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Pd sul referendum di giugno: "Ecco le ragioni del sì"

Conferenza stampa nella sede leccese del partito per rompere il silenzio calato sui quattro quesiti referendari. E intanto la Corte di Cassazione ha ammesso il quesito referendario sul nucleare

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LECCE - Vota "sì" per dire no: nel Pd hanno le idee chiare sul referendum abrogativo del 12 e 13 giugno volto, cioè, ad abolire le quattro leggi che prevedono la privatizzazione dell'acqua, il ritorno all'energia nucleare e la norma sul legittimo impedimento che blocca temporaneamente i processi che riguardano il presidente del Consiglio e i ministri.

Gli esponenti del partito leccese sono tornati a ribadire, oggi, la propria indicazione di voto nel corso di una conferenza stampa tenuta presso la sede di via Tasso, per rompere quella cortina di silenzio calata "dall'alto" su un tema di primario interesse pubblico e che per il segretario provinciale, Salvatore Capone, ha un unico responsabile: il governo nazionale.

"Ancora una volta il premier Silvio Berlusconi è tornato ad occuparsi di questioni personali con la norma sul legittimo impedimento su cui noi faremo opposizione totale - ha spiegato Capone - così come troveremo il modo di bloccare l'incubo del nucleare anche se oggi la decisione della Corte di cassazione dovesse precludere lo svolgimento del referendum".

Per il Pd, fresco della vittoria nazionale durante l'ultima tornata elettorale delle amministrative, l'appuntamento di giugno rappresenta una seconda opportunità offerta per la spallata definitiva al Governo.

"Giocheremo al massimo questo secondo tempo della partita per portare a casa una vittoria importante per il Paese - ha proseguito il segretario - lavorando di concerto con tutti i movimenti sociali nati sul territorio, laici e cattolici, in difesa dell'acqua come bene pubblico e delle energie rinnovabili come premessa per il nostro futuro economico".

Il primo passo, per il Pd, è il raggiungimento del quorum: quel 50 per cento più uno dei votanti che garantirà una vittoria "certa" su tutti i fronti.
Proprio per questo, tutte i circoli del Pd si trasformeranno in comitati permanenti per il "sì", garantendo un'informazione consapevole a tutti i cittadini chiamati a esprimersi.

"Il referendum è una delle poche occasioni di partecipazione alla vita democratica che abbiamo a disposizione - ha chiarito Stefano Minerva dei Giovani democratici - il risveglio di una coscienza civile è necessario, non solo per una pura questione politica, ma per portare avanti una nuova idea di Paese".

Nuova, cioè, rispetto all'invecchiamento proposto dal ritorno al nucleare che, per il Pd, non offre alcuna garanzia di sicurezza ed economicità, senza considarare la mancanza di un piano per la gestione delle scorie radioattive. Ma nuova anche rispetto alla privatizzazione del patrimonio idrico imposta dal decreto Ronchi che mira a "svendere" un bene prezioso per la collettività.

"Saremo in piazza ogni domenica per lottare al fianco dei comitati referendari - ha concluso Minerva - anche perchè non vogliamo l'impunità del premier Silvio Berlusconi".

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La Corte di Cassazione ha ammesso il quesito referendario sul nucleare per il referendum del 12 e 13 giugno. E' stata quindi accolta l'istanza presentata dal Pd che chiedeva di trasferire il quesito sulle nuove norme, recentemente votate dal Parlamento, sul nucleare. Il quesito referendario percio', il 12 e 13 giugno, sara' posto sui commi 1 e 8 dell'articolo 5 del decreto omnibus. In sostanza, la richiesta di abrogazione rimane la stessa, ma invece di applicarsi alla precedente legge si applichera' appunto alle nuove norme sulla produzione di energia nucleare (art. 5 commi 1 e 8).

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