Giovedì, 17 Giugno 2021
Politica

Piano di riordino, nessuna chiusura ma nuova organizzazione territoriale

Il presidente della Regione e il direttore del Dipartimento Salute hanno illustrato il provvedimento. Nel Salento, oltre al "Fazzi", due strutture di primo livello e tre di base

BARI – Stretta finale sul piano regionale di riordino ospedaliero. In provincia di Lecce restano attivi i sei ospedali attuali: tre di base, due di primo livello, uno di secondo e cioè il “Vito Fazzi” del capoluogo. Quella leccese sarà l’unica provincia a non subire chiusure: dei 40 ospedali pugliesi, dovrebbero essere nove a chiudere i battenti.

La conferma è arrivata dal presidente Michele Emiliano che, insieme al direttore del Dipartimento Salute, Giovanni Gorgoni, è intervenuto in audizione presso la terza commissione regionale. Il 27 febbraio ci sarà l’illustrazione del provvedimento ai sindaci, ai consiglieri e ai sindacati ed entro i successivi due giorni la delibera deve essere approvata.

Il governatore ha spiegato che si farà carico delle scelte, inevitabilmente dolorose, ma che il margine di agibilità politica, alla luce del disposto combinato della Legge di stabilità e del decreto ministeriale 70  del 2015, è prossimo allo zero: “Ci sono delle nuove norme imposte dal governo: gli ospedali che non riescono ad avere un’entrata superiore al costo di gestione della struttura e che hanno determinati parametri, rischiano di andare in piano di rientro. È evidente che noi dobbiamo riorganizzare il lavoro e rendere gli ospedali più efficienti. Ci sono altre norme - sempre imposte dal governo - che dicono che noi non possiamo spendere per il personale più di quanto abbiamo fatto nel 2004. Significa che non possiamo assumere persone se non con una deroga, e comunque con il contagocce, e anche per questo dobbiamo accorpare il personale nei luoghi strategici per non tenerlo disperso in strutture improduttive o meno produttive”.

In provincia di Lecce la partita si gioca per la qualifica di ospedale di primo livello. Gallipoli e Scorrano sembrano i principali indiziati, ma non vi è ancora l’ufficialità: dato anche il miglior posizionamento rispetto alla viabilità avranno un Dipartimento di Emergenza e una capienza di 220-240 posti letto. Copertino, Galatina e Casarano, invece, ne avranno tra 72 e 80.

Giovanni Gorgoni ha esortato i commissari regionali a vedere il bicchiere mezzo pieno: “Non dobbiamo perdere l’occasione di fare della norma una risorsa e non un obbligo. Infine vorrei chiarire una cosa: dietro al termine riordino si pensa sempre a tagli e depressioni. Invece va chiarito che quello del riordino è un percorso nazionale, e non regionale, è un percorso complesso di adeguamento a degli standard che riguarda tutti gli ospedali italiani, standard omogenei di assistenza, qualità, efficacia, efficienza”.

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