Mercoledì, 4 Agosto 2021
Politica

"Fuori uso" un terzo del litorale leccese. Il mare divora inesorabile anche la spiaggia

Illustrata la situazione attuale delle marine del capoluogo. Almeno per i prossimi tre anni potranno accogliere nuovi stabilimenti solo 2,5 chilometri di arenile ma resta il nodo dei lidi che già sorgono su lotti soggetti ad erosione

LECCE – Un terzo circa della fascia costiera del territorio del Comune di Lecce è preda del fenomeno dell’erosione secondo il massimo livello di criticità: su tale porzione viene automaticamente meno la possibilità di concessione per almeno i prossimi tre anni. Una fotografia implacabile, quella scattata dalla Regione Puglia in aggiornamento a dati vecchi di un decennio, e consegnata nelle mani dei tecnici comunali che stanno preparando il Piano delle coste.

Presso gli uffici dell’assessorato all’Urbanistica è stata illustrata questa mattina la situazione attuale nelle marine leccesi (San Cataldo, Frigole, Torre Chianca e Torre Rinalda), frutto di un lavoro di ricognizione che ha coinvolto in primis l’ingegner Luciano Ostuni e l’architetto Davide Rizzo. Ora viene la fase della progettazione vera e propria del Piano delle coste che, una volta approvato dalla Regione Puglia, darà alle amministrazioni il potere firmare le concessioni demaniali. Questo secondo passaggio, ha precisato il dirigente di settore, Gino Maniglio, dovrà necessariamente tener conto degli strumenti urbanistici sovraordinati e vigenti come il Piano urbanistico territoriale tematico, il Piano paesaggistico territoriale regionale e integrarsi con il redigendo Piano urbanistico generale della città di Lecce.

Persa la competenza su Casalabate – passata sotto la gestione di Squinzano e Trepuzzi – ed esclusa la zona militare di Torre Veneri, Lecce ha una linea di costa di 18 chilometri e mezzo circa. Poco meno di 6 risultano classificati con il parametro C1S1 (costa ad elevata criticità, costa ad elevata sensibilità ambientale), e, per questo, resta la fruibilità  per circa 13 chilometri e mezzo. Di questi il 40 per cento può essere riservato a stabilimenti balneari, mentre il 60 a spiaggia libera o al massimo con servizi.

Considerato poi che sono già oggetto di concessione poco meno di 4 chilometri allora sono “aggredibili” ancora 2 chilometri e mezzo mentre un altro potrebbe essere recuperato con interventi tempestivi e soprattutto efficaci. Resta d'altra parte - e su questo la Regione è stata chiara - il nodo dei lidi che già sorgono su tratti interessati dall'erosione e per i quali è previsto il trasferimento in altri tratti di litorale, individuati dall'amministrazione, entro il termine di scadenza della concessione.

L’assessore all’Urbanistica, Severo Martini, ha dichiarato che l’ipotesi migliore per il prossimo futuro sarebbe quella di garantire comunque l’alternanza tra stabilimenti e spiagge libere. Ma dettagli più precisi si avranno nei prossimi mesi, quando il Piano comunale delle coste diventerà realtà.

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