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Perrone tifa per il governissimo. E contro un “Grillo qualunque”

Il sindaco di Lecce, su Facebook, invita Pd e Pdl ad un esecutivo di larghe intese: "Ritornare al voto non servirebbe". Per il primo cittadino sarebbe l'ultima possibilità concessa ai partiti di redimersi agli occhi degli italiani

Paolo Perrone

LECCE – Paolo Perrone ha un’idea nella testa: quella di un governo di larghe intese che faccia le riforme più urgenti dimostrando al Paese che anche senza Grillo il sistema partitico, vilipeso dal giudizio comune e traumatizzato dall’esito delle votazioni, può redimersi dimostrando di saper fare in una volta sola tutto quanto non è riuscito a fare per anni. Una sorta di ultima chance, così la vede il sindaco di Lecce, che ha affidato ad un post su Facebook la sua proposta peraltro in sintonia con la linea nazionale del suo partito, il Pdl.

Un terreno sicuramente insidioso, quello del social network, dove la comunicazione politica tradizionale incrocia spesso le cannonate dei grillini, sicuramente più disinvolti nell’utilizzo del web. Ma Perrone non teme l’assalto e invece del classico comunicato, esterna sulla rete la sua opinione, quasi fosse un normale cittadino che si cimenta nel pronostico sullo scenario nazionale. Senza mai nominare Pdl e Pd, o altre forze politiche, auspica la formazione di quello che comunemente viene definito un governissimo.

“Adesso l'Italia ha bisogno di un Governo. Lo aspettano gli italiani, lo attende l'Europa. E l'emergenza può essere gestita soltanto in un modo: cogliere una occasione senza precedenti. Inutile buttare tutto a mare. Ritornare al voto non gioverebbe a nessuno, tantomeno ad un Paese ingessato nella gabbia dell'incertezza, sociale ed economica. Perché una grande coalizione no? Una sorta di maggioranza virtuale che, però, abbia la missione assoluta di concretizzare quanto fino a questo momento - per motivi preconcetti che hanno prevalso sulle responsabilità - non è stato compiuto”.

“Un Governo di larghe intese che consenta di arginare i proclami dei grillini e fare i fatti, dimostrando così che questa classe dirigente anche alla fine della sua parabola è in grado di attuare ciò che non è stata in grado di fare compiutamente in questi ultimi anni. Si deve pensare e legiferare le grandi riforme: quella della giustizia italiana, non una riforma di parte contro qualcuno, ma una rigenerazione del sistema responsabile e scevra da condizionamenti; un sistema scolastico nuovo, primo investimento di una nazione che guarda al futuro; la riforma del lavoro, che con l'esperienza Fornero ha visto una montagna partorire un topolino, raggiungendo il peggior dato dal 1992 ad oggi, con un tasso di disoccupazione giovanile alle stelle.

“Certo, anche una legge sul conflitto di interessi, efficace, ma senza punizioni ad personam; liberalizzazioni che siano reali, e non soltanto a discapito di alcune categorie (quelle che non votano per noi). I partiti hanno l'occasione, l'ultima, per dimostrare di poter contribuire alla creazione di un nuovo sistema politico, rappresentandone un punto di forza e non di debolezza. Anche se un Grillo qualunque oggi cerca di convincerci del contrario”.

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