Domenica, 1 Agosto 2021
Politica

Aumento dell’Imu, il sindaco alza le mani: “Non abbiamo alternative”

Paolo Perrone e l'assessore al Bilancio, Attilio Monosi, hanno illustrato la necessità di rimettere mano alla tassa sugli immobili. Mancherebbero due milioni dal Fondo di perequazione del governo e altrettanti per il condono Tarsu

Paolo Perrone.

 

LECCE – “Non potevamo fare altrimenti”. Grosso modo è questo il senso della conferenza stampa convocata dal sindaco di Lecce, Paolo Perrone, e dall’assessore al Bilancio, Attilio Monosi. L’incontro con i cronisti si è reso necessario per spiegare il ritocco in aumento – per ora solo annunciato, ma a quanto pare inevitabile - delle aliquote Imu, a meno di due mesi dalla delibera che fissava al 3 per mille quella per la prima casa, al 10 quella ordinaria.

Saranno prima la commissione Bilancio e poi il consiglio comunale del 29, probabilmente a colpi di maggioranza, a dare il via libera al ritorno al 4 per mille per l’abitazione principale e al 10.6 per la seconda e gli altri immobili. Il conguaglio di dicembre sarà dunque più oneroso per i proprietari di case e locali di vario tipo.

Intanto, oggi, sono state rese note le motivazioni: secondo gli amministratori la rimodulazione del Fondo di riequilibrio, stabilita dal governo negli ultimi giorni, penalizzerebbe ulteriormente la città di Lecce contro la quale ci sarebbe una sorta di accanimento a beneficio di città più “pesanti” come l’Aquila, Catania, Roma, Napoli, Reggio Calabria che invece dovrebbero ricevere qualche milione in più di quanto previsto. I numeri sono contenuti in una tabella elaborata dagli uffici dell'Associazione nazionale dei Comuni italiani che però non è stata resa nota perché non ancora ufficiale.

Non si dimentichi che già due settimane addietro il primo cittadino ha “sfidato” i funzionari di Roma con un ricorso affidato a Gianluigi Pellegrino: ecco, rispetto all’oggetto del contendere di allora, la situazione si sarebbe ulteriormente aggravata perché rispetto all’Ici 2010 – presa come unità di misura – verrebbero a mancare due milioni su 21. A questi se ne aggiungerebbero altrettanti per il condono Tarsu ideato dal governo cittadino, la cui legittimità è stata messa in dubbio dalla minoranza e si è ora in attesa del parere del ministro cui il Comune di Lecce ha rimandato la questione.

Come se non bastasse, la cessione della marina di Casalabate comporterebbe un minor gettito per oltre mezzo milione di euro sulla rata di dicembre. Quattro milioni e mezzo, insomma, che vanno recuperati da qualche parte e iscritti a bilancio prima del 31 ottobre per non superare il limite del Patto di stabilità. Ma, secondo Carlo Salvemini, consigliere di Lecce Bene Comune, le brutte notizie, per i leccesi non sono ancora finite. 

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