Lunedì, 27 Settembre 2021
Politica

Pet-tc di Cavallino: per i legali la soluzione è vicina

Le diagnosi tumorali del Centro medico Calabrese potrebbero riprendere presto, secondo gli avvocati che in mattinata hanno ripercorso le tappe della vicenda burocratica. In attesa dell'incontro

LECCE - Un centinaio di malati oncologici della provincia di Lecce hanno dovuto lasciare il proprio numero di telefono al dottor Giuseppe Calabrese Calabrese nella speranza di essere richiamati per un'analisi medica, quando la situazione si sarà sbloccata.

Stessa sorte è toccata agli otto dipendenti dell'omonimo centro di medicina nucleare di Cavallino, da gennaio in cassa integrazione: è questa la dolorosa coda della nota vicenda della Pet Tac di proprietà dello stesso centro, che non può più funzionare.

Da fine anno è tutto fermo: le liste d'attesa sono state bloccate e il dottor Calabrese, che da luglio 2010 ha pagato più di mille prestazioni salvavita, in attesa del rimborso della Asl di Lecce, ha esaurito le risorse. Ora le speranze dei pazienti salentini sono riposte nel prossimo incontro di Bari fissato per il 18 marzo: data ultima per risolvere il contenzioso che trascina da mesi tra i legali di Calabrese, titolare del centro, e la Regione Puglia colpevole, a loro dire, di troppi silenzi.

Così, carte alla mano, gli avvocati Gianluigi Pellegrino, Luigi Mariano e Fabio Paternelli in mattinata hanno ripercorso le tappe di questa grottesca vicenda burocratica che,ricorsi a parte, lascia un'unica certezza: è contro il buon senso che l'unica Pet Tc disponibile nell'intero Salento, non possa funzionare.

E questo perché l'Asl di Lecce, che pure si è avvalsa per molto tempo di questa struttura privata inviandoci i propri pazienti ricoverati negli ospedali, ha deciso che il budget destinato al centro dovesse essere impiegato solo per le analisi di medicina nucleare. Zero sono i soldi stanziati per la Pet-Tc.

"Tutto ciò è contrario a una politica di buona sanità, innanzitutto perché i costi dei cosidetti viaggi della speranza verso strutture fuori regione, rimangono comunque a carico della Puglia - spiega l'avvocato Pellegrino - e poi perché la Pet-Tc non è un macchinario che si presta a sprechi. Viene utilizzato solo in caso di effettiva necessità: nessuno si sottoporrebbe a un tale bombardamento di radiazioni senza motivo".

Quei due milioni e passa di euro che l'Asl di Lecce ha speso l'anno scorso per sostenere le spese delle trasferte, secondo i legali, potevano essere destinati al centro Calabrese con due vantaggi: prestazioni in loco e un tariffario più basso per le diagnosi tumorali, così come garantito dallo stesso responsabile del centro.

Il contenzioso con la Regione e con il suo assessore alla Sanità, Tommaso Fiore, ha origine nei cinque ricorsi presentati al Tar e al Consiglio di Stato dai legali del centro. Calabrese riuscì a spuntare, dal prefetto di Bari, l'accreditamento come struttura privata convenzionata per le prestazioni di Pet-Tc in provincia di Lecce, al posto della clinica "Città di Lecce".

Dopodiché, nonostante il rimbalzo di responsabilità tra comune di Cavallino e Regione su chi dovesse rilasciare le autorizzazioni, la struttura si è messa in regola, iniziando a funzionare normalmente.


La Regione, secondo lo stesso Giuseppe Calabrese, potrebbe sbloccare facilmente la questione, certificando formalmente tutti gli accreditamenti: basterebbe così poco, eppure l'incontro risolutore, prima di una nuova udienza del Tar, è stato più volte rimandato fino al 18 marzo. Ultima data, almeno si spera.

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