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Clan e politica, il Pd punta allo scioglimento del consiglio comunale di Squinzano

Conferenza stampa dei democratici. Dopo l'operazione "Vortice - Deja vu" condotta da carabinieri e nella quale sono indagati anche l'ex sindaco, il comandante della polizia locale e la presidente dell'assise cittadina, si invoca il commissariamento

LECCE – Per il Partico Democratico le condizioni per sciogliere il consiglio comunale di Squinzano ci sono tutte. Lo dicono le risultanze investigative dell’inchiesta culminata nell’operazione “Vortice – Dejà vu” , lo rende politicamente opportuno il tentativo di non screditare ulteriormente un’istituzione democratica eletta dai cittadini.

Premessa la consueta dose di garantismo che accompagna da anni oramai ogni vicenda che porta alla luce i rapporti tra pezzi di classe dirigente e organizzazioni criminali, i democratici salentini premono per un commissariamento provvisorio del centro del nord Salento.  A spiegarlo in conferenza stampa il segretario provinciale, Salvatore Piconese, il deputato Salvatore Capone, la segretaria del circolo di Squinzano Rossana Indiveri, la consigliera comunale Mimina Maniglio e il responsabile del Pd per gli enti locali, Mauro Maggio.

Gli arresti effettuati nelle prime ore dell’11 novembre dai carabinieri del Reparto operativo speciale insieme ai colleghi del Nucleo investigativo di Lecce, hanno scoperto un nervo sensibile che ha assunto una dimensione ancora maggiore alla luce della comunicazione del nome degli indagati a piede libero: tra di loro l’ex sindaco Gianni Marra (abuso d’ufficio), il comandante della polizia locale, Roberto Schipa (falso ideologico) e la presidente dell’assise cittadina,Fernanda Metrangolo (corruzione).

Quest’ultima è stata anche assessore provinciale nella giunta di Antonio Gabellone nell’ultimo scorcio della consiliatura. Il figlio, Carlo Marulli è stato invece tra i 21 destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare per associazione di tipo mafioso, (mentre altre cinque persone sono al momento irreperibili): 42enne, ha ricoperto il ruolo di presidente della locale squadra di calcio di proprietà dei fratelli Patrizio e Antonio Pellegrino (tra i ricercati), figli di Francesco detto “Zu Peppu” e reggenti insieme a Sergio Notaro (altro ricercato) di un clan di spicco nel panorama della Sacra Corona Unita, in affari anche con quello che fa capo al leader indiscusso della mafia salentina, Giovanni De Tommasi, la cui moglie Ilde Saponaro è finita in manette all’esito dell’inchiesta che è penetrata in diversi ambiti di illegalità come l’estorsione, l’usura, il traffico di stupefacenti, il gioco d’azzardo.

Per Rossana Indiveri il prefetto, Giuliana Perrotta, “è già in possesso delle informazioni idonee” per attuare i provvedimenti del caso. Il che significa anche avviare l’iter dello scioglimento del consiglio comunale. Serve un segnale forte, insomma, perché “le tante energie positive presenti nella comunità cittadina siano incoraggiate a uscire dalla passività e dalla acritica accettazione di fuorviati e fuorvianti sistemi consolidati”. Salvatore Capone ha garantito che in Parlamento verranno utilizzati tutti gli strumenti a disposizione per sollecitare il ministero dell’Interno, nel solco della più generale “battaglia per la legalità e la trasparenza nella pubblica amministrazione”.

A Squinzano invece il Pd, che ha un solo rappresentante in consiglio, Mimina Maniglio (sorella del consigliere regionale Antonio, anch’egli presente alla conferenza odierna) sta valutando il da farsi alla luce anche delle norme dello statuto comunale. Non si esclude il tentativo di presentare una mozione di sfiducia, ma è necessario il sostegno delle altre formazioni di opposizione: “Proveremo a mettere la maggioranza davanti all’obbligo di prendere pubblicamente una posizione”, ha dichiarato la Maniglio.

Alleanza per Squinzano chiede le dimissioni

In una direzione diversa da quella del Pd si muove la richiesta di Andrea Andrisani, coordinatore di Alleanza per Squinzano, cartello elettorale di centrodestra (Fratelli d'Italia - Grande Sud - Pli - Udl) che ha partecipato alle amministrative del 2013 come candidato sindaco in competizione contro l'attuale primo cittadino, Cosimo Miccoli (Squinzano viva), e Alessandro Pezzuto (Insieme per Squinzano): "Questa vicenda lascerà una macchia sulla cittadina e sull’intera comunità che rendono vano ogni sforzo quotidiano del tessuto economico e sociale. Alla luce di queste considerazioni ed alle notizie che gli amministratori coinvolti nella vicenda non intendono rassegnare le dimissioni come gruppo di Alleanza per Squinzano , chiediamo al sindaco ed alla giunta un atto di responsabilità e lo invitiamo a rassegnare le dimissioni per consentire al paese di avviare una nuova fase politico amministrativa scevra da ogni tipo di procedimento giudiziario. Dall'intervista rilasciata dal procuratore Motta si evince il documentato condizionamento politico ed elettorale operato dalla criminalità organizzata locale, e queste dichiarazioni potrebbero portare il Prefetto alla decisione di sciogliere il consiglio comunale per condizionamenti mafiosi. Questo ulteriore atto risulteremmo l’ultimo schiaffo dato a Squinzano e ne comprometterebbe qualunque credibilità sociale e politica".

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