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Aumento delle rendite catastali, il sindaco Perrone cede: “Ricorso al Tar”

L'Ufficio legale di Palazzo Carafa è al lavoro per opporsi all'Agenzia del territorio, che il 29novembre ha comunicato di non poter sospendere gli effetti del riclassamento degli immobili. La minoranza era in pressing da settimane

Il sindaco Paolo Perrone durante la conferenza.

LECCE – Il Comune di Lecce ricorre al Tar contro il diniego opposto dall’Agenzia del territorio alla richiesta del Consiglio di sospendere gli effetti della revisione delle rendite catastali per il 2013. Lo ha detto il sindaco, Paolo Perrone, vanificando così la convocazione imminente dell’assise cittadina richiesta dalla minoranza entro un termine utile – cioè la fine del mese - per rivolgersi alla giustizia amministrativa. Anzi, il primo cittadino, ha voluto stigmatizzare il comportamento dei suoi avversari, sempre “senza argomentazioni” e pronti a “strumentalizzare ogni occasione”.

Ma Carlo Salvemini, Antonio Rotundo e Luigi Melica, questa volta, non se la prenderanno, di sicuro non quanto se la sono presa per essere stati informati con cinque settimane di ritardo che quell’ordine del giorno votato all’unanimità da maggioranza e opposizione era stato ufficialmente respinto dall’agenzia. E con due consigli comunali nel mezzo (monotematico su laboratorio per la famiglia e monotematico su emissioni inquinanti e tumori), durante i quali il governo avrebbe dovuto informare i consiglieri comunali dello stato dell’arte.

L’amministrazione, dunque, dopo “le opportune verifiche”, si è convinta che la convergenza tra aumento delle aliquote imu (dal 3 al 4 per mille per la prima casa e dal 10 al 10.6 per la seconda e per altri immobili) e revisione al rialzo del valore catastatale avrebbe determinato, come denunciato dall’opposizione, un aggravio fiscale inopportuno in questa fase di congiuntura economica ancora assai difficile e di campagna elettorale permanente (elezioni politiche più quelle regionali).

Ma il governo cittadino, questo Perrone lo ha voluto rimarcare, resta assolutamente convinto della bontà dell’affidamento, nel 2010, del riclassamento all’Agenzia del territorio, perché nel corso di venti anni, si era creata in molte zone della città una sperequazione tra rendita catastale e valore di mercato oltre il sopportabile. Una misura di equità fiscale, insomma.

Gli esempi concreti sono stati portati dall’assessore ai Tributi, Attilio Monosi, che ha citato alcuni suoi stretti familiari: un’abitazione in zona Piazza dei Partigiani che vale sul mercato almeno 220mila euro, al catasto è registrata per poco più di 63mila, una villa in via Rapolla (con piscina) è quotata a dir poco 320mila euro ma è accatastata per 85. Molto più del differenziale che autorizza la procedura di riclassamento che, comunque, lascia le rendite di Lecce le più basse della regione.

Il ragionamento politico resta quindi valido per la giunta, ma premesso che la scelta delle zone 1 e 2 “è stata fatta dall’Agenzia e non dall’amministrazione”,  le conseguenze pratiche del combinato disposto di Imu più riclassamento non posso però essere sommate. Di più: se il Tar non dovesse accogliere il ricorso che l’Ufficio legale di Palazzo Carafa sta predisponendo, per “neutralizzare” gli effetti dell’aumento delle rendite, ci sarà un ritocco al ribasso delle aliquote dell’Imu. Parola di sindaco. 

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