Sabato, 24 Luglio 2021
Politica

Pd, coordinatore cercasi. Primi malumori sul rinvio dell’assemblea provinciale

Il presidente del partito salentino comunica la necessità di rimandare la convocazione dell'assemblea, per trovare la figura che traghetti fino al congresso, dopo il "no" di Maniglio. Povero critica: "Il fallimento di un metodo"

Assemblea Pd (repertorio)

LECCE - A.a.a. cercasi traghettatore provinciale del Pd: il partito salentino è ancora in alto mare per la designazione del nuovo coordinatore, che dovrà prendere il posto dell’uscente, Salvatore Capone, fino al prossimo congresso, che porterà al nuovo segretario. Eppure le trattative iniziano a diventare estenuanti e a confermare un crescente nervosismo tra gli esponenti locali del Pd. L’ennesimo rinvio dell’assemblea provinciale, comunicato dal presidente Cosimo Durante, denota difficoltà evidenti di trovare la quadra intorno ad una figura condivisa e al metodo dell’individuazione.

Il nome su cui si erano volte le attenzioni del gruppo dirigente era stato quello di Antonio Maniglio, che, però, aveva dichiarato la propria indisponibilità, con il susseguirsi di altre ipotesi alternative all’attuale vicepresidente del consiglio regionale. Nel testo della missiva, si comunica che nonostante gli sforzi compiuti per presentare all'assemblea provinciale una proposta, con l'indicazione del coordinatore provinciale Pd come deliberato dalla stessa, non sia stata ancora definita.

“L'ipotesi di Maniglio, sulla quale insieme ad Alberto Maritati ed a Sergio Blasi – spiega Durante - abbiamo lavorato, e che ha registrato un consenso pressoché unanime ed al momento della convocazione dell'assemblea si era intravista una possibile accettazione dell'incarico da parte dello stesso non è più praticabile perché non si è riusciti a superare il diniego per motivi personali opposto dal diretto interessato comunicatoci venerdì pomeriggio. Nonostante lo sforzo nelle ultime ore per cercare una possibile soluzione quanto più condivisa, pur nei tempi ristretti a disposizione, non è stato possibile trovare”.

Per questo motivo, Durante sottolinea la necessitò di qualche giorno in più per “calibrare al meglio una scelta decisiva per l'immediato futuro del Pd salentino”. Ma non si fanno attendere le prime reazioni perplesse: Paola Povero evidenzia come si sia imboccata “una strada assolutamente insensata, che infatti ad oggi non lascia intravedere alcuna via d'uscita” e si dice contrariata dal metodo che si è deciso di adottare: “Si è scelto – spiega - di procedere attraverso un ormai vetusto rituale di consultazioni “private”, quando invece è l'assemblea ad essere assolutamente sovrana rispetto a questa fondamentale scelta”.

“Non si capisce bene neanche – prosegue - quale sia stato il criterio seguito nella inclusione/esclusione degli interlocutori e non si comprende, inoltre, perché queste consultazioni siano state utilizzate per vagliare nomi ‘preconfezionati’ e non, come sarebbe stato quantomeno minimamente logico, per raccogliere indicazioni sulle caratteristiche ritenute ideali per la personalità cui affidare questo delicatissimo compito”. 

Il rinvio dell'assemblea sancirebbe definitivamente “ il fallimento di questo metodo ” con la volontà di “sottrarre a questo organismo la sovranità che il nostro statuto gli attribuisce rispetto a questa scelta”: “Penso – evidenzia - che proprio in un periodo come questo, estremamente complicato sia dal punto di vista istituzionale che, soprattutto, dal punto di vista economico e sociale, il Partito Democratico debba sentire forte il dovere di dimostrare trasparenza, coerenza e fiducia nelle proprie idee e nei propri valori fondativi”.

Nessun ulteriore tentennamento, pertanto, sulla convocazione dell’assemblea, “magari allargata ai segretari di circolo”, con una “discussione libera, democratica e aperta sul nome cui affidare la gestione di questa fondamentale fase di transizione verso il congresso”, per ridare a questo organismo “il protagonismo che gli spetta”.

Ai commenti si aggiungono le parole di Fabrizio Cananiello, che prende atto di come, ad oltre tre settimane dal conferimento del mandato ai tre “saggi” da parte dell’assemblea provinciale, non si sia riusciti ancora ad individuare “una via d’uscita condivisa da questa fase sfumata ed incerta per le sorti del partito stesso”: “È doveroso, purtroppo – afferma -, certificare l’avvenuto fallimento del percorso di partecipazione e coinvolgimento democratico, così come era stato pensato e deliberato dall’ultima assemblea provinciale”.

“L’ostinata volontà di ricercare tra pochi consultati un solo nome (nome che, tra l’altro, non si è poi riusciti neppure ad individuare) – continua - e non, piuttosto, una rosa di nomi ampiamente condivisa, ha prodotto una pericolosa fase di stallo, che rischia di condurre il partito salentino verso un’esiziale navigazione a vista. È evidente, pertanto, che il mandato dei tre saggi risulta essere, ormai, esaurito, come certificato, del resto, dalle motivazioni con le quali si è cercato di giustificare il rinvio dell’Assemblea, che si sarebbe dovuta riunire lunedì scorso”.

Per Cananiello, occorre che la parola venga “nuovamente e quanto prima, restituita all’unico organo assembleare deputato alla decisione, evitando confusioni di ruoli di sorta, che di certo non giovano alla credibilità del Partito Democratico e al prestigio della funzione che questo è chiamato a svolgere in seno alla società salentina ed italiana”.

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