Politica

"Perrone, Lecce sommersa dai rifiuti anche a Pasqua?"

Antonio Rotundo ritorna sul degrado ambientale. "La decisione del Consiglio di Stato sul bando di gara non cambia certo la condizione di emergenza". E ritorna a proporre la raccolta porta a porta

Un'immagine eloquente di qualche settimana fa: sacchetti della spazzatura anche sotto Santa Croce.

"Il fatto che il Consiglio di Stato abbia dichiarato, ribaltando la decisione del Tar, regolare il bando di gara non cambia in nessun modo la condizione di vera e propria emergenza ambientale in cui la città versa da ormai troppo tempo. Davanti a questa grave situazione che si aggrava sempre di più e che vede Lecce trasformarsi in una pattumiera con le periferie trasformate in luoghi di abbandono abusivo di rifiuti di ogni tipo, il sindaco non può continuare a rimanere inerte". Antonio Rotundo, a nome dell'Unione, chiede una sterzata netta, un cambio di marcia per evitare che Lecce si ritrovi sempre più sommersa dai rifiuti.

"Aspetta di vedere Lecce invasa dai rifiuti durante il periodo pasquale?", si chiede Rotundo, riferendosi sempre a Paolo Perrone. E poi aggiunge: "Si abbia l'onestà intellettuale di dire con chiarezza alla città che l'attuale appalto dei rifiuti urbani, presentato come innovativo e di respiro europeo dall'onorevole Adriana Poli, si è trasformato in un colossale fallimento che ha catapultato la città in uno stato di emergenza che non ha precedenti ed i cui costi saranno pagati dalla città in termini di immagine e dai cittadini con bollette più salate. Il contenzioso è ormai aperto da troppo tempo: le imprese appaltatrici hanno denunciato l'inapplicabilità del progetto a causa dell'insufficienza del personale previsto dell'Ato e della non remuneratività dell'appalto rispetto ai reali costi sostenuti".

"A fronte di ciò - aggiunge Rotundo - il Comune di Lecce si è trovato ad affrontare la richiesta di 8 milioni di euro annui aggiuntivi, riconoscendo alle imprese le difficoltà gestionali e finanziarie denunciate con un ristoro di 2 milioni e 200mila euro l'anno ad integrazione del canone appaltato. Importo quest' ultimo rifiutato dalle imprese perché ritenuto insufficiente a coprire i costi reali. A questo punto la soluzione che va perseguita nell'interesse della città è quella di rescindere il contratto d'appalto e procedere ad una nuova soluzione che dovrà superare l'attuale sistema di raccolta dimostratosi del tutto inadeguato alla nostra città e nato già in partenza con principi obsoleti".

"Ribadiamo la nostra proposta di un sistema di raccolta porta a porta spinto - prosegue Rotundo -, quale unico modello in grado di ridurre la produzione dei rifiuti e di incrementare la raccolta differenziata, che dobbiamo portare al 40 per cento entro i prossimi 2 anni. Il cambiamento, inoltre, dovrà interessare anche le dimensioni territoriali di organizzazione del servizio, che dovrà riferirsi alla sola città e non più a tutti i comuni dell'Ato Le1. Lecce - conclude - ha, infatti, le proprie specifiche peculiarità (città d'arte, turistica ed universitaria) che non potranno mai essere condivise con i comuni viciniori".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Perrone, Lecce sommersa dai rifiuti anche a Pasqua?"

LeccePrima è in caricamento