Perrone replica: "Non c'è accordo sulle cifre, ma il Comune manterrà gli impegni"

Il primo cittadino non ci sta e sulla questione del manto erboso risponde a Tesoro che farà il possibile per evitare "speculazioni a danno dei contribuenti". La partita si gioca su una lettera inviata dall'Us Lecce il 21 marzo scorso in cui si ammettono preesistenti sul terreno di gioco

Lecce - Non ci sta il sindaco Paolo Perrone a quella che chiama, senza mezzi termini, “la sceneggiata napoletana” del presidente Savino Tesoro. E mette subito in chiaro che mentre il presidente dell’Us Lecce sta affrontando con certo impeto la diatriba sul manto erboso perché sono i suoi soldi a essere in gioco, l’amministrazione comunale ci mette quelli dei contribuenti. “Ecco perché ho il dovere di ristabilire la verità dei fatti e non di piegarmi a queste illazioni del proprietario del Lecce Calcio.”

Così, durante la conferenza convocata a Palazzo Carafa nel pomeriggio, presenti Gaetano Messuti, Rino Martini, Massimo Alfarano, Gigi Coclite e Alessandro Delli Noci, risposta in differita a quella di stamani di Tesoro, il primo cittadino risponde al serrato testa a testa mettendo sul tavolo il suo asso nella manica: una lettera inviata dalla Società giallorossa al Comune e per conoscenza al dirigente del settore Beni culturali-spettacolo-turismo-sport, et cetera, Nicola Massimo Elia, datata 21 marzo 2014 e a firma di Savino Tesoro. Nella missiva, insieme al diniego per l’utilizzazione dello stadio per l’evento/concerto dei Negramaro, Graziano Torsello della Techno media green di Casarano, società manutentrice dell’impianto di gioco – cioè del manto e di tutto ciò che concerne il suo buono stato – elenca tutta la serie d’interventi che la stessa Green, ergo l’Us Lecce, avrebbe dovuto effettuare proprio nel periodo indicato dal Comune di Lecce per l’evento canoro “in virtù di una precaria situazione del manto erboso in oggetto causata dal concerto di Jovanotti del 2011”. 

“E si badi bene che si sta parlando di un concerto di tre anni addietro!” ha rimarcato Perrone che aggiunge subito appresso: “Interventi che per stessa ammissione di Torsello non sono mai stati effettuati prima in maniera radicale […] per il ripristino affinché non si verifichino in seguito tutte le problematiche riscontrate in questi due anni dalla Ns. manutenzione ordinaria.”

Interventi che avrebbero comportato la movimentazione del terreno sottostante con mezzi idonei senza intaccare lo strato finale, una semina vegetale per una superficie del 40/50% del totale per uniformare il manto, irrigazione e concimazione al bisogno e successivo “top dressing con sabbia silicea lavata ed essiccata”.

Nella lettera si specifica anche che dopo tali operazioni il terreno di gioco necessita di un fermo di circa 50 giorni per non vanificare l’intervento stesso su un campo che, frattanto, ha subito l’invecchiamento ulteriore di un anno.

A questo punto però le cose si complicano non poco. Se da un lato l’Us Lecce ammette, in maniera indiretta, che il campo era compromesso già da tre anni e necessitava di un intervento radicale che, in ogni caso sarebbe stato nelle more della stessa Green per conto della proprietà Tesoro, dall’altro si fa menzione all’eventualità che “stante il citato diniego, e solo onde venire incontro ai desiderata di codesto Ente, si segnala che l’utilizzo dello stadio potrà essere concesso a condizione, da considerarsi imprescindibile ed essenziale, che venga versata a favore dell’Us Lecce da parte della Gadeep srl di Copertino, organizzatrice dell’evento (o anche da codesto Ente quale fideiussore) una cauzione a garanzia degli eventuali danni causati alla struttura e in p articlare al manto erboso, dalla realizzazione dell’evento in questione, cauzione quantificata in 150mila euro. 

