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Giovedì, 18 Aprile 2024
Intervista al segretario

Per il Pd la sfida più urgente e difficile: “Il cambiamento si pratica, non si predica”

L'assemblea provinciale, lunedì, formalizzerà la scelta del nuovo segretario, Luciano Marrocco. Organizzazione interna, rapporto con la società, scelte politiche e amministrative, a partire dal capoluogo: questi i temi dell'intervista

LECCE – Dal punto di vista politico ha un compito parecchio complicato, quello di rilanciare l’azione e la capacità di radicamento del Pd salentino. L’assemblea provinciale di domani (lunedì) gli affiderà ufficialmente la segreteria, ma Luciano Marrocco, 37enne di Serrano, è già da circa un mese e mezzo impegnato a ragionare sull'impronta del suo imminente mandato. Non è uno di primo pelo, perché del partito fa parte dai tempi della militanza giovanile ed è inoltre uno stretto collaboratore del presidente della Provincia, Stefano Minerva, ma assumere le redini del Pd è una sorta di esame di maturità per lui e anche di grande responsabilità, tanto più in un momento in cui le aspettative di rinnovamento sono molto alte.

Le primarie aperte hanno consentito di ribaltare l’esito dei congressi di circolo e così Schlein è divenuta segretaria. “Cambiare davvero” è il titolo dell’assemblea provinciale convocata per il 3 aprile: sia sincero, ha paura che qualcuno voglia solo far finta di cambiare?

“Beh, il cambiamento in politica e, più in generale nella società, ha sempre incontrato ostacoli. Nel Pd è un tema che si ripropone ciclicamente. Basti pensare che in quindici anni di vita abbiamo avuto undici segretari differenti. La pesante sconfitta delle ultime politiche del 25 settembre scorso e la perdita di tanti voti e iscritti sono il segnale evidente che più di qualcosa non ha funzionato. Il cambiamento si pratica e non si predica. Su quel davvero dobbiamo tenere il punto. E quindi non più nel senso di continuare a cambiare segretari. Bensì nella capacità di elaborare una proposta politica chiara, riconoscibile sulle questioni dirimenti che riguardano il presente e il futuro di questo Paese e, per quanto ci riguarda, di questo territorio. Cambiare davvero significa che non ci sono rendite di posizione per nessuno e che ognuno di noi è a servizio del partito e non viceversa. Cambiare davvero significa dare senso all'impegno e alla militanza dei nostri iscritti non solo durante i congressi o durante le tornate elettorali. Ecco, il vero cambiamento è far tornare centrale nella nostra azione il partito. Io penso che nel Pd questa esigenza sia largamente condivisa e credo che tutti sapranno cogliere questa sfida perché non è in discussione semplicemente la scelta di una linea politica ma l'esistenza stessa del partito”.

Che il cambiamento non sia cosa facile, in effetti, lo dimostra proprio quanto accaduto ieri a Bari all’assemblea regionale. Stefano Minerva, che pure era stato precedentemente indicato come il prossimo presidente, ha fatto un passo indietro in favore di Lia Azzarone, foggiana, evitando la conta e dando un segnale di unità. Sono saltati i patti tra la mozione Schlein e quella Bonaccini, oppure sono scosse di assestamento. Come lo spiegherebbe lei ai nostri lettori?

“La posizione avuta da Stefano ieri in assemblea regionale dimostra che il cambiamento è già in atto. Partiamo da un presupposto. Stefano Minerva è uno degli amministratori più importanti di Puglia. È giovane, capace e dotato di grande cultura politica e potrebbe rappresentare al meglio la nuova generazione che la segretaria Elly Schlein vuole mettere in campo. Ieri lo ha perfettamente dimostrato nel suo intervento. Ha fatto un passo indietro per diversi motivi. In primo luogo per garantire l'alternanza di genere tra le cariche più importanti del partito regionale (segreteria e presidenza, ndr). In secondo lo ha fatto perché l'unità del partito è da sempre un valore in cui crede. Già queste due motivazioni indicherebbero una grande innovazione rispetto alle   abituali liturgie congressuali. Ma l'aspetto che più ho apprezzato nel suo intervento è stato il richiamo al ricambio generazionale nelle sedi che contano, partendo dallo stabilire un limite di mandati per il consiglio regionale e proponendo le primarie aperte per la scelta dei parlamentari. Se il Partito Democratico di Puglia facesse proprie queste due proposte, quel cambiare davvero prenderebbe ancora più forma e sostanza”.

