere in forma del tutto gratuita ai servizi di consulenza per le prestazioni sociali, fiscali, previdenziali e per le pratiche di Inps ed Inail.  Burocrazia allo stato puro in cui, la maggior parte dei cittadini con una scarsa confidenza informatica, tende a perdersi facilmente. Ma c’è di più. Il più delle volte gli operatori di Patronati e Caf non si limitano ad istruire le pratiche, ma permettono ai cittadini di conoscere previsioni di legge che ignoravano. E di esercitare, quindi, i propri diritti individuali.

patronato 2-2E’ bene ricordare, peraltro, che il Fondo viene alimentato mediante un modesto prelievo (pari circa allo 0,3 percento) sui contributi versati dai lavoratori che, in questo modo, ottengono il diritto ad accedere a tali servizi in forma gratuita. “Paradossalmente il governo, se da un lato vuole tagliare il Fondo, dall’altro manterrà il contributo dei lavoratori che, svincolato da una destinazione specifica, confluirà nella fiscalità generale – avvisa il segretario Cisl di Lecce, Antonio Nicolì -. Per questo motivo potremmo parlare di una sorta di appropriazione indebita e, a livello nazionale, il sindacato si sta muovendo legalmente predisponendo un ricorso”.

Vi è un altro aspetto non secondario, ravvisato dai sindacalisti: Patronati e Caf rappresentano un risparmio per le pubbliche amministrazioni perché determinano un alleggerimento nell’istruzione delle pratiche. Il rischio di ingolfare la macchina pubblica rimane, dunque, piuttosto alto. A meno che non si proceda a rendere a pagamento tali servizi: e sembra proprio questa la strada su cui si è avviato il governo.

I disagi per gli utenti e per i pensionati sembrano altissimi e proprio le fasce più deboli “potrebbero essere costrette a pagare per ricevere servizi cui hanno diritto per legge”, denunciano i segretari. Fino al paradosso che persino le pratiche per il sussidio di disoccupazione finirebbero per essere a pagamento. “Questa situazione è inaccettabile e continueremo a lottare per garantire i diritti dei dipendenti e dei cittadini”, annunciano i sindacalisti.

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