Pd Salento, dopo l'assemblea, ora fioccano le tensioni

L'assemblea che ha sancito la nomina a presidente di Cosimo Durante lascia strascichi polemici: sul tavolo degli imputati, per Sergio Martina, finisce la vicepresidente regionale Loredana Capone

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LECCE - Non solo soddisfazione. Sergio Martina, coordinatore di Area democratica della provincia di Lecce, corrente interna al Pd, precisa che non esiste solo quella a margine della elezione a presidente dell'assemblea di Cosimo Durante. Ci sarebbe un significato più profondo nel voto del 29 novembre, ossia lo "sdegno per l'incredibile mistificazione con cui chi, per oltre otto mesi, ha impedito ogni tentativo di giungere alla indicazione di un presidente espressione dell'unità del partito, ora richiama l'unità come valore".

L'unità, però, appare sulla carta se i toni continuano ad essere quelli polemici interni ad un partito, che continua ad avere troppi malcontenti e troppe rivendicazioni. Il duello a distanza, oggi, però, è più chiaro, dopo le parole non dette o lasciate percepire nell'imminenza del voto: sul banco degli imputati ci finisce la vicepresidente regionale, Loredana Capone, visto come colei che ha osteggiato l'espressione democratica per otto mesi.

Secondo Martina, lo sdegno non è solo di quanti si riconoscono in Area democratica, ma "come si è visto con evidente chiarezza" della grandissima parte della assemblea che "ha assistito incredula e rabbiosa agli interventi di qualificati sostenitori di Gabriele Abaterusso - alla cui persona portiamo grande rispetto". Quest'ultimi avrebbe teorizzato alcuni concetti stigmatizzati oggi dallo stesso Martina, ossia "aver più candidature è una ricchezza", "il partito si deve riabituare ai processi democratici e quindi deve cominciare a vivere senza paure anche i contrasti politici che comportano la possibilità di misurarsi" e "ogni azzeramento delle candidature presentate, e particolarmente il ritiro della candidatura Abaterusso, sarebbe stata una grave offesa al ruolo dell'assemblea e dei suoi componenti".

Il riferimento alla Capone diventa esplicito nelle parole di Martina: "Questi stessi concetti erano stati espressi dalla vicepresidente regionale Loredana Capone, la più tenace assertrice del valore del
voto in quanto espressione più nobile ed elevata di democrazia associativa, non solo negli otto mesi precedenti l'assemblea del 29 novembre, ma anche in estenuanti ed interminabili incontri che si sono tenuti nella serata di domenica 28 novembre, nella mattinata di lunedì 29 novembre sino a pochi minuti prima dell'inizio della assemblea".

Martina rivela chi aveva "osteggiato in ogni modo e con ogni mezzo tutti i tentativi di individuare un candidato espressione della unità sostanziale del partito" ed aveva "orgogliosamente imposto a tutto il resto del partito la scelta di contarsi": "Solo nel primo pomeriggio del 29 novembre, cioè pochi minuti prima dell'inizio dell'assemblea - racconta -, chi per oltre 8 mesi era stato frustrato nella ricerca dell'unità e della responsabilità comune, è stato costretto a presentare una candidatura alternativa, quella di Cosimo Durante".

I sostegni a tale candidatura sono stati raccolti all'ultimo momento, nella sala stessa della assemblea, da delegati "a dir poco arrabbiati per l'inatteso insuccesso di ogni tentativo unitario", che aveva bruciato candidature "forti" e "importanti" come quella di Antonio Maniglio e di Paola De Paolis: "Dire questo e dire dello sgomento, dello sdegno e della rabbia che pian piano ha pervaso la grandissima parte dei componenti l'assemblea, nel corso del suo svolgimento, è - precisa Martina - tutt'uno. La vicepresidente Capone, a quel punto, ha colto benissimo la volontà determinata ed ostinata di larghissima parte della assemblea, la quale, dopo 4 ore di interventi senza prospettiva, voleva davvero togliere di mano ai prepotenti e ai millantatori la loro pretesa di veto e la possibilità di condizionare per altri mesi la vita e la attività del partito".

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A quel punto l'assemblea ha preteso ed ottenuto di votare, considerando "ipocrita e strumentale", oltre che "fuori tempo massimo", la ricerca di una soluzione unitaria della vicepresidente: "Peccato, però - afferma - sarebbe stato ancora più interessante se, invece che per acclamazione, avessimo votato il nuovo presidente, unico candidato, con voto segreto. Ma anche la procedura di voto per acclamazione è stata democraticamente e quasi all'unanimità votata dalla assemblea, dopo che era stata sequestrata per 4 ore da un dibattito inutile e tra sordi".

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