Sabato, 13 Luglio 2024
Una riflessione

Il peso di chi non vota in una città divisa in tre: la democrazia di “minoranza”

In tutti i sistemi rappresentativi, di elezione in elezione, l’astensionismo avanza e la realtà di Lecce non fa eccezione: si amplia, un pezzo alla volta, il divario tra la politica, tutta, e la comunità

LECCE – Al primo turno delle amministrative, come noto, Adriana Poli Bortone ha ottenuto 26.053 preferenze (pari 49,95 percento dei voti validi ai candidati sindaci) Carlo Salvemini 24.373 (46,73 percento), il resto agli altri due candidati, Alberto Siculella (1,71 percento) e Agostino Ciucci (1,60 percento). In circa 24mila e 500 hanno disertato i seggi (31,6 percento).

I numeri sono importanti, sono quasi tutto in democrazia come nei conti delle famiglie. Messa in secondo piano la prospettiva di una parte contro l’altra e assumendone una più “panoramica”, viene in evidenza una cosa molto semplice: un terzo degli aventi diritto (33,3 percento) ha votato per la candidata del Centrodestra, poco meno per il candidato del Centrosinistra e una percentuale molto simile si è astenuta. Esiste, cioè una tripartizione quasi chirurgica.

I meccanismi della democrazia rappresentativa consegneranno il premio di maggioranza e quindi la governabilità piena a chi avrà anche solo un voto in più dell’avversario, ma è chiaro che chi dei due contendenti dovesse prevalere, sarà espressione comunque di una minoranza e questo sarà ancora più vero perché l’affluenza al ballottaggio sarà più bassa del 68,4 percento del primo turno (di quanto, si vedrà). Ci vorranno, quindi, meno voti per superare la soglia del 50 percento dei voti: la matematica non ammette alternative, gli astensionisti saranno più numerosi di coloro che sceglieranno il nuovo governo cittadino.

La questione dell’astensionismo non è un prodotto tipico leccese, riguarda praticamente tutte le vere democrazie (una testa, un voto), ha caratteristiche praticamente strutturali e prescinde quasi sempre anche dalla qualità delle proposte in campo. Basti pensare che, per la prima volta da quando si vota per il Parlamento Europeo, l’affluenza in Italia è stata inferiore al 50 percento: su questa scala il dato è macroscopico, ma per ogni livello di elezione, di anno in anno, il tasso di disaffezione aumenta.

Qual è il limite tra un calo fisiologico e un problema patologico? Difficile dire con esattezza quale sia la soglia psicologica – ammesso che esista - per poter dire che una democrazia gode, tutto sommato, di buona salute. Il punto sostanziale è che la politica, tutta, riesce a comunicare con un numero di persone sempre minore, a convincerle che vale la pena sostenere una parte, una causa, una visione del mondo e dei rapporti sociali.

Ecco perché, chiuso il sipario della campagna elettorale con i suoi toni a dir poco scoppiettanti e ufficializzato il risultato che verrà fuori dal ballottaggio, anche a Lecce bisognerà fare i conti con questi numeri e queste tendenze e capire dove ritrovare le ragioni dello stare assieme. Una città divisa, incapace di riconoscersi nella differenze, è destinata a perdere terreno rispetto allo scorrere del tempo: la buona politica deve ambire a ricucire questo strappo.

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