E questo è un altro punto nodale della questione. La cifra menzionata da Torsello, infatti, non è quella relativa, come asseriscono da Comune, all’eventuale costo delle operazioni di ripristino del manto erboso che la Società avrebbe in ogni caso dovuto afrontare di suo, bensì una cauzione a garanzia dei danni possibili. 

Ma Perrone su questo si è limitato a rispondere che all’amministrazione basta, e avanza, l’ammissione della Società che il campo era praticamente disastrato e andava fatto un intervento radicale.

“Perché, allora, qest’intervento lo dovrebbe pagare il Comune di Lecce? – si domanda il primo cittadino il quale, tuttavia, glissa sul fatto che non sia stato messo tutto nero su bianco, e alla domanda sul perché sia stata imboccata questa strada risponde che “era sufficiente un accordo tra galantuomini”. Accordo che, al contrario delle aspettative, non è andato a buon fine e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. 

Quando poi si parla del motivo per cui, di fronte alle insistenze di Savino Tesoro di incontrarsi pubblicamente per dirimere il contenzioso, Perrone abbia declinato l’invito per convocare successivamente una conferenza a palazzo scende ancora sul personale: “Noi stiamo cercando di evitare un’iniziativa speculativa da parte del presidente. Il campo necessitava di un intervento, al di là delle foto mostrate da Tesoro alla stampa e che non dimostrano alcunché (pur essendo evidenti, nelle immagini prodotte da Tesoro, le pubblicità del campionato di Unipol e Snai sulle plance a bordo campo, ndr.).

Dunque l’intervento della Live Nation, la società organizzatrice, avrebbe dovuto riguardare la parte eccedente dei lavori di ripristino del manto. E il Comune, diligentemente, proprio per evitare queste problematiche ha effettuato una perizia per il tramite del dottor Fabio Lettere che ha calcolato il costo dell’intervento complessivo di risemina, che il Lecce Calcio doveva fare comunque, rispetto all’importo dell’eventuale danno cagionato dall’evento. 

Sì, ma non era stato detto poco sopra che il costo dell’intervento non era stato mai menzionato, mentre era stata menzionata un’eventuale copertura a garanzia di 150mila euro? Perché, anche di fronte all’obbligo di accendere una polizza fideiussoria non si è fatto nulla per garantire entrambe le parti e si è tutto risolto con una stretta di mano tra “galantuomini”? E come si è passati da 150mila euro a 35mila?

Di questi ultimi, poi, Perrone ha dichiarato di averne versato 20mila alla Società, anche se prima dei tempi per “buona volontà”, in attesa di ricevere un elenco dettagliato delle spese sostenute dalla Green per le opere di ripristino. Elenco che questa mattina, in effetti, non è stato illustrato sempre per via di quel presunto accordo che, dinanzi a testimoni di ambo le parti, sarebbe stato raggiunto per una cifra di 35mila euro. Ma Angelica De Mitri, vice delegata per la sicurezza dello stadio, sempre durante la conferenza della società giallorossa, ne ha prodotto un altro che contempla danni per 9450 euro più iva. Danari che si aggiungono, secondo Savino Tesoro, ai 35 già citati e che contemplano danni all’impianto di gioco (3000 euro), agli impianti igienico sanitari e idrici (3100 euro), al servizio di pulizie (2500 euro) e quelli all’impianto elettrico (940 euro). Senza contare la bolletta per l’energia elettrica che non è stata ancora conteggiata ma che, verosimilmente, stando alle fatturazioni precedenti delle partite in notturna, sarà di circa 3000 euro. 

E fanno 12,450 euro.

Il sindaco, sventolando la lettera di Tesoro e della Green tra le mani, sostiene che con quelle ammissioni “si capisce chi dice la verità e chi no”. 

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Ma a noi pare che le cose siano ancora poco chiare e, conti alla mano, non ci resta che attendere che la palla passi dall’altra parte con la speranza che tali polemiche non segnino davvero l’avvio della prossima stagione sportiva e che “la differenza di stile” tra il presidente del Lecce e il primo cittadino” si giochi sul campo della sobrietà e del rispetto per i tifosi e per la cittadinanza che, volente e spesso nolente, resta a guardare interdetta.

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