Il successo di Schlein ha portato subito a un risultato: il ritorno al tesseramento di militanti e simpatizzanti che per vari motivi non ne potevano più di alchimie, personalismi, interessi di bottega. Ma come si recupera un rapporto sereno e solido con l’opinione pubblica che fa riferimento ai progressisti?

“La vittoria di Elly Schlein ha dato entusiasmo. Tante persone nuove che da tempo si erano allontanate dal partito hanno sentito l'esigenza di aderire alla sia proposta politica. Il dato sul tesseramento è incoraggiante e inverte una tendenza che negli ultimi anni ci ha visti in continua diminuzione anche per le ragioni di cui, in parte, ho detto in precedenza. Il rapporto lo si recupera sia se il Pd smette di essere un qualcosa che è stato più simile ad un equilibratore naturale del sistema che a un partito capace di intestarsi battaglie su temi come il lavoro, diritti, ambiente. Oggi, probabilmente, il Pd è in grado di costruire una proposta capace di interpretare le profonde trasformazioni in atto nella società. Perché oggi questi temi, insieme ad altri, rappresentano delle vere e proprie emergenze per il nostro Paese. Ecco, a mio avviso il rapporto con i progressisti sarà tanto più solido quanto più saremo in grado di elaborare un'alternativa credibile e seria alle politiche di destra che l'attuale governo sta mettendo in campo.

Il centrosinistra ha molto contribuito, con i suoi errori e contraddizioni, al successo della destra alle elezioni politiche. Quali sono, secondo lei, le prime due o tre cose da fare per riportare la palla al centro del campo?

“Due riguardano esclusivamente noi. La prima: dotarsi di una organizzazione più dinamica, aperta, moderna che valorizzi l'esperienza di tante donne e giovani che sui territori si impegnano nel partito e nelle amministrazioni locali. La seconda è, come dicevo, l'elaborazione di una proposta politica chiara e riconoscibile che vada a costruire un’alternativa di governo da proporre agli elettori. La terza riguarda tutto ciò che è al di fuori di noi, ma che con noi condivide principi, ideali e soprattutto valori. Dobbiamo impegnarci a ricostruire un'alleanza di tutte quelle forze che si oppongono alla destra per provare a tornare al governo del Paese”.

Per lei, nemmeno il tempo di iniziare che i tempi sono già maturi per la prima scadenza elettorale: che aspettative ci sono rispetto ai comuni che andranno al voto?

“I comuni al voto in questa tornata sono tutti sotto i 15mila abitanti e quindi si presenteranno solo liste civiche. Il PD comunque in ogni comune sarà il perno di coalizioni larghe e competitive incentrate su progettualità e valori condivisi. Sono in contatto con tutti i segretari di circolo che si apprestano a presentare le liste e fino all'ultimo giorno lavoreremo insieme su questa impostazione”.

Tra un anno una seconda tornata e ci sarà anche il capoluogo: cosa pensa il segretario provinciale dell’azione amministrativa della giunta Salvemini e della ricandidatura del sindaco uscente?

“Il Partito Democratico è stato un punto fermo intorno a cui si è costruita la coalizione che nel 2019 ha portato la proposta politica guidata da Carlo Salvemini a vincere le elezioni al primo turno ricevendo un mandato pieno non solo per amministrare una città complessa come Lecce, ma per offrire una visione di governo nel lungo periodo. In questi quattro anni i tanti risultati raggiunti, le numerose risorse attratte e i progetti realizzati e quelli ancora in cantiere sono andati e vanno tutti in questa direzione.  Nei prossimi mesi dobbiamo consolidare questo percorso, rafforzare la coalizione per garantire alla città la prosecuzione di un percorso di governo virtuoso”.

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